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Scienze e TecnologiaCelerifero, Draisina, Velocipede, Gran Bi. Bicicletta

di Samuele Graziani

Il 1816 fu il cosiddetto anno senza estate, a seguito dell’eruzione vulcanica del Monte Tambora sull’isola Sumbawa avvenuta l’anno precedente. Nel 1816 i raccolti furono scarsissimi e insufficienti, causando tra l’altro grande moria di cavalli. La circostanza, unita al pensiero democratico di produrre un mezzo di trasporto più economico e quindi accessibile ad una maggiore fascia di popolazione, furono lo stimolo per l’invenzione. Drais inventò la sua Laufmaschine (macchina da corsa) ribattezzata dalla stampa nel 1817 Draisine. In italiano Draisina.

La Draisina era molto simile al Celerifero, ma aveva un particolare determinante in più: lo sterzo. Era composta da due ruote di uguali dimensioni fissate su un telaio con la parte anteriore sterzante, realizzata in legno con alcuni rinforzi in ferro, pesava circa 22 chilogrammi. Aveva un freno posteriore, boccole d’ottone all’interno dei cuscinetti della ruota, e avancorsa sulla ruota anteriore.

Il movimento era ancora dato dalla spinta alternata dei piedi del conducente sul suolo, il concetto di mantenimento dell’equilibrio era ancora radicato e non trascurabile. Il primo viaggio documentato di Drais avvenne tra Mannheim e Rheinau il 12 giugno 1817, la prima gara tra Draisine nel 1819, da Monaco al Castello di Nymphenburg. I dieci chilometri del percorso furono coperti in 31 minuti, pari ad una velocità media di quasi 20 km/h, assolutamente rimarchevole vista la scarsa qualità delle strade. Contrariamente a quanto sperato dal suo inventore la Draisina divenne solo un mezzo per il puro divertimento. Utilizzato soprattutto da borghesi e aristocratici seguendo i dettami della moda non divenne un mezzo di trasporto popolare, dati soprattutto gli elevati costi di produzione. La Draisina ebbe una vita lunga, fu prodotta in migliaia e migliaia di esemplari ed esportata in tutto il mondo. La sua diffusione durò circa 50 anni, durante i quali gli sviluppi dal modello originale non furono molti. E soprattutto non furono innovativi, furono per lo più dettati dalla moda. In Gran Bretagna il carrozziere Denis Johnson la realizzò completamente in ferro e la fece diventare un mezzo sportivo, organizzando anche scuole che insegnavano a condurla. Fu realizzata con forme anche stravaganti o con tre o quattro ruote per migliorarne la stabilità.

Come ogni innovazione che si rispetti, con i consensi arrivarono presto anche i dissensi. Già dall’autunno del 1817 l’uso delle Draisine fu vietato su alcune strade cittadine, citiamo a proposito un bando della Direzione Generale di Polizia di Milano del 1819: ...Avendo così dimostrato che il correre dei così detti velocipedi può riuscire pericoloso ai passeggeri, la Direzione Generale suddetta ordina: è proibito di girare nottetempo sui velocipedi per le contrade e per le piazze interne della città. È tollerato, però, il corso dei medesimi sui bastioni e nelle piazze lontane dall’abitato. I contravventori saranno puniti con la confisca della macchina. Milano 8 settembre 1819.

Karl Drais rinunciò al proprio titolo nobiliare e alla particella von del cognome; dopo il fallimento della rivoluzione borghese del 1848-49 i monarchici tentarono di farlo dichiarare malato di mente ed internare. La sua pensione venne confiscata. Morì in povertà nel 1851.


Immagine nella pagina:
Velocipede, 1866

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Gennaio-Marzo 2008 (Numero 9)

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