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Scienze e TecnologiaIl macchinista teatrale e il suo martello

di Samuele Graziani

Un macchinista senza martello è come un moschettiere senza spada, si diceva, e un macchinista senza il martello della Pergola non è un vero macchinista, qualcuno aggiungeva.

I macchinisti italiani erano rinomati in tutta Europa, quando andavano in tournée con le loro compagnie destavano lo stupore dei colleghi stranieri, perché armati di soli martello e chiodi erano in grado di realizzare qualsiasi scena, fissa o mobile che fosse, a tempo di record.

Per chiudere, sottolineando ancor meglio l’importanza del macchinista nel teatro all’italiana, riportiamo questo aneddoto. Una sera, l’allora principe di Galles, che diverrà in seguito Edoardo VII, re d’Inghilterra, visitava con il suo entourage il dedalo di servizi che si snoda attorno al palcoscenico del Teatro dell’Opéra di Parigi. In soffitta il principe scorge improvvisamente un macchinista, indaffarato attorno ad un argano, tanto attento che sembra estraneo a ciò che lo circonda. Il principe interpella affabilmente il galantuomo che non risponde. Mentre l’entourage sta per abbandonarsi a massicce manifestazioni di disapprovazione, il nostro macchinista, compiuta una manovra che era in corso, cappello in mano, si volta verso Edoardo e gli dice: perdonate principe, io non ho risposto alla vostra domanda perché attendevo un segnale: se mi fossi distratto avrei rischiato di provocare qualche incidente, forse fatale ai miei compagni del palcoscenico. L’avevo capito, rispose sorridendo il principe, ed è giusto che io paghi l’ammenda per avere parlato storditamente all’uomo che è al timone, cosa che è imperdonabile per un vecchio marinaio quale sono io. E obbliga il macchinista ad accettare un importante mancia per i suoi camerati e per lui stesso.


Fine.
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Novembre 2011 (Numero 19)

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