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La battaglia di Ciro Menotti: da imprenditore a martire per l'Unità d'Italia

Seconda parte: La congiura e il tragico epilogo

a cura di Martina Rignanese

Impiccagione di Ciro MenottiMenotti stava per andare incontro al suo triste destino. Dopo un tentativo fallito di farlo evadere dal carcere, il governo di Modena implorò la sua scarcerazione appellandosi al Duca, che restò irremovibile. Riprendendo possesso del trono, coronò il suo ritorno trionfale decidendo di colpire, in modo esemplare, il carismatico capo dei ribelli.

Ciro fu condannato all’impiccagione assieme al notaio Vincenzo Borelli, reo di aver firmato l’atto di decadenza del Duca quando questi aveva lasciato Modena. Nella tragica baraonda, l’avvocato Enrico Misley sfuggì alla repressione senza subire alcuna condanna, elemento che va a creare ulteriori dubbi sul suo lealismo patriottico. Il fatto, poi, che una personalità influente a corte non si fosse esposta per difendere Menotti, inasprì il biasimo tra i liberali. Non occorre, comunque, trarre conclusioni affrettate giacché mancano testimonianze neutrali che possano incolpare o giustificare Misley. Costui, per chiarire le sue azioni, scrisse L'Italie sous la domination autrichienne (1832) condannato, poi, da Paride Zajotti come menzognero.

Tomba MenottiSe Misley se la cavò con le sassate dell’opinione patriottica, Menotti e Borelli conclusero atrocemente i loro giorni. Il 26 maggio 1831 dalle ore 6:30 alle 7:30 sul bastione davanti alla destra della Cittadella, vengono tratti a morte primo il Dottor Vincenzo Borelli, poscia in altra forca vicina Ciro Menotti, testimonia un cronista dell’ epoca, Sossai. L’agonia fu lenta e feroce e i condannati non ricevettero neppure la clemenza dell’ufficio del tirapiedi.

Ciro morì a trentatré anni con queste ultime parole:
la delusione che mi conduce a morire farà aborrire agli italiani ogni ingerenza straniera nei loro interessi, e li avvertirà a non fidarsi che nel soccorso del loro braccio….io muoio innocente, non ho immaginato mai di uccidere il Duca: gli ho salvato anzi due volte la vita. Non me ne pento: perdono a colui che mi assassina e prego che il mio sangue non cada su di lui e i suoi figli.

Francesco IV decretò la confisca dei suoi beni facendolo seppellire nella terra sconsacrata del cimitero di San Cataldo. Solo nel 1848 i suoi resti furono traslati nella cripta di famiglia nella parrocchia di Spezzano, dove anni dopo lo raggiungeranno la moglie e i figli.

La sua morte percorse duramente l’Italia e giunse alle orecchie di Giuseppe Garibaldi, allora profugo nelle Americhe, che chiamò Menotti il primogenito che ebbe da Anita. Il sacrificio dell’eroe non fu vano. Il 20 agosto 1859 Modena insorse contro il Duca Francesco IV e, nella commissione che decretò la fine del Ducato, c’erano proprio due dei figli di Ciro, Achille e Adolfo.


Immagini nella pagina:
Eduardo Matania, Impiccagione di Ciro Menotti, sec. XIX, Museo del Risorgimento di Modena
Tomba di Ciro Menotti, Chiesa di San Giovanni Evangelista, Spezzano, frazione di Fiorano Modenese

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