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Scienze e TecnologiaIl macchinista teatrale e il suo martello

di Samuele Graziani

Con il teatro all’italiana cambia, oltre all’edificio, anche il gusto della rappresentazione. L’enorme palcoscenico permette la messa in scena di molto più materiale. La finzione prospettica diventa meno importante, anche perché in palcoscenici così grandi la prospettiva è reale. E soprattutto il punto di fuga non è più ottimizzato per uno spettatore specifico, ma è all’infinito: è per tutti.

Lo sviluppo tecnologico dell’Ottocento porta anche nel teatro nuove grandi possibilità. L’illuminazione a gas prima, e soprattutto l’elettricità poi, permettono di illuminare non più solo il proscenio in maniera uniforme, ma di illuminare in maniera differenziata tutte le parti del palco che si desiderano. Si realizzano fari che proiettano fasci di luce in punti ben precisi. Utilizzando l’elettricità come forza motrice si riescono inoltre a muovere pesi prima impensabili e in tempi molto più rapidi. Il sipario si chiude tra una scena e l’altra, e in quei pochi minuti i tecnici cambiano completamente le scenografie con altre già pronte. La scenografia però non serve più a stupire lo spettatore così come nei secoli precedenti. Serve piuttosto a dare all’attore un’ambientazione dentro cui muoversi. Serve a rappresentare la realtà. Così in scena compare realmente di tutto. Piante, impalcature, botole, trabocchetti, navi, animali, insomma, qualsiasi cosa.

In questo contesto una figura importante che nasce e si sviluppa arrivando sino ai giorni nostri è il macchinista teatrale.

Il macchinista è la persona incaricata del montaggio della scena e della manovra delle macchine. Le macchine teatrali sono i meccanismi cui si ricorre per mettere in movimento gli elementi della scena e per ottenere determinati effetti scenici. La macchinistica teatrale è la disciplina della scenotecnica che comprende i metodi di montaggio e smontaggio della scena e le tecniche di preparazione e messa in opera delle macchine teatrali.

Oggi, ci sono il computer, l’elettronica, la regolazione automatica con ritorno di controllo, l’oleodinamica. Ma quanto stiamo per raccontare, e cioè il macchinista teatrale dell’Ottocento, e quindi del teatro all’Italiana, è applicabile ovunque fino agli anni ’80-’90 del Novecento, e tolti i grandi teatri, ancor oggi è la realtà in tanti teatri minori, semplicemente sostituendo l’avvitatore elettrico e le viti al martello e ai chiodi.


Immagine nella pagina, per gentile concessione dell'Architetto Marcello Majani curatore della pagina web "Evoluzione dello Spazio Scenico" (http://www.spazioscenico.altervista.org/):
Palcoscenico

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Novembre 2011 (Numero 19)

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