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Il salotto di Nonna SperanzaUna gentildonna nel Caucaso

di Marinette Pendola

20_caucaso01Lo straordinario destino di Carla Serena sembra si sia giocato all’insegna della casualità. Non si è padroni del proprio destino, scriverà lei stessa per giustificare in qualche modo i sei lunghi anni di permanenza nel Caucaso. Effettivamente, alcuni momenti della sua vita sono segnati da svolte fondamentali e definitive. Nata ad Anversa nel 1824 in una famiglia della buona società, Caroline Hartog Morgensthein si trova a Venezia nel 1848 quando incontra e sposa Carlo Serena, patriota amico di Daniele Manin, condannato l’anno seguente all’esilio. Dopo un decennio trascorso ad Anversa dove nasceranno i cinque figli, la coppia si stabilisce definitivamente a Londra. In quella città, Caroline trascorre il tempo fra i doveri familiari e le esigenze mondane.
Tra queste ultime non mancano le feste di beneficienza in cui riesce a coinvolgere lo stesso Mazzini. È indirettamente Mazzini ad avviarla alla scrittura. Nel marzo 1872, Caroline si trova a Roma per questioni di famiglia e assiste a una commemorazione funebre in onore del grande uomo appena deceduto. Colta da una profonda emozione, sente uno slancio sconosciuto che [la] spinge a scrivere quello che ha visto. Il giorno successivo invia quella pagina scritta in fretta sotto l’impressione del momento che sarà pubblicata da un giornale di Anversa. Da allora la scrittura diverrà sua fedele compagna. E, nello stesso momento, scompare Caroline per cedere il posto a Carla.
Inviata speciale del suo giornale, non esita a partire per Vienna in occasione dell’esposizione universale del 1873. L’anno successivo visita il Medio Oriente, poi decide di inoltrarsi nel Caucaso, in territori mai visitati da una donna. E nulla, nemmeno la guerra imminente fra Russia e Turchia, la fermerà.
Partita da Istanbul via mare nel settembre del 1874, Carla è costretta a fermarsi al porto di Batumi per una decina di giorni a causa delle pessime condizioni atmosferiche, e poi a Poti altri quindici giorni, non potendo intraprendere il viaggio verso Tbilisi poiché il percorso ferroviario che collega le due città è totalmente sommerso dalla neve. Riesce a raggiungere la capitale caucasica quando aveva previsto di far ritorno a Londra. Il Caucaso che era solo una tappa del suo viaggio diventa allora la meta. Questa contrada - scrive - dimenticata dalla civiltà, eccitò più di ogni altra la mia curiosità, persino il mio entusiasmo.
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Maggio 2012 (Numero 20)

  • Editoriale 
    di Gabriella Lupi
  • L'8 agosto 1848 a Bologna...
    di Alessia Branchi
  • Un uomo da riscoprire: Quirico Filopanti 
    di Mirtide Gavelli
  • Rebus
    di Samuele Graziani
  • Tarantati
    di Gianna Daniele
  • Quirico Filopanti: una vita tra studio e azione
    a cura di Fiorenza Tarozzi
  • L'erede
    di Giuseppe Bergivaldi ed Emilio Salgari
  • Quirico Filopanti e i Fusi Orari
    di Samuele Graziani
  • Un giorno al castello
    di Andrea Olmo
  • Odore
    di Gianna Daniele
  • Breve storia delle uniformi
    di Lorenzo Nannetti
  • Il Passatore 
    di Andrea Trentini
  • Una gentildonna nel Caucaso 
    di Marinette Pendola
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