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Scienze e TecnologiaGiovanni Aldini tra macabro e realtà

Una strana miscela tra risurrezioni, Frankenstein e l'illustre cittadino imolese Luigi Valeriani

di Samuele Graziani

13_aldini02Celebre per tutti i cittadini bolognesi è l’accoppiata di nomi Aldini e Valeriani. Sicuramente la sua celebrità più spicciola è data dall’Istituto di Istruzione Superiore che porta tale nome. I meno giovani sono sicuramente in grado di legarla anche alla Fondazione Aldini-Valeriani, istituzione che per tutto il Novecento ha fatto scuola nel campo tecnico nell’area bolognese e non solo. Anche il Museo della Civiltà Industriale, in collaborazione con l’Istituzione Aldini-Valeriani, vi dedica praticamente tutto il piano terra della sua grande esposizione.
Aldini e Valeriani sono oggi conosciuti per questi motivi, la celebrità di tale connubio però è da far risalire agli uomini Giovanni Aldini e Luigi Valeriani, che vissero nel nostro caro Ottocento.

Luigi Valeriani nacque da famiglia agiata nel 1758 a Imola. Rimasto orfano di padre, dimostrate capacità intellettuali superiori alla media, ricevette una istruzione classica prima e matematica poi tra Ravenna, Faenza e Roma. Tornato nelle terre natali divenne una personalità nella pubblica amministrazione della città di Bagnacavallo, fino ad approdare a Milano nel 1797. Nei due anni che seguirono fu deputato al Corpo Legislativo di Milano durante la Repubblica Cisalpina e prese parte attiva all’elaborazione del Nuovo Piano di Istruzione, al quale partecipò anche Giovanni Aldini. Nel 1802 Luigi Valeriani ottenne la cattedra di professore di Pubblica Economia presso la Pontificia Università di Bologna. Mantenne la carica per oltre cinque lustri: per ventisei anni, nonostante lo stesso pontefice più volte lo avesse invitato a Roma con offerte di cariche più prestigiose. Il suo attaccamento al lavoro, alla cattedra e ai suoi studenti lo fecero rimanere nella città. Autore di svariate pubblicazioni, si fece soprattutto amare per il suo spessore umano. Uomo integerrimo, grazie alle cariche ottenute accumulò una discreta fortuna economica, per la quale diede disposizioni testamentarie di grande lungimiranza e senso civico. Nelle cronache dell’epoca l’annuncio della sua morte venne dato con grande impiego di elogi e parole d’onore, rispetto e rimpianto per la dolorosa perdita.
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Aprile-Settembre 2009 (Numero 13)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • 12 giugno 1859 - 12 giugno 2009
    di Alessia Branchi
  • Solferino e San Martino 150 anni dopo
    di Maria D'Arconte
  • Solferino e San Martino 
    di Augusto Battaglini
  • Isadora Duncan
    di Eugenia Casini Ropa
  • Giovanni Aldini tra macabro e realtà 
    di Samuele Graziani
  • La sposa spagnola 
    di Andrea Olmo
  • Il Conte di Montetristo
    di Giuseppe Bergivaldi
  • Un secolo senza cielo?
    di Marta Gellini
  • Sic itur ad astra
  • Non di solo lavoro...
    di Gianna Daniele
  • Echi dell'Ottocento
    di Marinette Pendola
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