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Bologna dei viaggiatori

I luoghi del Risorgimento

Il 23 giugno scorso 8cento ha realizzato uno spettacolo in collaborazione con Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere Moderne e Centro Interuniversitario per lo studio del Romanticismo (CISR), intitolato But Italy, my Italy...

Lo spettacolo alternava danze a letture, di viaggiatori che nel diciannovesimo secolo sono passati per Bologna. Riportiamo qui un estratto di tali letture.

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Quando sarà arrivata l’epoca della liberazione d’Italia, la posizione di questa città, e il carattere risvegliato dei suoi abitanti, la renderà un nucleo dell’opinione pubblica, e le donerà un’influenza decisa sui destini della Penisola.


Lady Sydney Morgan, 1821



La legge e il governo forestieri hanno reso il popolo bolognese scorbutico e malizioso. Solo a teatro esso non si lascia togliere la propria vera natura. Là pare improvvisamente di vedere alcuni uomini completamente diversi da quelli che si vedono fuori, in ambienti domestici e più vasti. Là regnano il coraggio e la geniale indipendenza che competono a questo popolo di artisti più che ad ogni altro.


Ernst Moritz Arndt, 1804



Un altro monumento della medesima devozione è la Certosa, fuori porta San Felice, la cui attrattiva consiste essenzialmente nelle dimensioni spropositate. Le pitture che sono conservate nella chiesa non meritano nemmeno il disturbo di andarle a vedere, a meno che sia pretesto per una passeggiata in una giornata di bel tempo.


James Augustin Galiffe, 1820



La Certosa, o Chartreuse, di Bologna, potrebbe rivaleggiare con l’abbazia certosina di Pavia. I suoi vasti chiostri presentano un labirinto oscuro e freddo. Soppresso nel periodo della Rivoluzione, e spogliato di molte delle opere migliori, suscita un interesse considerevole essendo stato deposito di tutti gli antichi documenti, reliquie, statue, e così via, portati via dai loro siti e abbandonati, nei primi, tumultuosi fermenti di quell’evento sconvolgente; ed è ancora visitata come una sorta di gabinetto di antichità ecclesiastiche. Alcune delle proprietà della chiesa qui preservate, seppur nate da un disegno ben concepito, sono, nella pratica, terrificanti. La tomba del Salvatore, apparentemente ben tagliata, contiene una figura immensa e triste, enorme, avvolta in un vero panno macchiato di sangue; e c’è in uno dei chiostri una gigantesca, scura madonna dai fissi occhi di vetro, che spaventerebbero perfino la devozione di un religioso delle isole Sandwich. Il cimitero contiene una serie di splendidi monumenti, antichi e moderni, ma le iscrizioni e gli ornamenti richiamano troppo il cimitero di Père La Chaise [sic], quell’epitome di falsi sentimenti e cattivo gusto.


Lady Sydney Morgan, 1821


Immagine nella pagina:
G. Boldini, Fontana del Nettuno, 1910

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Novembre 2011 (Numero 19)

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