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Hurricane Jessie

Jessie White: una gentildonna in camicia rossa

di Andrea Olmo

Jessie White Mario, nota anche come Hurricane Jessie, o Miss Uragano, è stata uno dei personaggi chiave del Risorgimento italiano. Amica di Mazzini, garibaldina, collaboratrice di Carducci, giornalista, scrittrice e quant’altro, questa gentildonna inglese dedicò l’intera sua vita all’Italia, e alla causa della sua Unità.
Jessie nacque il 9 maggio del 1832, a Forton Inlet, un piccolo villaggio vicino Portsmouth, da Thomas White, discendente di un’importante famiglia di armatori e costruttori di navi dell’isola di Wight, e da Jane Teage Meriton, originaria del Sud degli Stati Uniti, e nipote di Thomas Leader Harmon, noto per essere stato uno dei primi latifondisti americani a dare la libertà ai suoi schiavi.
Jane Meriton morì quando la figlia aveva appena due anni, e il padre si risposò poco tempo dopo. Thomas White era uomo molto religioso, un rigido non-conformant presbiteriano, che impartì ai figli una severissima educazione religiosa Jessie però, bambina di spirito indipendente, si ribellò ben presto alle costrizioni paterne, diventando, come lei stessa si definì, una ragazzaccia poco femminile.
Dopo aver frequentato la scuola di Buckingham House a Portsmouth, studiò Teologia con il pastore John Daniel Morell, iscrivendosi, a soli 17 anni, alla Scuola di Teoria Sociale di George Dawson a Birmingham dove iniziò, tra l’altro, a scrivere i suoi primi articoli per il giornalino della scuola, l’Eliza Cook’s Journal.
Dal 1852 al 1854 fu lettrice di Filosofia alla Sorbona, avendo come docente Hughes Lamennais.
Fu proprio durante il suo soggiorno a Parigi che Miss White ebbe modo di stringere amicizia con Emma Roberts, allora amante di Garibaldi; e così, quando nel settembre del 1854 la Roberts partì alla volta dell’Italia per recarsi dall’Eroe dei Due Mondi, chiese a Jessie di accompagnarla.07_jessie01
Per la giovane inglese fu la svolta della vita!
Jessie White rimase folgorata dal fascino di Garibaldi che lei stessa definì …un semplice cortese gentiluomo, di poche parole, restio dall’andare in società, e decise di dedicare il resto della sua esistenza alla causa della Libertà d’Italia.
Nel 1855 rientrò a Londra dove iniziò, prima donna in Gran Bretagna, a frequentare una Scuola di Medicina senza, peraltro, completare il corso di studi.
Sempre a Londra si iscrisse alla Società Ashurts e al Circolo Amici dell’Italia, due società sostenitrici della causa italiana, venendo ben presto a contatto con Mazzini, allora in esilio nella capitale britannica. Il genovese la volle come collaboratrice e Jessie si impegnò in una intensa campagna di conferenze, articoli di giornale, raccolte di fondi, volta a sostenere i patrioti italiani.

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Aprile-Settembre 2007 (Numero 7)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • Anita, un destino fatto di coraggio
    di Alessia Branchi
  • Hurricane Jessie 
    di Andrea Olmo
  • Passaggio a Tunisi
    di Marinette Pendola
  • Gli eroi son tutti giovani e belli
    di Pierpaolo Franzoni
  • Il Giardino delle Vanità
    di Samuele Graziani
  • La polemica sulla morte di Anita
    di Bruna Bertini
  • Garibaldi, Cesenatico, i bragozzi e la tartana
    di Augusto Battaglini
  • Così lontani, così vicini. Due miti a confronto 
    di Samuele Graziani
  • L'ultima battaglia di Garibaldi negli appunti del genovese Luigi Canessa
    di Agostino Pendola
  • L'ultima battaglia
    di Andrea Olmo
  • Giuseppe Garibaldi
    di Andrea Trentini
  • La mia bisnonna ha conosciuto Garibaldi
    di Umile Granasezia
  • Garibaldini fra guerre e cibo 
    di Marinette Pendola
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