Login

Iscriviti a Jourdeló

Scienze e TecnologiaCelerifero, Draisina, Velocipede, Gran Bi. Bicicletta

di Samuele Graziani

Attorno al 1869 il tedesco Eugene Meyer impiegò tubi di ferro per costruire i telai e introdusse gomme piene montate su cerchi cavi dotati di raggi. Ridusse fortemente il peso, le vibrazioni, il rumore e lo slittare delle ruote metalliche. Nello stesso anno Jean Suriray inserì cuscinetti a sfere nei mozzi delle ruote e nei pedali; e poi ancora comode selle di cuoio.

E sempre nello stesso anno James Starley aggiunse i raggi tangenti invece che radiali e produsse la sua versione di Gran Bi: la famosa Ariel o Ordinary, Ordinaria. Con la Ariel si raggiungevano velocità superiori ai 30 km/h, con un solo giro di pedali si percorrevano quasi cento metri di strada! Starley è giustamente considerato il padre dell’industria ciclistica inglese: la sua Ariel arrivò a primeggiare in tutto il mondo.

Sulla Gran Bi rimane in realtà da fare una osservazione forse scontata, ma decisamente negativa. Il guidatore si trovava in una posizione molto scomoda, con il baricentro molto distante da terra. Qualunque sistema frenante sbilanciava fortemente il mezzo, e una piccola asperità era sufficiente per ribaltarlo. Erano macchine molto pericolose, causavano incidenti gravissimi con le tipiche cadute di faccia. Per questo, e per il fatto che continuavano ad essere anche molto care, erano uno status symbol, segno di grande prestigio sociale… ma non adatte al grande pubblico.

Nel giro di una decina d’anni le invenzioni che portarono la bicicletta alla forma attuale si susseguirono veloci. Tra il 1877 e il 1880 vennero costruiti i primi ingranaggi moltiplicatori e le prime trasmissioni a catena. Iniziarono a sorgere movimenti veri e propri che si battevano per la sicurezza e il miglioramento dei fondi stradali. La forma della bicicletta fu radicalmente rivoluzionata, in nome della sicurezza.

Nel 1885 John Kemp Starley, nipote di James Starley, presentò la Rover, il velocipede di sicurezza. Ruote della stessa dimensione, forcella inclinata, trasmissione a catena sulla ruota posteriore con demoltiplica, telaio di forma trapezoidale con posizione centrale del ciclista.

I pochi dettagli che la resero perfetta arrivarono presto: nel 1888 il pneumatico ad aria inventato dallo scozzese John Boyd Dunlop, nel 1899 la ruota libera, nel 1903 i primi rapporti, e infine i freni sui cerchioni. La produzione e diffusione di massa della bicicletta esplose tra il 1880 e il 1900. Sul finire del secolo, le biciclette circolanti in Europa erano circa un milione. Tra cui le famosissime e prestigiosissime biciclette Bianchi che, con la vittoria del 1899 al Gran Prix de la Ville di Parigi, sancirono a livello mondiale la superiorità qualitativa delle biciclette del produttore italiano.

Concludiamo con una interessante citazione dalla pagina di cronaca del giornale tedesco Münchner Zeitung del 1900: Ieri, domenica mattina, verso le 12.00, lungo la Maximillianstrasse, si è offerta alla nostra vista un’immagine tale da suscitare indignazione e scandalo! Una coppia percorreva la strada a grande velocità su un velocipede a due posti. La donna aveva una gonna di seta a fiori, e chiunque avesse avuto la smania di vederle, poteva facilmente lustrarsi gli occhi alla vista delle sue gambe che andavano su e giù per muovere il veicolo. Senza pudore, fiera come un’amazzone, la bella signora si lasciava osservare da tutti, continuando indisturbata la sua corsa. Ora la domanda da porsi è la seguente: è questo il modo più decente di praticare lo sport del velocipede? È lecito offendere così e impunemente il pubblico pudore? Infine: questo è un nuovo modo di farsi pubblicità di certe esponenti del gentil sesso? Dov’era la polizia?


Immagine nella pagina:
Velocipede, 1869

Fine.
Precedente 1 | 2 | 3 | 4 Successiva

Gennaio-Marzo 2008 (Numero 9)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
© 2005 - 2020 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento
Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Daniela Bottoni