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La fanciulla di Zena

di Andrea Gazzotti


Chiaritimi nomi e date, restava il punto fondamentale… come finisce veramente la storia?

Miniatura del codice originale della Vita Mathildis (Miniatura 481x579 px)Il romanzo è ambientato dall’autore nel 1077, anno in cui la contessa Matilde, paladina di papa Gregorio VII durante le lotte per le investiture in opposizione all’imperatore Enrico IV, portò quest’ultimo alla sua famosa umiliazione a Canossa. La figura della contessa, in tutta la storia, viene esaltata e portata ad esempio di saggio governo politico e morale.
Sigiero (figlio di Bernardo de’ Cossi) si è innamorato di Zenobia, mentre ella era al castello di Zena, ma le due famiglie, lui un de’ Cossi (Ghibellini) (così nel testo) lei Ghisiglieri (Guelfi), sono nemiche a causa di Azzone, nonno di Sigiero, che per vendicarsi di presunti torti subiti vuole rapire la ragazza. Vi riuscirà, con intrighi e furberie, sottraendola agli uomini di Brento che cercavano di portarla in salvo a Bologna. La ragazza viene condotta fino a Serle, vicino al lago di Garda, nel castello di Ginolfo, fedele all’imperatore e che, per intrighi politici, la cederà in sposa al Conte Orsino. Ma lasciamo la parola allo scrittore:

Castello di Zena (A.G) (Miniatura 219x474 px)…Siete voi contenta di sposare a vostro legittimo consorte Messer Orsino Conte di Virle? Zenobia divenne allora rossa come bragia… Ma considerando del pari la sua pudicizia, e sentendo in quel momento tutta la forza della sua religione rispose: – Ma dov'è il sacerdote da ciò? – Sono io, rispose il prete con eguale aria di devozione. – Voi, sclamò Zenobia, voi! E non siete voi quel medesimo che tiene donna e predicava contro Gregorio? – Sì, figlia, rispose il prete pacatamente. Io insegnavo ai fedeli la vera dottrina. – Ebbene... io voi rifiuto. Chiamatemi un prete che predichi Gregorio e allora risponderò. – Ma, carina, da queste parti tutti la pensano così, e se voi siete eretica peggio per voi. Orsino allora aggiunse: – O sposatemi con questo prete, o starete qui a marcire. – E Ginolfo pure gridò: – Finisci le moine, se no ti sbrigo io…


Sigiero intanto, con l’aiuto di quelli di Brento, entra nel castello ma….

... Sentendosi dunque Orsino e Ginolfo i nemici addosso, e appena in tempo a fuggire, pensarono di buttare Zenobia dalle mura. E siccome non la potevano buttar da fuori per l'impedimento dei spessi merli, la buttarono giù da dentro, senza badare dove, Ginolfo gli diede un urto ed ella ruinò supina, come uno straccio. Si udì un tonfo secco, come di un non so che si fracassasse, e pensarono fosse la povera creatura…

Fortuna vuole che la ragazza cada su un carretto che ne attutisce la caduta… però solo in parte.

Quale spettacolo doloroso e spaventoso quando arrivò Sigiero e fu montato sul carro! Zenobia era là immobile, distesa, senza senso di vita e gelata. Non ebbe tempo a piangere, o il dolore glielo impedì. Alzò la fanciulla, e con gran fatica scese con essa del carro: Oh Zenobia, gridando, Zenobia, tu non mi senti…

I tre loschi figuri Orsino, Ginolfo e il prete pagheranno ovviamente con la vita il loro misfatto.


Immagini nella pagina:
Rex rogat abbatem / Mathildim supplicat atque, Miniatura del codice originale della Vita Mathildis di Donizone di Canossa (sec. XII), Biblioteca Vaticana, Roma
Castello di Zena (foto A. Gazzotti)
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