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Il salotto di Nonna SperanzaGaribaldini fra guerre e cibo

di Marinette Pendola

Abituati come siamo a pensare al cibo prevalentemente in termini di gastronomia, raramente prendiamo in considerazione la quotidianità dell’alimentazione e ancora più raramente ci soffermiamo sul cibo in tempo di guerra o ci poniamo domande sul rapporto fra corretto approvvigionamento delle truppe ed esito di una battaglia. Eppure guerra e cibo sono strettamente connessi. Gli storici concordano nel sottolineare che le difficili condizioni di approvvigionamento alimentare sono state una concausa del fallimento di alcune imprese risorgimentali come, ad esempio, la sconfitta degli insorti lombardi durante la prima guerra d’Indipendenza, su cui lo stesso Comitato di Pubblica Difesa di Milano scrisse: Si è detto, si è ripetuto che vari corpi non ebbero viveri, quali per 48 ore, quali per 36 e che i soldati sfiniti per gli stenti e le fatiche morivano per le vie d’inedia (gli ultimi tristissimi fatti di Milano narrati dal Comitato di Pubblica Difesa, Italia, 15 settembre 1848. Citato in Storia d'Italia, Annuale 13, L'Alimentazione p. 497).07_salotto01
A Custoza le condizioni sono molto simili. Così si esprime un ferito rivolgendosi ai compagni nelle retrovie: Prima di battervi procurate di aver mangiato qualche boccone. Non sono stati soltanto i cannoni austriaci che ci hanno vinto, ma il digiuno. Siamo andati alla battaglia come quando da ragazzi ci portano a comunicarci, e in tutto il giorno non abbiamo toccato un filo di pane né un sorso d’acqua, e i nostri morivano di sfinimento (Memoria alla casalinga di un garibaldino. Guerra nel Tirolo, 1866, Livorno. 1866, p. 71).

Nei momenti più difficili di una guerra, riuscire ad approvvigionare le truppe al fronte spesso diventa complesso per le condizioni in cui si trovano ad operare gli addetti. Nella normalità della vita quotidiana, e cioè in tempo di pace, le razioni alimentari dei soldati, in particolare in Piemonte negli anni intorno al 1850, prevedono due pasti al giorno e tre diverse tipologie: i giorni di grasso con 155 g di carne di bue, pane, pasta o riso, 0.15 g di sale, 15 g di lardo. E’ inoltre contemplata la distribuzione – a totale carico dei soldati però – di 350 ml di vino. I giorni dimagro non differiscono dai precedenti, salvo la sostituzione del lardo con il burro e l’assenza di vino. Infine, durante i campi d’istruzione, le quantità degli stessi ingredienti aumentano leggermente.
Il rapporto quotidiano dei soldati con il cibo, soprattutto nei periodi di guerra, può essere più realisticamente ricostruito attraverso le memorie pubblicate a ridosso di alcuni fatti bellici. Due sono particolarmente interessanti perché raccontano lo stesso episodio: la guerra del 1866. Si tratta di due giovani volontari garibaldini, uno fiorentino, l’altro marchigiano.
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Aprile-Settembre 2007 (Numero 7)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • Anita, un destino fatto di coraggio
    di Alessia Branchi
  • Hurricane Jessie 
    di Andrea Olmo
  • Passaggio a Tunisi
    di Marinette Pendola
  • Gli eroi son tutti giovani e belli
    di Pierpaolo Franzoni
  • Il Giardino delle Vanità
    di Samuele Graziani
  • La polemica sulla morte di Anita
    di Bruna Bertini
  • Garibaldi, Cesenatico, i bragozzi e la tartana
    di Augusto Battaglini
  • Così lontani, così vicini. Due miti a confronto 
    di Samuele Graziani
  • L'ultima battaglia di Garibaldi negli appunti del genovese Luigi Canessa
    di Agostino Pendola
  • L'ultima battaglia
    di Andrea Olmo
  • Giuseppe Garibaldi
    di Andrea Trentini
  • La mia bisnonna ha conosciuto Garibaldi
    di Umile Granasezia
  • Garibaldini fra guerre e cibo 
    di Marinette Pendola
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