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Carnet de bal

di Delia Lenzi

Carnet de bal a forma di violino (Miniatura 550x724 px)
Quando ci si immagina un ballo ottocentesco non si può fare a meno di pensare al Carnet de bal, un accessorio fondamentale per ogni dama o damigella, fido alleato per rammentare le danze previste e ancor più per annotarvi il nome dei cavalieri con cui si intendeva danzarle.

Ma come nasce questo oggettino, apparentemente lezioso, che ha fatto battere tanti cuori?

Fin dal Medioevo le società dominanti svilupparono il gusto dell’incontro accompagnato da musiche e in seguito dalle danze, dapprima nelle sale dei castelli, quindi nelle corti ed infine nei ricchi palazzi dei cortigiani. Veniva rispettato sempre e comunque un ordine nel susseguirsi delle musiche, regolato rigidamente dal rango sociale dei danzatori, imponendo con chi e quando poter prendere parte alla danza.

Nel corso del ‘600 e ‘700 nelle città si diffuse a poco a poco l’usanza di balli pubblici indetti per onorare un personaggio in visita o per ricorrenze civili o religiose, gratuiti o con un piccolo prezzo d’ingresso, in maschera o meno, ma che, sebbene aperti anche al nascente ceto medio, rispettavano comunque la tipologia di balli delle feste più formali dell’alta nobiltà: il minuetto, la contraddanza, la gavotta, il rigodone, la gagliarda, tutti contraddistinti, oltre che dalla lunga durata della danza stessa, da figure complicate e che prevedevano pochi contatti diretti all’interno della coppia danzante.

Con la Rivoluzione Francese e il mutare dei regimi politici in buona parte dell’Europa, caddero molte delle barriere che separavano le classi sociali e crebbero le integrazioni fra la nobiltà e l’alta e media borghesia. In questa strategia di integrazione il ballo occupa un posto centrale.
A partire dalla fine del ‘700 le danze divennero meno formali, più brevi, aumentandone quindi il numero e si affermò un modo diverso di danzare: la coppia chiusa, che consentiva un contatto socialmente più utile a causa della vicinanza continua.

Carnet de bal 1765 (Miniatura 487x384 px)Già nel ‘400 le dame usavano portare in vita lunghe catene a cui erano appesi i pomander (piccoli contenitori profumati), fazzolettini, ventagli o piccole chiavi preziose. Col tempo questi oggettini vennero appesi direttamente alla gonna tramite ganci ed anellini e si arricchirono seguendo la moda (forbicine, scatoline con sali, nei artificiali, tabacco da fiuto ecc.) o le innovazioni tecniche (lenti da vista, orologini ecc ).

A partire dalla seconda metà del ‘700 entrarono in voga anche piccoli promemoria di fogge curiose e fattura preziosa, probabili antenati del Carnet de bal che però, come tale, si affermò solo ai primi dell'800.




Immagini nella pagina:
Carnet de bal a forma di violino, porcellana, avorio e oro, metà del 18° sec., Musée Cognacq-Jay, Parigi
Carnet de bal, pannelli in agata e incastonatura in oro stile rococò, manifattura inglese/francese, ca. 1765, Museum of Fine Arts, Boston
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