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Il salotto di Nonna SperanzaE se non fosse che era donna, le spalline avria avute e non la gonna

di Marinette Pendola

Scrive il colonello Sacchi nella sua relazione, in data 8 agosto 1860: si continua la marcia sotto un sole ardente, senza acqua lungo la strada e con uno strato di polvere finissima che estenua affatto i soldati. Qualche tempo dopo scrive: un ostinato temporale ci accompagna per sei ore di marcia con incessante e dirottissima pioggia, vento, grandine. Tonina non intende fare la vivandiera o l’infermiera e, negli scontri armati, si batte con tale coraggio da far dire a qualcuno che avrebbe potuto comandare un battaglione se la sua condizione di donna non glielo avesse impedito.

Ma la sua condizione di donna è ignota a tutti e tale rimane fino al giorno in cui, in una mischia, le vola via il berretto e i lunghi capelli biondi svelano il segreto. Alla conclusione della campagna garibaldina, ottiene il brevetto di caporale e il congedo con onore. La coppia recupera la figlia a Modena e si stabilisce a Firenze, dove vive in estrema povertà. Nemmeno due anni dopo, Tonina muore di tisi, all’età di ventinove anni, distrutta probabilmente dalle immani fatiche della guerra in Calabria. Di lei si perdono le tracce fino a quando, molto recentemente, il suo concittadino, il bibliotecario di Cervarese Santa Croce e storico Alberto Espen, frugando fra documenti d’archivio, scopre e riporta alla luce le gesta di questa donna coraggiosa.

Rose Montmasson (Miniatura 219x298 px)Un’altra donna colpevolmente cancellata dalla storia è Rose Montmasson, che appare iscritta nell’elenco dei Mille sotto il nome di Crispi Rosalia. L’unica donna, si legge un po’ dappertutto, cui fu concesso di seguire il marito nella Spedizione dei Mille. E a ragion veduta. Rose è una donna libera, cresciuta in una famiglia della Savoia che dà pari dignità alle femmine come ai maschi. Sa leggere e scrivere e ben presto si trasferisce a Marsiglia, dove vive facendo la lavandaia e la stiratrice.

Proprio a Marsiglia, nel 1849, incontra Francesco Crispi. Grazie al giovane esule, conosce la causa mazziniana e s’innamora di entrambi.
Rose, divenuta nel frattempo Rosalia, segue il compagno nelle sue peregrinazioni da esule e lo mantiene continuando a lavare panni. Ben presto, grazie alle sue capacità e alla sua affidabilità, diventa corriere mazziniano. Con il tempo le vengono affidate missioni delicate poiché risolve sempre gli imprevisti con grande intelligenza.

In una delle sue peregrinazioni, la coppia approda a Malta, dove si sposa nel 1857. Nel marzo 1860 a Rosalia viene affidata una delicatissima missione in Sicilia e a Malta, che affronta e risolve, nei momenti più complessi, con grande ingegno. Grazie al suo ruolo insostituibile di corriere, a volte di spia, diventa una protagonista. Perciò Garibaldi accetta la sua presenza sul piroscafo Piemonte che li porterà a Marsala. Con l’Unità d’Italia, decolla la carriera politica di Crispi che diventa sempre più monarchico mentre Rosalia rimane fervidamente repubblicana.

La vita pubblica del marito corrode pian piano la coppia, che si separa nel 1875. Da quel momento Rosalia fa vita appartata, confortata da pochissimi amici. Tre anni dopo riappare nelle cronache per lo scandalo suscitato dal matrimonio del marito con una giovane da cui ha avuto una bambina. L’accusa di bigamia cade grazie alle manipolazioni degli avvocati, ma recenti indagini dimostrano che il matrimonio maltese era valido. Rosalia affronta con dignità tutta la vicenda. Non sa che il suo nome è scomparso volutamente da tutti gli scritti del marito. Crispi l’ha cancellata dalla sua vita e dalla nostra memoria.
E solo recentemente la vita e l’impegno della ragazza di Marsiglia, come titola un suo romanzo Maria Attanasio, sono tornati alla luce.

Il breve excursus sulla partecipazione delle donne al Risorgimento si chiude con l’amarezza di non aver abbastanza spazio per citarle tutte. Meritano attenzione, fra tante altre, Colomba Antonietti, Antonietta De Pace, Enrichetta Di Lorenzo Pisacane, Sara Levi Nathan, Enrichetta Caracciolo, Giulia Calame e la povera Giuditta Tavani Arquati trucidata dagli zuavi del papa. Rimane la speranza che si possa continuare a raccontare il loro coraggio e la loro abnegazione dalle colonne di questa rivista poiché le loro imprese meritano di tornare a fare parte a pieno titolo della nostra memoria.


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Rose Montmasson


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