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Il primo maestro

di Gianna Daniele

10_maestro01Ero alla ricerca di un soggetto interessante per un articolo su Jourdelò e, avvicinandosi l’appuntamento del ballo in Piazza Carducci, l’argomento mi sembrava un po’ obbligato. Su Verdi, però, hanno già scritto in tanti; si aggiunga che io non sono affatto una storica. Partire da qualche notizia storica mi è sembrato comunque l’unico approccio possibile; la maggior parte delle biografie di Verdi che ho trovato iniziano più o meno in questo modo:

Giuseppe Verdi nacque a Roncole di Busseto, all’epoca annesso al Ducato di Parma governato dalla Francia, il 10 ottobre 1813. Peppino (come veniva chiamato affettuosamente) era nato con il nome di Giuseppe Fortunino Francesco da Carlo Verdi, oste, e Luigia Uttini, filatrice. Nonostante le origini umili della sua famiglia gli rendessero difficile accedere a studi regolari, s’avvicinò giovanissimo alla musica, incoraggiato dal padre che gli aveva acquistato una vecchia spinetta dove apprendere i primi rudimenti. Mosse quindi i primi passi nella musica sotto la guida di Pietro Baistrocchi, organista della chiesa di Roncole, dal quale imparò probabilmente anche a leggere, a scrivere e a far di conto. Il mercante di Busseto Antonio Barezzi, suo futuro suocero, si interessò affinché il giovane Verdi potesse frequentare il ginnasio a Busseto e seguire le lezioni di musica del maestro Ferdinando Provesi, organista di Busseto e direttore della Società Filarmonica. Sin dall’età di quindici anni Verdi aveva cominciato a comporre musica, sia sacra sia profana, ad uso della locale società filarmonica e di privati bussetani...

Si potrebbe parlare della spinetta! Strumento interessante e sicuramente poco conosciuto se non dagli addetti ai lavori…
Si legge su Wikipedia che la spinetta appartiene alla famiglia degli strumenti a tastiera con corde pizzicate, assieme al clavicembalo e al virginale. A differenza del clavicembalo, è di dimensioni contenute, cosa che ne permette un facile trasporto; per questo motivo, godette di una certa popolarità durante il XVIII secolo. La praticità ne permetteva l’uso in ambiente domestico dove veniva usato come strumento di accompagnamento al canto o ad altri strumenti come il liuto o la viola da gamba.
Ha forma poligonale ed ha una sola corda per nota; produce così un suono che risulta piuttosto delicato.
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Aprile-Settembre 2008 (Numero 10)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • Viva VERDI!
    di Alessia Branchi
  • Il Giardino delle Vanit√†
    di Samuele Graziani
  • Alcuni luoghi romantici
    di Pierpaolo Franzoni
  • Per favore, lavatevi le mani!
    di Andrea Olmo
  • L'addio dello studente bersagliere 
    di Mirtide Gavelli
  • La polizia dell'Ottocento
    di Fiorenza Maffei
  • Verdi e il Metronomo
    di Samuele Graziani
  • Storia dei profumi
    di Pierpaolo Giaccio
  • Il villaggio del mistero 
    di Andrea Trentini
  • Il primo maestro 
    di Gianna Daniele
  • Viaggiatori stranieri a Bologna
    di Marinette Pendola
  • Laboratorio di scrittura
    a cura di Marinette Pendola
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