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La Grande Fuga

1864: fuga da Libby Prison

di Andrea Olmo

L’unico a non perdersi d’animo fu il Colonnello Rose che decise di effettuare un ultimo tentativo. Coinvolse nel progetto di fuga altri ufficiali, portando il numero di scavatori a quindici persone che, divise in tre gruppi di cinque, lavoravano per tutta la notte dandosi il cambio in coincidenza con il cambio di turno delle sentinelle sudiste. Nonostante le terribili condizioni di lavoro, con oscurità, freddo e ratti che squittivano ovunque, questa volta lo scavo procedette senza intoppi. La terra era abbastanza soffice e veniva rimossa con facilità, e anche il problema di dove farla sparire fu risolto in maniera agevole, nascondendola sotto la paglia accatastata sul pavimento di Rats’ Hell o dentro le sputacchiere disseminate un po’ ovunque nella prigione. Il Colonnello Rose, intanto, riuscì anche ad impadronirsi di alcune funi da imballaggio depositate nel magazzino della prigione, con cui intrecciò una scala di corda che sostituì il precario scivolo di legno usato come accesso a Rats’ Hell.

In ulteriori nove notti di lavoro i fuggitivi scavarono un tunnel lungo circa quindici metri e calcolarono di aver così superato la palizzata che recintava il lato est della prigione. Per evitare passi falsi, però, decisero di aprire un piccolo buco verso la superficie, attraverso cui lanciarono una scarpa. La mattina dopo videro, con notevole disappunto, che la scarpa si trovava al di qua della palizzata. Furono necessarie altre due notti di scavo e l’8 febbraio 1864, la galleria oltrepassò finalmente, la palizzata e arrivò fin sotto il magazzino abbandonato di Dock Street. La fuga vera e propria fu programmata per la notte seguente: fu stabilito che ognuno dei quindici uomini coinvolti avrebbe potuto portare con sé un altro prigioniero quindi, passato l’ultimo dei trenta fuggitivi, l’anziano Generale Hobart, troppo vecchio e malato per avventurarsi nella fuga, avrebbe dovuto chiudere definitivamente l’accesso al tunnel.
Alle 20 del 9 febbraio 1864, dopo oltre due mesi di duro lavoro, di grandi delusioni e di altrettanto grandi speranze, il Colonnello Thomas Rose imboccò per primo la galleria dicendo: La ferrovia sotterranea verso il Paese di Dio è aperta!

Usciti in Dock Street, i trenta evasi si divisero in gruppi di due o tre persone e si dileguarono nel buio delle strade di Richmond. Intanto, la voce dell’esistenza del tunnel si era diffusa tra i prigionieri di Libby e questo causò una corsa precipitosa degli ufficiali nordisti verso Rats’ Hell: alla fine ben 109 uomini riuscirono ad attraversare la galleria e a darsi alla fuga, prima che il Generale Hobart fosse costretto ad ostruire il tunnel per evitare che il trambusto insospettisse le guardie sudiste.
La mattina dopo, quando i Confederati procedettero all’appello dei prigionieri, si accorsero dell’assenza di alcuni di essi, ma sul momento imputarono la cosa ai soliti trucchetti che i nordisti usavano per confondere i loro carcerieri, tipo scambiarsi di posto con altri prigionieri, o rispondere all’appello al posto di qualcun altro. Ben presto però i sudisti capirono che qualcosa non andava: i prigionieri mancanti erano veramente troppi!

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Novembre 2013 (Numero 23)

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