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Giuseppe Mazzini 200 anni dopo

Nota per un percorso

di Sauro Mattarelli

Nel corso della sua vita Giuseppe Mazzini sostenne coerentemente le grandi cause umanitarie del secolo. Riguardo alle battaglie per l’emancipazione della donna la sua esortazione in certi frangenti assunse un carattere lapidario, con l’invito esplicito di cancellare dalla mente ogni idea di superiorità perché Davanti a Dio Uno e Padre non v’è uomo né donna; ma l’essere umano.01_mazzini01
Altrettanto ferme le azioni per l’abolizione della pena di morte e della schiavitù, per la libertà di religione, di pensiero, di stampa e di associazione. L’attività di rivoluzionario e il fatto di essere ricercato dalle polizie di molti stati europei, non gli impedì di occuparsi di arte, critica letteraria, musica, scienza, filosofia, politica, storia, religione.
Laico, come uomo di stato; profondamente religioso sul piano personale e pedagogico, connotò il mondo repubblicano italiano e internazionale e, seppure in misura minore, gli altri grandi filoni culturali: quello socialista, comunista, anarchico, liberale e radicale. Memorabili le dispute e i confronti con Marx, Bakunin, Cavour, Garibaldi. Nonostante nutrisse un profondo rispetto per il repubblicanesimo di Carlo Cattaneo, l’obiettivo di conseguire l’unità d’Italia lo portò a diffidare delle idee federaliste.
Nonostante il suo repubblicanesimo intransigente lo portasse su posizioni fieramente antimonarchiche, alla sua morte fu ugualmente inserito nel Pantheon dei padri della patria (unificata sotto l’egida di casa Savoia), con Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II.
Il regime fascista tentò, soprattutto con Giovanni Gentile, di proporlo come precursore del nazionalismo. Si trattava però di una evidente forzatura, perché il Genovese aveva sì propugnato l’amor di patria, per spingere verso la fratellanza e l’unione dei popoli, a cominciare da quelli europei; ma aveva anche scritto parole chiare contro il nazionalismo, denunciando il rischio del colonialismo, l’inutilità delle guerre di conquista, l’abominio del razzismo e di ogni forma di oppressione.

La patria – si legge nei Doveri dell’uomo, la sua opera più nota - non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La Patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio. Finché uno solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal voto nello sviluppo della vita nazionale – finché uno solo vegeta ineducato fra gli educati – finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue, per mancanza di lavoro, nella miseria – voi non avrete la Patria come dovreste averla, la patria di tutti, la Patria per tutti.
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Aprile-Giugno 2005 (Numero 1)

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