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Dell'Amore

di Andrea Trentini

Parigi. Una delle grandi capitali europee. Fino ai primi anni sessanta del secolo scorso indiscussa capitale mondiale della moda, dell’arte, della cultura e delle tendenze giovanili. Fin dagli inizi del Novecento all’avanguardia nella licenziosità dei costumi. Pur essendo stata rimpiazzata in tutti questi ruoli da Londra prima, poi definitivamente da New York, non ha perso per nulla il suo smalto. I palazzi storici, le chiese antiche, i musei, i grandi teatri e non ultima la maestosità del centro storico richiamano orde di turisti da tutto il mondo.

Particolarmente frequentato a tutte le ore del giorno e della notte è il quartiere Montmartre dove, in Place Pigalle, attorno al più famoso teatro Moulin Rouge, che conserva il mito degli antichi fasti tramite le tele di Toulouse Lautrec, sorgono una serie interminabile di locali notturni. Da qualche tempo anche il turista più superficiale ha cominciato a rivolgere la sua attenzione al monumentale cimitero di Montmartre, dove riposa la cantante Dalida in una tomba altrettanto monumentale. L’artista è riprodotta in una statua a grandezza naturale ai cui piedi sono deposti continuamente innumerevoli mazzi di fiori e omaggi di vario tipo. Le burrascose vicende di cronaca che l’hanno vista protagonista, i successi canori e la tragica fine hanno fatto di Dalida una delle eroine del ventesimo secolo, tanto da inserire la visita al suo sepolcro negli itinerari turistici.

Il cimitero di Montmartre ospita le spoglie di decine di personaggi che famosi lo sono stati un po’ di tempo fa, le cui gesta non sono riportate dai rotocalchi e dalla televisione, ma dai libri di storia e di letteratura, per cui fiori freschi sulle loro tombe se ne vedono raramente. Una tomba ancora frequentata è quella di Stendhal, ma sono sempre meno quelli per cui il Rosso e il Nero non sono solo i colori di una squadra di calcio.

C’è però una tomba che non ospita i resti di un grande condottiero o di un grande artista, ma di una persona comune, morta da oltre centocinquanta anni, che continua ad essere visitata, senza tanto clamore ma costantemente, da ammiratori che, si dice, non la lascino mai sguarnita di fiori freschi. È la tomba di Alphonsine Plessis, celebre figura di cortigiana nata a Nonant-le-Pin, un paesino della Bassa Normandia il 15 gennaio 1824.

L’eroina della nostra storia trascorre l’infanzia in estrema povertà. Il padre alcolizzato non è in grado di sostenere la famiglia e le due figlie Delphine e Alphonsine vivono in condizioni di profondo disagio. Alphonsine, appena adolescente, inizia a lavorare come cameriera d’albergo poi in una fabbrica di ombrelli, nelle vicinanze del paese d’origine. Successivamente si trasferisce, in cerca di fortuna, a Parigi dove continua a mantenersi con lavori umili. Divenuta l’amante di un commerciante, inizia un percorso che la porterà a diventare, a soli sedici anni, una protagonista della vita mondana della capitale. Dotata di notevole intelligenza, si dedica alla lettura, impara a suonare discretamente il piano e riesce a formarsi una vasta cultura da autodidatta. È dotata di un fascino naturale, di spontaneità, di un temperamento passionale e coinvolgente.


Immagine nella pagina:
Ritratto di Alphonsine Plessis

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Gennaio-Marzo 2008 (Numero 9)

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