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Un uomo da riscoprire: Quirico Filopanti

di Mirtide Gavelli

I primi tre vennero approvati a larga maggioranza, mentre la discussione si accese sul quarto, proposto appunto da Filopanti, che aveva scritto Gli sforzi della Repubblica Romana saranno in modo tutto speciale diretti al miglioramento morale e materiale delle condizioni di tutte le classi della società. La parola classi, ritenuta troppo socialisteggiante, non piacque ai più e venne sostituita con la meno ardita cittadini.
Nei mesi seguenti, nel corso degli intensi lavori per la redazione della Costituzione, Filopanti intervenne sui temi dell’istruzione e su quelli del lavoro, proponendo l’inserimento nel dettato costituzionale del concetto del dovere morale dello Stato nell’assicurare la sussistenza dei cittadini necessitosi, procurando il lavoro a quelli che non ne possono avere dalla loro famiglia, e che sono impotenti al lavoro. Anche questa volta il testo parve troppo avanzato e non passò in un’assemblea sì democratica, ma ancora legata all’idea che la questione sociale andasse affrontata con soluzioni paternalistico-assistenziali.
Alla caduta della Repubblica, schiacciata dalle truppe inviate da quella che doveva essere una Repubblica sorella, la Francia, Filopanti abbandonerà per ultimo la sala del Campidoglio il 4 agosto 1849, non senza avere prima redatto una protesta ufficiale che, appellandosi all’art. V della Costituzione francese, respingeva l’uso della forza contro la libertà dei popoli. Con l’immancabile cilindro in testa e la fascia tricolore ai fianchi (che oggi si possono ammirare nel Museo del Risorgimento di Bologna) attese senza timore l’ingresso degli ufficiali francesi per consegnare la protesta nelle loro mani. Fatto questo, se ne partì, a piedi, alla volta di Bologna.
Saltiamo in blocco, per motivi di spazio, le vicende che lo videro lasciare, nella notte tra l’8 ed il 9 agosto del 1849 la città di Bologna, sempre a piedi e sempre per vie traverse, alla volta della Toscana, di Livorno e di un imbarco verso un esilio che durò dieci anni, speso quasi sempre in condizioni indigenti tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, e riprendiamo il discorso sul suo impegno per il miglioramento delle condizioni di vita del popolo.
Tornato a Bologna nel 1859, Quirico Filopanti inizia a collaborare con la Società Operaia di Mutuo Soccorso della città, formatasi nel 1860. Col passare degli anni, nel confronto con le nuove idee sociali che arrivavano dall’estero e prendevano piede anche in Italia, le sue posizioni diventarono sempre più moderate, mentre il movimento operaio si avviava sulla strada del socialismo e della lotta di classe. Fedele alla propria visione di un mondo in cui tutte le classi dovevano collaborare insieme per migliorarsi reciprocamente, Filopanti si impegnò per accrescere l’istruzione e la cultura del popolo, elementi base indispensabili per ogni miglioramento sociale. In quest’ottica tenne lezioni domenicali ai soci dell’Operaia, in parte di carattere scientifico divulgativo, in parte di educazione alla politica.
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Maggio 2012 (Numero 20)

  • Editoriale 
    di Gabriella Lupi
  • L'8 agosto 1848 a Bologna...
    di Alessia Branchi
  • Un uomo da riscoprire: Quirico Filopanti 
    di Mirtide Gavelli
  • Rebus
    di Samuele Graziani
  • Tarantati
    di Gianna Daniele
  • Quirico Filopanti: una vita tra studio e azione
    a cura di Fiorenza Tarozzi
  • L'erede
    di Giuseppe Bergivaldi ed Emilio Salgari
  • Quirico Filopanti e i Fusi Orari
    di Samuele Graziani
  • Un giorno al castello
    di Andrea Olmo
  • Odore
    di Gianna Daniele
  • Breve storia delle uniformi
    di Lorenzo Nannetti
  • Il Passatore 
    di Andrea Trentini
  • Una gentildonna nel Caucaso 
    di Marinette Pendola
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