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Il Passatore

di Andrea Trentini


Il 28 giugno 1845 il Tribunale di Ferrara condanna il Pelloni a quattro anni di lavori forzati e mentre viene tradotto ad Ancona per scontare la pena, riesce a sfuggire dalla sorveglianza dei gendarmi dandosi definitivamente alla macchia. Purtroppo per il padre Girolamo, che morì nel 1845 proprio mentre Stefano si guadagnava i gradi di brigante professionista, tutte la sue speranze di riportarlo sulla via della legalità si rivelarono vane.
Fu comunque nel 1874 che molti in Romagna appresero dell’esistenza di un nuovo capo bandito, soprannominato E’ Pasador. Una nota informativa di un parroco della zona di Brisighella segna l’atto di nascita della banda del Passatore: Appresi oggi 4 gennaio 1847 dai Coloni Sussidiari che nei boschi di Zattaglia si è attruppata nuova banda di assassini condotti da un capo che va dicendo a coloro che incontra e rapina di essere evaso dalle carceri pontificie e che si fa chiamare Stuvanì de Passador. A differenza degli altri, Stefano Pelloni aveva l’ardire di firmare le sue malefatte anche perché sarebbe comunque stato facilmente identificabile a causa di una fucilata ricevuta in faccia in età giovanile che gli aveva lasciato sullo zigomo destro una grossa macchia azzurrognola dovuta ad alcuni grani di polvere da sparo conficcatisi sotto pelle.
Le attività del Passatore andavano dalla semplice rapina ai viandanti alle più complesse e redditizie rapine alle case di ricchi possidenti, vendette su commissione, fino ad arrivare a occupare interi paesi.
L’invasione di Forlimpopoli, per com’è stata orchestrata, rappresenta la sua impresa più celebre. Quella sera, al teatro cittadino, quando si aprì il sipario per dare inizio al secondo atto dello spettacolo, il folto pubblico che comprendeva una nutrita schiera di ricchi possidenti, al posto degli attori si trovò la banda del Passatore con i fucili spianati. Per tutta la notte i signori presenti furono scortati alle loro abitazioni e depredati dei loro averi. Chi non era andato a teatro venne svegliato e gli fu riservato lo stesso trattamento. Mentre la banda depredava, il Passatore si sollazzava fra osterie e postriboli. Finita la razzia i banditi conclusero la serata con abbondanti libagioni e lunghi giri di danze con le dame più belle. Prima di andarsene elargirono una mancia al capocomico scusandosi per avergli rubato la scena.
La banda del Passatore, come le tante altre che infestavano la Romagna, potette godere di una certa libertà d’azione nel periodo che coincise con i primi moti rivoluzionari. Nel 1848 la sollevazione di varie di varie città fra cui Milano, Venezia e Bologna, la Repubblica Romana e la prima guerra d’indipendenza vide gli austriaci costretti ad impegnare le loro forze per riconquistare i territori perduti. Questa situazione favorevole accompagnata da una fitta rete di fiancheggiatori e di rifugi organizzati consentiva ai banditi di razziare il territorio praticamente indisturbati. La mancanza di informazioni e lo sbandamento generale consentiva ai briganti anche la possibilità di confondersi con i rivoluzionari. Da non sottovalutare l’armamento in gran parte costituito da moderne doppiette di costruzione francese che venivano reperite nel vicino Granducato di Toscana con cui i vecchi catenacci delle guardie pontificie non potevano competere. Tristemente famoso era un fucile quadricanne in dotazione alla banda, arma rivelatasi pesante e poco maneggevole ma che doveva incutere spavento e rassegnazione da parte di chi era sotto tiro. I calessi che allora erano i mezzi più veloci e versatili li requisivano direttamente alle loro vittime.
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Maggio 2012 (Numero 20)

  • Editoriale 
    di Gabriella Lupi
  • L'8 agosto 1848 a Bologna...
    di Alessia Branchi
  • Un uomo da riscoprire: Quirico Filopanti 
    di Mirtide Gavelli
  • Rebus
    di Samuele Graziani
  • Tarantati
    di Gianna Daniele
  • Quirico Filopanti: una vita tra studio e azione
    a cura di Fiorenza Tarozzi
  • L'erede
    di Giuseppe Bergivaldi ed Emilio Salgari
  • Quirico Filopanti e i Fusi Orari
    di Samuele Graziani
  • Un giorno al castello
    di Andrea Olmo
  • Odore
    di Gianna Daniele
  • Breve storia delle uniformi
    di Lorenzo Nannetti
  • Il Passatore 
    di Andrea Trentini
  • Una gentildonna nel Caucaso 
    di Marinette Pendola
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