Aprile-Settembre 2006
 

Lord Byron a Pisa

Marina Governi

"Questo lungarno è uno spettacolo così bello, così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente che innamora: ...... non so se in tutta l'Europa si trovino vedute di questa sorta. Vi si passeggia con gran piacere, perché v'è quasi sempre un'aria di primavera: sicché in certe ore del giorno quella contrada è piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni: vi si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo tra le dorature dei caffè, delle botteghe piene di galanterie e nelle invetriate dei palazzi e delle case, tutte di bella architettura. ..." Così Giacomo Leopardi descriveva la città di Pisa alla sorella Paolina nel 1827. Nel XIX secolo Pisa era una città molto frequentata da viaggiatori, artisti e ricchi giovanotti che compivano il loro Grand Tour d'Europa, attratti non solo dal dolce clima, ma anche da quell'insieme romantico di arte e natura, di cultura e ruralità allora tanto ricercato.

George Gordon Byron. Ritratto
George Gordon Byron

Nonostante la città avesse già ospitato personaggi illustri come Goethe, Montesquieu, Alfieri, Goldoni, Shelley, quando si diffuse la voce che il famoso poeta inglese Lord Byron sarebbe giunto a Pisa, ci fu grande agitazione tra i cittadini, incuriositi soprattutto dalla bizzarra reputazione di cui Byron godeva nei salotti europei; su di lui circolavano un'infinità di storie "... tutte contraddittorie e molte assurde. Si diceva che quell'uomo era di sangue reale, ricchissimo, di temperamento sanguigno, capriccioso e tirannico nelle sue abitudini, esperto cavallerizzo, preda del suo genio malvagio e tuttavia di un' intelligenza sovrumana...".
La polizia locale era stata incaricata dal Governatore di Pisa di tenerlo sotto controllo non appena avesse messo piede in città, perché era considerato un individuo pericoloso: infatti Byron aveva scritto un'opera poetica intitolata Dante's Prophecy (La Profezia di Dante), ritenuta sovversiva.
Ma soprattutto era sospettato di aver aiutato la setta dei Carbonari nei tentativi di insurrezione nelle Romagne, fornendole ingenti somme di denaro e nascondendo armi e munizioni; inoltre aveva anche osato appendere la bandiera tricolore al balcone del palazzo in cui abitava a Ravenna, ma, poiché era un Pari inglese, non si poterono prendere provvedimenti contro di lui. Invece i suoi amici, il conte Ruggero Gamba col figlio Pietro, sospettati anch'essi di carbonarismo, vennero esiliati da Ravenna e si trasferirono a Pisa insieme all'altra figlia del conte, Teresa Gamba Guiccioli, che aveva ottenuto di recente la separazione dal marito ed era costretta a vivere col padre. Essendo nota a tutti l'amicizia che legava Lord Byron alla bella contessina Teresa, si sapeva che presto lui l'avrebbe seguita.
Infatti il 1° novembre del 1821 Lord Byron arrivò a Pisa: giunse a bordo della sua carrozza napoleonica, seguito dal suo personale di servizio, una gran quantità di mobili, i suoi libri e suoi animali (quattordici cavalli, un bulldog, due gatti, una scimmia, tre pavoni e delle galline).
Il suo amico Shelley aveva preso in affitto per Byron Palazzo Lanfranchi (ora Toscanelli) situato sul Lungarno Mediceo, mentre lui con la moglie Mary e gli amici Edward e Jane Williams abitavano all'ultimo piano di uno dei Tre Palazzi Chiesa, sulla riva opposta.
A Byron il palazzo piacque subito: la posizione a mezzogiorno faceva si che fosse sempre inondato di sole e dalle sue finestre poteva ammirare l'Arno e i bei palazzi che lo incorniciavano. Al suo editore Murray scrisse: "Abito in un famoso vecchio palazzo feudale sull'Arno, abbastanza grande da contenere una guarnigione, con prigioni sotterranee e celle nei muri e così pieno di fantasmi che perfino l'istruito Fletcher, il mio maggiordomo, ha chiesto il permesso di cambiare stanza, ... La casa appartenne alla famiglia Lanfranchi, (la stessa citata da Ugolino nel suo sogno, come suo persecutore insieme a Sismondi) ... La scalinata (...) si dice sia stata costruita da Michelangelo.". Di questo grande palazzo egli occupava solo il primo piano e in cima alla scalinata aveva messo di guardia il suo bulldog Moretto, per impedire l'ingresso agli estranei.
Ritratto di Lord Byron
Ritratto di Lord Byron


Nella nuova città Byron si trovò circondato da molti connazionali e venne accolto con entusiasmo nella cerchia di amici di Percy Bysshe e Mary Shelley. Ora il circolo pisano, o, come lo chiamava Mary Shelley, il "piccolo nido di uccelli canori", era al completo; tutti i suoi membri erano poeti o scrittori: oltre ai coniugi Shelley e a Byron, il circolo includeva Edward e Jane Williams, il cugino di Shelley, Thomas Medwin, l'irlandese John Taaffe, Pietro Gamba, e più tardi si uniranno Edward Trelawny e i coniugi Hunt.
A Pisa Byron conduceva una vita indolente e abitudinaria: si alzava verso mezzogiorno, faceva colazione alle due con una tazza di tè verde, senza zucchero né latte, e un tuorlo d'uovo crudo. Mangiava una sola volta al giorno e seguiva una dieta principalmente vegetariana perché, come egli stesso diceva, aveva una digestione difficile. In realtà Byron teneva molto alla propria forma fisica e poiché era ingrassato durante il soggiorno a Ravenna, oltre a seguire questa dieta personale, praticava molta attività fisica andando tutti i giorni a cavallo e nuotando quando gli era possibile.
Dopo colazione riceveva gli amici e trascorrevano il tempo insieme giocando a biliardo, leggendo e conversando, fino all'ora della passeggiata pomeridiana. A cavallo, si dirigevano oltre Porta alle Piagge, in una fattoria fuori Pisa, a Cisanello, dove avevano ottenuto il permesso di esercitarsi al tiro con la pistola. Shelley e Byron erano i migliori tiratori della compagnia e sembrava esserci una certa rivalità tra loro. Sulla via del ritorno incontravano spesso la contessa Guiccioli che passeggiava in carrozza con Mary Shelley e Jane Williams, e Byron si fermava volentieri a chiacchierare con lei.
Dopo il tramonto cenava consumando un pasto frugale accompagnato da due bottiglie di vino, poi si recava dai Gamba (che abitavano a Casa Parra, sul Lungarno), dove trascorreva piacevoli ore in compagnia della contessina. Dopo tre anni, Byron era affezionato alla contessa Guiccioli più di quanto avrebbe mai creduto possibile, pur non essendone più ardentemente innamorato come all'inizio. Teresa Guiccioli possedeva una bellezza, una grazia e un'eleganza che suscitavano l'ammirazione di tutti, ma Byron ammirava soprattutto la sua modestia: "Il suo conversare è vivace ma non frivolo, senza essere erudita, ha letto tutti i migliori autori italiani e francesi. Spesso nasconde ciò che sa per timore che la gente la consideri saccente; forse perché sa che io non amo le blues." (un gruppo di signore erudite e pedanti, che frequentavano i salotti londinesi). Teresa, diversamente dalle altre donne che Byron aveva avuto, lo amava senza opprimerlo, inoltre condivideva l'opinione che il matrimonio fosse "il modo per odiarsi l'uno con l'altro".
Rientrato al suo palazzo, rimaneva alzato a leggere o a scrivere fino alle tre del mattino; durante il soggiorno pisano Byron compose il VI, VII e VIII canto del Don Juan, The Vision of Judgement e il dramma faustiano The Deformed Transformed.
Le riunioni del circolo pisano cominciarono a tenersi più frequentemente a palazzo Lanfranchi che ai Tre Palazzi Chiesa perché Byron sapeva essere un ottimo intrattenitore: tutti i mercoledì invitava a cena gli amici, offrendo loro prelibatezze di stagione e vini eccellenti. I suoi ospiti erano entusiasti di queste serate, ma Shelley cominciò ben presto a stancarsi di "rimanere alzato a guardare gli altri che si scolavano botti di chiaretto fino alle tre del mattino".
Durante il suo soggiorno a Pisa Byron sucitava spesso la curiosità dei cittadini, confermando i pettegolezzi circa il suo carattere bizzarro, come quando cavalcava sulle spallette dell'Arno e poi rientrava nel suo palazzo, attraversava l'atrio, saliva le scale e infine si affacciava al balcone del primo piano sempre in sella al suo cavallo, mentre i pisani lo osservavano stupiti.
Byron si trovava a disagio tra gli estranei e cercava di nascondere questo stato d'animo ostentando pose da persona eccentrica, uomo di mondo, dandy. Inoltre la malformazione al piede destro, che aveva fin dalla nascita, contribuiva a renderlo scettico, cinico e scorbutico. Ma chi ebbe occasione di conoscerlo intimamente rimase colpito dalla sua gentilezza e cordialità, dalla disinvoltura priva di affettazione e dai suoi modi da gentiluomo. Era inoltre un amante degli animali e un bravo padrone adorato dalla sua servitù.
La vita degli inglesi a Pisa proseguì in una tranquilla routine fino al 24 marzo 1822, giorno in cui accadde uno spiacevole incidente: quella domenica pomeriggio Byron e i suoi amici rientravano dalla consueta passeggiata a cavallo alle Piagge quando vennero sorpassati ed urtati dal sergente Stefano Masi, dei Cacciatori Reali Toscani a cavallo, che rientrava di gran fretta in caserma per riprendere servizio. Indignati gli inglesi lo inseguirono fina alla porta della città e qui ci fu uno scontro col sergente Masi, aiutato dai militari di guardia alla porta, da cui uscirono feriti Shelley ed un altro amico. Il litigio riprese sotto Palazzo Lanfranchi ed il sergente Masi venne ferito gravemente da uno dei servitori di Byron. Il sergente non morì, ma uno dei servitori di Byron (che era però innocente) dopo il processo venne esiliato dal Granducato di Toscana. E' difficile sapere come si svolsero realmente i fatti perché esistono svariate versioni di questo episodio, spesso contradditorie, comunque questo incidente peggiorò i rapporti tra la popolazione pisana e gli inglesi e segnò l'inizio del declino del circolo pisano.
Da quel giorno si susseguirono una serie di sfortunati eventi che contribuirono ad allentare i legami all'interno della compagnia.
Il 20 aprile, dopo una breve malattia, Allegra, la figlia naturale di Lord Byron, morì di febbre tifoidea in un convento di Bagnacavallo. Quando la notizia lo raggiunse, Byron rimase stordito dal dolore tanto che non riuscì a versare una lacrima, come scrisse a Shelley, "Il colpo fu incredibile e inaspettato, poiché credevo che il pericolo fosse passato...". Il dolore fu forse maggiore per il rimorso di aver abbandonato la piccina in un luogo dove non conosceva nessuno e non essere mai andato a trovarla nonostante le sue continue richieste.
Dopo la morte di Allegra gli Shelley e i Williams si trasferirono definitivamente a Lerici.
In giugno il governatore di Pisa ordinò ai Gamba di lasciare la città e questi si trasferirono a Montenero, vicino a Livorno.
L' 8 luglio Shelley e Williams annegarono durante una tempesta nel golfo di La Spezia; i loro corpi furono ritrovati dopo qualche giorno sulla spiaggia di Viareggio e lì vennero cremati in presenza dei loro amici, Byron, Edward Trelawny e Leigh Hunt.
Byron trascorse quell'estate a Pisa vivendo a Palazzo Lanfranchi con Teresa Guiccioli e la famiglia Hunt a cui diede ospitalità al pian terreno. Una mattina di settembre caricò tutti i suoi averi e la compagnia sul Bolivar (il suo yacht) e su due battelli e lasciò per sempre Pisa.
La sua tappa successiva fu Genova, dove visse con la famiglia Gamba fino al 14 luglio 1823. Da qui salpò per la Grecia, Missolungi, per abbracciare la causa dell'indipendenza greca e da cui non fece più ritorno.


Corsa delle barchette sull'Arno a Pisa, stampa ottocentesca
Corsa delle barchette sull'Arno a Pisa, stampa ottocentesca



 

 

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