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Non solo camicia rossa... le uniformi dei garibaldini

di Cesare Galantini

Berretto rosso (Miniatura 219x129 px)Ne Gli eserciti italiani dagli stati preunitari all’unità nazionale (Rivista Militare, 1984), si trova un’ampia argomentazione sui reparti garibaldini dal 1848 al 1867. Circa le divise adottate dai garibaldini nelle varie campagne, il testo espone che: …per quanto si riferisce alle uniformi, il tentativo di una ordinata catalogazione risulta decisamente compromesso dalla natura imprevedibile delle formazioni volontarie. Il soldato che si stringe intorno alla bandiera di Garibaldi si presenta già fornito di equipaggiamento minimo indispensabile per affrontare i disagi del campo di battaglia. E normalmente gli abiti civili non vengono dismessi anche se gli adattamenti non mancano: cinturoni, cartuccere, ghette, coperte e quanto altro usano normalmente i cacciatori, si inframmischiano così con i pochi oggetti che improvvisate intendenze riescono a raccogliere. La famosa camicia rossa non era affatto comune tra i volontari garibaldini, infatti, malgrado le testimonianze contrarie dell’iconografia ufficiale, poche volte i reparti garibaldini si sono presentati come formazioni scarlatte omogenee. Anche per quanto riguarda l’armamento vero e proprio, il problema dei fucili che non sparano per vetustà e la carenza delle baionette sono stati motivi di rammarico e di amarezza da parte del Generale…

Sembra ormai appurato che, all’inizio della Spedizione, solo un terzo dei volontari portasse la camicia rossa, mentre i restanti erano in abiti civili. La camicia rossa era ancora del tipo a giaccone, mentre i fazzoletti erano variopinti; solo dopo Palermo, Garibaldi ordinò di confezionare camicie rosse sufficienti per tutti.
Le camicie delle prime campagne garibaldine non avevano particolari rifiniture. Dopo il 1860 invece furono confezionati modelli aventi sia ai polsi sia al colletto rivoltato una rifinitura in verde, mentre sul colletto veniva riportato il numero del reparto. Nel 1866, a seguito dell’adozione delle norme del Regio Decreto per l’esercito dei volontari, i garibaldini confermarono l’utilizzo della camicia rossa con le rifiniture e un fazzoletto di colore verde. In sostanza, l’ormai mitica camicia rossa garibaldina diventava dal 1866 una giubba molto corta, di lana o cotone a seconda della stagione, con uno o due taschini all’altezza del petto. Intorno al collo un fazzoletto, che serviva per motivi identificativi ma anche per usi operativi e per proteggere il viso dalla polvere.

Uniformi garibaldini 2 (Miniatura 219x56 px)
Sopra alla camicia veniva indossato il cinturone, simile a quello in dotazione all’esercito Sardo, di colore nero con la placca ottonata, spesso col fregio di una croce; la camicia doveva solitamente sbordare di poco sotto il cinturone, solo di quattro dita, ma nei periodi estivi si poteva portare direttamente dentro il pantalone, chiusa sempre dal cinturone. Il pantalone era di colore variabile e spesso era preda bellica (spogliazioni dell’esercito avversario). Un esempio concreto di questa pratica lo troviamo nella campagna del 1860, dove prevaleva tra i garibaldini l’uso del pantalone bianco sottratto alle truppe borboniche. Le ghette furono quelle adottate dai reparti piemontesi, ma vennero utilizzate anche ghette nere austriache. Se tra i semplici volontari era comunque vigente una certa libertà nell’utilizzo dell’uniforme, tra gli ufficiali questa pratica era ancora più diffusa, arrivando addirittura a vestire un’uniforme a loro scelta: ogni comandante si inventava la propria tenuta militare.
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