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Civitella del Tronto

L'ultimo atto dell'Unità d'Italia

di Andrea Trentini

Liberamente tratto da Morire a Civitella di Giorgio Cucentrentoli.

Mentre a Torino, il 17 marzo 1861, si proclamava solennemente il Regno d’Italia con l’incoronazione a Re di Vittorio Emanuele II, a Civitella del Tronto si combatteva ancora. A nulla era servito l’ordine di resa fatto pervenire dal Re Francesco II ormai deposto e rifugiatosi a Roma presso il papa. Dalla maggioranza dei difensori della fortezza che sovrastava la città non era stato creduto.

Da quasi otto mesi la guarnigione della fortezza resisteva all’assedio delle truppe piemontesi e garibaldine. L’aiuto delle popolazioni circostanti, rimaste saldamente fedeli al re borbonico, aveva reso possibile la difesa ai ripetuti assalti e la guarnigione era determinata a imitare i suoi leggendari predecessori.

Le prime notizie certe della fortificazione risalgono al 1255, quando gli ascolani espugnarono il castello che faceva parte dei sistemi difensivi del confine appenninico della Val Vibrata. Successivamente ha subito modifiche e ampliamenti fino a ottenere l’attuale sistemazione spagnola risalente al XVI secolo. La fortezza ha forma ellittica e avvolge l’abitato più in basso. Dal punto di vista architettonico il forte può essere diviso in due parti: quella abitativa e quella difensiva concentrata sul versante Est della fortezza più esposto agli attacchi, in quanto il colle è meno aspro naturalmente.

Civitella del Tronto, a 589 metri sul livello del mare, si trova sul dorso di un traversone collinoso che sembra il parapetto di una enorme trincea scavata a difesa dell’abitato. Chi la osserva dal lato Sud ha davanti a sé il prospetto di una scogliera inaccessibile che si distende sulla cima per circa mezzo miglio fino all’estremità, dove la roccia sembra precipitare a strapiombo come una voragine.

Sulla sommità di questo scoglio, che ricorda vagamente quelli di San Marino, San Leo e Torriana nel Montefeltro, rimangono a documento i resti mastodontici della fortezza che nei secoli fu testimone di tante vicende e teatro di vari fatti d’arme, come gli assedi del 1557 e del 1806. Il primo subìto dalla guarnigione spagnola e dalla cittadinanza contro le milizie del Duca di Guisa deciso a conquistare per i francesi il Regno di Napoli; il secondo effettuato dalle milizie francesi di Napoleone e che è rimasto legato al nome leggendario del comandante irlandese Matteo Wade, difensore della Reale Piazza borbonica delle Due Sicilie e che meritò un monumento del Re Francesco I ancora oggi parzialmente visibile. Il centro abitato, durante l’ultimo assedio sostenuto dai regi borbonici contro i garibaldini e piemontesi, era protetto da mura e accessibile attraverso tre porte tra cui Porta Napoli, l’ultima ancora esistente protetta da un fossato col ponte levatoio.

Il panorama che si osserva dalla sommità della fortezza è splendido. A Est si scorge una vasta distesa di mare, a Sud si ammira il ciclopico gruppo del Gran Sasso d’Italia e a Ovest sovrastando la cittadella come due giganti, innevati fino a primavera, la Montagna dei Fiori e Monte Foltrone.


Immagine nella pagina:
Civitella del Tronto - Veduta

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Novembre 2011 (Numero 19)

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