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Non solo camicia rossa... le uniformi dei garibaldini

di Cesare Galantini

La tenuta dei legionari si presentava in sostanza come una semplice e rozza tunica. Quella veste, lunga sino alle ginocchia, era stretta in vita da una cintura di cuoio a cui si poteva agganciare la sciabola. In testa un cappello di feltro a tese larghe e al collo legati i due capi di un fazzoletto colorato. I pantaloni erano simili a quelli indossati dai marinai genovesi: di tela resistente, di colore blu (bleu de Gênes), in pratica gli antenati dei nostri jeans. In sostanza si trattava di una sommaria uniforme destinata a diventare ben presto molto riconoscibile e che vide alcune trasformazioni negli anni seguenti, quando Giuseppe Garibaldi operò in Italia.

Uniformi garibaldini 1 (Miniatura 219x55 px)
Per cercare di immaginare correttamente l’abbigliamento e l’equipaggiamento dei garibaldini dobbiamo sforzarci però di pensare non ad un esercito regolare, ma ad una milizia di volontari. I garibaldini sono combattenti non convenzionali, mal equipaggiati, spesso mal considerati dall’esercito regolare e dalle autorità; lottano con valore, entusiasmo e ostinazione, combattono a oltranza e tutto ciò si riflette sulla loro tenuta. La figura del garibaldino in perfetta uniforme, che a volte ci è stata proposta dall’iconografia risorgimentale, non corrisponde alla realtà.

Per immaginarci correttamente il volontario in camicia rossa dobbiamo pensare più ad un guerrigliero irregolare che ad un soldato perfettamente equipaggiato degli eserciti dell’epoca. Non soldati tutti uguali, ma combattenti con differenze grandi e piccole di equipaggiamento e portamento (basti pensare alla varietà di barbe e capigliature); non battaglie articolate in cui si coglie uno sforzo di razionalità, ma un accorrere di uomini al fuoco (Corgnati, 1987).

Si deve tenere presente che l’aspetto stesso di Garibaldi e quello dei suoi volontari esercitò, ed esercita tuttora, un forte impatto sull’immaginario collettivo. Se pensiamo all’iconografia garibaldina, spesso siamo portati a rifarci alle immagini legate alla popolarità dell’eroe dei due mondi e dei suoi volontari consacrata a livello ufficiale: la cosiddetta Spedizione dei Mille, quando i ritratti di Garibaldi, il racconto delle sue imprese, verranno diffusi in maniera capillare, anche grazie all’evoluzione della tecnica fotografica.

Le immagini che ci restituiscono in maniera più fedele alla realtà la tenuta dei garibaldini, sono quelle che spesso hanno avuto meno circolazione. Si deve tenere presente che le camicie rosse, fatte confezionare da mani diverse, erano poi ornate con cordoncini di vario tipo, a volte potevano riportare segni distintivi, come potevano esserne prive. Le fogge delle uniformi erano tra le più disparate, i copricapi erano prodotti in diversi modelli e i pantaloni erano probabilmente il capo d’abbigliamento meno regolare della tenuta dei volontari.
Le fonti, in merito all’uniformologia garibaldina, confermano quanto sopra. L’uniformologia dell’Esercito Meridionale fu trattata per la prima volta nelle tavole raccolte in un album di immagini edito nel 1909, dove vengono riservati, alle formazioni, un piccolo spazio e brevi riferimenti.
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