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Non solo la Breccia di Porta Pia
Il bolognese Leopoldo Serra viene ricordato per essere stato il primo ufficiale italiano a entrare in Roma durante la presa della città avvenuta il 20 settembre 1870. In realtà a quell’epoca Serra vantava già una brillante carriera e azioni valorose per le quali era stato insignito di decorazioni e onorificenze. Fu un illustre protagonista del Risorgimento, un uomo coraggioso e intraprendente, che si distinse altresì per semplicità, rettitudine e modestia.
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Quando ci si immagina un ballo ottocentesco non si può fare a meno di pensare al Carnet de bal, un accessorio fondamentale per ogni dama o damigella, fido alleato per rammentare le danze previste e ancor più per annotarvi il nome dei cavalieri con cui si intendeva danzarle.

Ma come nasce questo oggettino, apparentemente lezioso, che ha fatto battere tanti cuori?
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Pensieri liberi di una docente e dei suoi allievi
Un giorno entrò in classe la prof. e ci disse: “Ragazzi, attenti, vi devo parlare di una cosa strana, ma bellissima!!”
Ci guardammo intorno un po' incuriositi, in silenzio, con gli occhi spalancati e pendevamo dalle labbra della nostra prof. in attesa di questa notizia.
“Ragazzi, ho parlato con la Preside - cominciò la prof. - e abbiamo deciso di farvi partecipare ad un progetto completamente diverso da quelli a cui avete già partecipato. Sarete protagonisti di una rievocazione storica!”
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Stava in castello la bella fanciulla,
Pure una notte fu portata via…
Della meschina sapete voi nulla?

Stava a Pianoro un’altra compagnia,
Che se ne andò con la fanciulla ai monti,
Neppur quaggiù sappiamo che ne sia.
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A perentoria richiesta e desiderio di una larga maggioranza di questi Stati Uniti, io, Joshua Norton, un tempo cittadino di Algoa Bay, Capo di Buona Speranza, e oggi e per gli ultimi scorsi 9 anni e 10 mesi cittadino di San Francisco, California, dichiaro e proclamo me stesso Imperatore di questi Stati Uniti; e in virtù dell’autorità in tal modo acquisita, con la presente ordino ai rappresentati dei diversi Stati dell’Unione di riunirsi in assemblea presso il Music Hall di questa città, in data primo Febbraio prossimo venturo, e lì procedere alla modifica delle leggi esistenti dell’Unione al fine di correggere i mali sotto i quali questa nazione si trova ad operare, e in tal modo ripristinare la fiducia, sia in patria che all’estero, nell’esistenza della nostra stabilità e integrità. Norton I, imperatore degli Stati Uniti.
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Per il valore che assunse a livello nazionale e internazionale, la Spedizione dei Mille può considerarsi la maggiore delle imprese garibaldine. Essa ebbe un ruolo determinante nel processo che ha portato all’unificazione del nostro Paese.

La Spedizione intendeva liberare la Sicilia, l’intero Regno di Napoli e chiamare alle armi siciliani, calabresi e tutte le popolazioni del Mezzogiorno; voleva liberare Roma, l’Umbria, le Marche e aspirava a muovere, di concerto con l’esercito Sabaudo, alla liberazione di Venezia, di Trento e di Trieste, compiendo così l’Unità d’Italia.
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Nel mese di aprile del 1860 Bologna era in fermento per un faustissimo evento: la visita del Re, Vittorio Emanuele II. Per comprendere appieno l’eccitazione del popolo bolognese bisogna ricordare che non era trascorso nemmeno un anno da quel memorabile 12 giugno in cui la città aveva festeggiato la fine dell’occupazione austriaca e del governo pontificio, libera di intraprendere il proprio cammino verso l’unificazione dell’Italia.
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L'abito popolare a metà dell'800
Grazie alla diffusione dei giornali di moda è più facile trovare descrizioni della foggia degli abiti indossati dalla nobiltà o borghesia benestante, più difficile è invece risalire all’abbigliamento del resto della popolazione. Infatti era notevole la differenza fra le classi più agiate e quelle più popolari; le prime potevano abbigliarsi alla moda ed acquistare tessuti pregiati e di importazione, le seconde si rivolgevano ad un mercato di produzione locale come lino, canapa (coltura particolarmente presente nel bolognese) o lana, arrivando per le classi più povere ad una produzione interamente domestica tramite la filatura, tessitura, tintura e confezione.
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Nel Castello di Nymphenburg a Monaco di Baviera, tra i quadri appartenenti alla Galleria delle Bellezze, la collezione di ritratti delle più belle donne del tempo voluta da Re Ludwig I, c’è quello raffigurante una giovane donna inglese, realizzato nel 1831 dal pittore di corte Joseph Karl Stieler. Veste un elegante abito di raso nero decorato da un cordoncino oro. Ha lo sguardo rivolto all’insù, un po’ perso nel vuoto. I lunghi boccoli che le ricadono sulle tempie mettono in risalto il diadema che le orna la fronte.
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Nel corso dei secoli le danze hanno seguito le mode e le tradizioni della società lasciando via via il posto ai nuovi balli accompagnati da nuovi ritmi e nuove melodie. Pensiamo alle carole medievali che hanno lasciato il posto alle Bassedanze e ai Balli rinascimentali, che a loro volta hanno lasciato il posto ai minuetti settecenteschi, che hanno ceduto il posto alle Quadriglie ottocentesche. Ma esiste una danza che, dopo due secoli di appassionante storia, non ha ancora trovato il suo declino, il Valzer.
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