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Il salotto di Nonna SperanzaUna gentildonna nel Caucaso

di Marinette Pendola

D’altronde, ci informa, la famiglia [è] un santuario in cui l’uomo rimane sulla soglia. Il mio sesso me ne aprì la porta. Tutto ciò che annoterà su questa regione sarà solo frutto delle sue eccellenti doti di osservatrice, poiché ignora totalmente la lingua locale e - osserva - faccio fatica ora a crederlo, ma è vero, passai due mesi senza parlare.
In ogni luogo, dalle case raffinate ai villaggi sperduti, partecipa alle feste e a tutte le attività locali, compreso l’attraversamento di boschi popolati di orsi e, come una moderna antropologa, trascrive ogni dettaglio con cura. Viaggiare con lo scopo di vedere e di studiare è una scienza - sostiene - che, come ogni altra, sviluppa il desiderio di penetrarvi in profondità man mano che si procede. 20_caucaso02Il Caucaso fu per me una rivelazione. Conoscerlo meglio e descrivere ciò che mi aveva colpito, divenne un’ossessione. I suoi articoli sono pubblicati dalla prestigiosa rivista geografica francese le Tour du monde a partire dal 1880. Nel 1881 dà alle stampe presso un editore parigino un volume di 376 pagine, Mon voyage: souvenirs personnels. Nello stesso anno affronta un secondo viaggio nel Caucaso con lo scopo di fotografare ciò che vede. Due volte - scrive - ho rivisto questo enigmatico Caucaso che mi ha tanto interessato; due volte mi sono avventurata sola, fiduciosa, abbandonata alle mie uniche forze. Non l’ho rimpianto. Dappertutto e in ogni casa ho trovato la stessa ospitalità franca, cordiale che caratterizza i Caucasici; non lo dimenticherò mai.

Carla Serena muore di febbre malarica nel 1884 in Grecia. Leggendo i suoi scritti, non si possono non cogliere alcune ombre che gli storici non hanno ancora dissipato. Certo colpisce il coraggio e lo spirito di adattamento di questa donna appartenente alla buona società, che rinuncia alla vita comoda e ai begli abiti, ma soprattutto sacrifica gli affetti familiari. Ignoravo - confessa - che questo lavoro mi avrebbe richiesto il sacrificio di un’assenza così prolungata, la privazione di tutto ciò che dà gioia e piacere nella vita. Alcuni di questi sacrifici appaiono nella loro immediata evidenza: non solo l’anniversario di matrimonio trascorso lontano da casa di cui scrive nel suo libro, ma anche il mancato matrimonio di due sue figlie della cui sistemazione avrebbe dovuto occuparsi la madre, secondo le regole della società vittoriana e, soprattutto, la morte per parto della sua primogenita mentre lei era lontana.
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Maggio 2012 (Numero 20)

  • Editoriale 
    di Gabriella Lupi
  • L'8 agosto 1848 a Bologna...
    di Alessia Branchi
  • Un uomo da riscoprire: Quirico Filopanti 
    di Mirtide Gavelli
  • Rebus
    di Samuele Graziani
  • Tarantati
    di Gianna Daniele
  • Quirico Filopanti: una vita tra studio e azione
    a cura di Fiorenza Tarozzi
  • L'erede
    di Giuseppe Bergivaldi ed Emilio Salgari
  • Quirico Filopanti e i Fusi Orari
    di Samuele Graziani
  • Un giorno al castello
    di Andrea Olmo
  • Odore
    di Gianna Daniele
  • Breve storia delle uniformi
    di Lorenzo Nannetti
  • Il Passatore 
    di Andrea Trentini
  • Una gentildonna nel Caucaso 
    di Marinette Pendola
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