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Il salotto di Nonna SperanzaUna gentildonna nel Caucaso

di Marinette Pendola

Tbilisi rivela subito la sua natura multietnica, essendo luogo d’incontro di tutte le popolazioni caucasiche. L’apparizione di una donna occidentale suscita curiosità. È facile rendersi conto dello stupore che doveva causare una donna che viaggia da sola - scrive Carla - in questo paese già così raramente visitato dai turisti e in cui le donne vivono ancora in una cerchia ristretta. Il soggiorno a Tbilisi le permette d’incontrare la classe più agiata, ma è la provincia ad attrarla poiché spera di trovare usi e costumi più primitivi quindi più autentici.
La preparazione del viaggio implica un ripensamento delle sue abitudini. In Europa - scrive - il volume dei bauli che permette ai miei vaporosi abiti di conservare tutta la loro freschezza, mi fa piacere; in Asia divenne la mia disperazione. Sistemati provvisoriamente i bagagli presso la residenza del console d’Italia, Carla parte con un solo pacchetto contenente l’indispensabile per l’igiene personale, con alcune provviste e tutto ciò che può servire per preparare i pasti lungo la strada poiché in certi luoghi non si trova niente. Si dirige inizialmente verso ovest, in Mingrelia, quel territorio che coincide con l’antica Colchide, terra d’approdo di Giasone alla ricerca del vello d’oro e di Medea. A Kutaisi è accolta dal governatore, a Zugdidi è ospite della colta e raffinata principessa Caterina Dadian. Il viaggio verso le campagne desertiche diventa una vera impresa.
Con l’aiuto di un vecchio soldato percorre terre poco frequentate che non offrono quasi nulla: giudicai prudente chiedere ospitalità al capo della minuscola stazione in cui mi trovavo. Il capostazione mi cedette il suo ufficio che trasformai in camera, sdraiandomi su due sedie coperte con la mia pelliccia. Spesso i pasti sono saltuari o molto frugali: un bicchiere di vino e un po’ di pane, un liquido giallastro chiamato Tchai (tè). Il viaggio dalla Mingrelia verso le province più a nord attraverso il fiume Inguri è come il passaggio del Rubicone. Carla penetra in luoghi le cui popolazioni sono ritenute primitive e bellicose. Vi è accolta con curiosità: principi e principesse, contadini e contadine, vecchi e giovani mi circondavano con eguale sorpresa; ovunque andassi, la folla mi seguiva con curiosità ma non con malevolenza. Qualche cura somministrata casualmente, dettata più dal buon senso casalingo che da conoscenze mediche, le vale l’amicizia dell’intera regione e le permette di attraversarla senza timori.
Nonostante non sia una brava cavallerizza, attraversa luoghi impervi a cavallo come fa ogni persona del luogo che trascorre parte della sua vita in sella e coglie ogni occasione per rimanervi. Si riposa in capanne di canniccio senza porte né serrature, senza che le succeda mai qualcosa di sgradevole. Le donne mostrano particolare interesse nei suoi confronti, soprattutto vanno in estasi di fronte al suo abbigliamento, d’altronde è la prima europea che vedono. E come accadde ad Amalia Nizzoli al Cairo (v. Jourdelò n°16, apr-set 2010, p.40) dovetti spogliarmi molte volte per accontentare la loro voglia di provare il mio abito. In Abkasia si trova circondata da donne che lanciano gridolini di stupore mentre lei prepara uno zabaione all’italiana per tirar[si] su.
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Maggio 2012 (Numero 20)

  • Editoriale 
    di Gabriella Lupi
  • L'8 agosto 1848 a Bologna...
    di Alessia Branchi
  • Un uomo da riscoprire: Quirico Filopanti 
    di Mirtide Gavelli
  • Rebus
    di Samuele Graziani
  • Tarantati
    di Gianna Daniele
  • Quirico Filopanti: una vita tra studio e azione
    a cura di Fiorenza Tarozzi
  • L'erede
    di Giuseppe Bergivaldi ed Emilio Salgari
  • Quirico Filopanti e i Fusi Orari
    di Samuele Graziani
  • Un giorno al castello
    di Andrea Olmo
  • Odore
    di Gianna Daniele
  • Breve storia delle uniformi
    di Lorenzo Nannetti
  • Il Passatore 
    di Andrea Trentini
  • Una gentildonna nel Caucaso 
    di Marinette Pendola
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