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La Grande Fuga

1864: fuga da Libby Prison

di Andrea Olmo

Dopo un accurato conteggio si resero finalmente conto dell’accaduto e scatenarono immediatamente la caccia all’uomo, ma intanto i fuggitivi avevano potuto accumulare ben 17 ore di vantaggio sui loro inseguitori.

Tra l’altro, molti degli ufficiali nordisti in fuga erano reduci della fallimentare campagna del Generale McClellan combattuta in Virginia nel 1862, e quindi conoscevano a menadito la topografia della zona. Grazie alla conoscenza del territorio ed orientandosi con la Stella Polare, che chiamavano colloquialmente la Stella del Nord, ben 61 fuggitivi riuscirono a raggiungere sani e salvi le linee nordiste. Uno dei primi a portare a termine la fuga fu il Maggiore Hamilton che, dopo sette durissimi giorni di cammino attraverso paludi fetide e semicongelate, poté concludere con successo il suo viaggio verso la libertà. Ironia della sorte, tra i prigionieri ricatturati dai sudisti ci fu purtroppo il Colonnello Thomas Rose, che cadde in una trappola tesa dai Confederati quando si trovava a pochissimi chilometri dall’accampamento nordista di Williamsburg.
Un uomo capace di escogitare una fuga così clamorosa era considerato estremamente pericoloso dai sudisti e quindi, dopo averlo tenuto per un breve periodo in isolamento, alla prima occasione lo scambiarono con un loro ufficiale prigioniero degli Unionisti. Rose poté così rientrare al suo Reggimento con il quale combatté con onore fino al termine della guerra.
Inutile dire che la fuga dalla prigione Libby divenne subito leggendaria tra il pubblico nordista: gli evasi assursero allo status di eroi e negli anni a seguire molti di loro si diedero a scrivere memoriali e resoconti riguardanti la loro partecipazione all’avvenimento. La stessa prigione al termine del conflitto fu trasportata al Nord e trasformata in museo, prima di essere definitivamente demolita nel 1895. L’unico a mantenere il silenzio sull’argomento fu, stranamente, proprio il Colonnello Rose, ideatore e principale protagonista della fuga, che rifiutò sempre di rilasciare qualsiasi dichiarazione in proposito.
Solo dopo vent’anni, nel 1884, si decise a concedere una breve intervista al giornale National Tribune, in cui spiegò eloquentemente e con parole piene di saggezza, il motivo del suo silenzio: Non mi piace restare caratterizzato per questa storia - disse infatti - soprattutto perché quel poco che ci si guadagna, si porta dietro tutta la sofferenza e il dolore della prigione… 23_fuga03

Fine.
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Novembre 2013 (Numero 23)

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