Aprile-Settembre 2006
Transoceanico, che parolone
Comprendere cosa sia stata la vita scientifica e tecnologica dell'ottocento per chi l'ha vissuta in prima persona non è di certo facile. Le nostre conoscenze, evolute, diffuse, estremizzate ci consentono di farcene una idea nostra, ma ci impediscono di apprezzare fino in fondo cosa abbia significato per l'epoca. Ne risulta giocoforza una visione viziata. In più, cosa terribile, siamo smaliziati al punto che più nulla ci stupisce. E questo è dovuto alla rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni. Negli anni sessanta-settanta, l'uomo sulla luna riusciva ancora a stupire... oggi nulla più riesce a stupire. Tutto è spiegabile, atteso e il processo di assuefazione e quindi sdoganamento verso la quotidianità dura al più qualche minuto. Turismo nello spazio, prototipi di automobili funzionanti ad aria compressa, clonazione. Potranno farci discutere su aspetti e sfumature etico-sociali, ma di certo rientrano immediatamente nella norma.
Un buon contributo a questo processo è stato dato dalle telecomunicazioni. Telecomunicazioni: tele-fono, tele-visione, tele-grafo... e tutto quanto si possa attaccare al prefisso greco Têle, lontano, a distanza. Le telecomunicazioni sono quello che si fa a distanza: parlare, vedere, scrivere. Ma molto di più. Se vogliamo cambiare canale sulla tele-visione usiamo il tele-comando, per entrare in autostrada il tele-pass, durante un gran premio di formula uno sentiamo ripetutamente citare la tele-metria, molti di noi aspirano al tele-lavoro, e così via. Alle telecomunicazioni siamo assuefatti. Dalle telecomunicazioni siamo dipendenti.
Ebbene, anche le telecomunicazioni moderne devono rendere grazie al nostro amato ottocento.
Sostanzialmente le comunicazioni a distanza si possono dividere secondo due grandi categorie: le comunicazioni via etere e quelle via cavo.
Le comunicazioni via etere vedono il loro principale luminare sul finire del secolo proprio qui a Bologna, Guglielmo Marconi. Su Marconi si potrebbero spendere (e in realtà si sono spese) pagine e pagine e libri e libri di biografie e affini; a noi basta citare il primo brevetto, depositato a suo nome a Londra nel 1897, Improvements in transmitting electrical impulses and signals and in apparatus there-for: la radio. Lo sviluppo delle radio-comunicazioni è di conseguenza concentrato nei primi decenni del Novecento, quindi non di questo ci occuperemo ora.
Ci occuperemo della parte di comunicazioni via cavo. Un segnale elettrico parte da una opportuna sorgente, corre lungo un opportuno filo e arriva ad un opportuno ricevitore. A che distanza? Qualunque. Ma oggi è, per quello che si diceva prima, facile dire qualunque distanza, nell'ottocento non lo era. Quindi vogliamo lanciarci nella storia delle comunicazioni di quella che poteva essere la distanza più grande concepibile da poter essere coperta con un cavo: l'Oceano Atlantico, e quindi la storia del primo cavo transoceanico. Siamo nel 1858.
Le tecnologie per realizzare cavi sottomarini erano esistenti e utilizzate già da qualche periodo rispetto alla stesura del cavo transoceanico, diciamo un decennio. Brevi tratti di mare venivano coperti con cavi sottomarini che permettevano l'utilizzo del telegrafo al di là di questa barriera naturale che è il mare, o per lo meno questa era l'idea. La prima difficoltà stava nell'ottenere le concessioni dai vari stati coinvolti, quindi si trattava di reperire i fondi, ingenti fondi. Il primo caso, la prima idea, fu l'attraversamento della Manica. Era il 1845, con grande fatica furono ottenuti i permessi di posa, il lavoro iniziò e fu prodotto circa un miglio di cavo isolato. Quindi finirono i fondi, non ne furono reperiti ulteriori e la cosa morì li.
Se il buon giorno si vede dal mattino... effettivamente quella dei cavi sottomarini non è di certo una storia facile e serena.
Il primo cavo funzionante sotto la Manica fu posato qualche anno dopo, nel 1850. Dopo ben tre giorni di servizio fu tranciato da un pescatore francese. L'anno successivo ne fu posato un altro, che si ruppe prima del suo arrivo in Francia. Fu accomodato, e riuscì a prestare servizio per poco meno di un anno.
E così, più che di successo in successo, di fallimento in fallimento, l'industria dei cavi sottomarini proseguiva di qualche passo.
Fino ad arrivare al 1854 e a Cyrus W. Field.
Field si prefisse un obiettivo molto più grande, un obiettivo ambizioso e visionario: l'attraversamento dell'Oceano. Se il primo cavo sottomarino transoceanico fu posato è veramente grazie alla sua caparbietà e alla sua costanza, perché le disavventure e gli ostacoli furono veramente tanti, ma lui seppe e volle superarli. Gli esperimenti iniziarono nel 1854, dopo aver ottenuto permessi e finanziamenti. Ovviamente il risultato fu pessimo ed il morale, soprattutto degli investitori, si smontò in fretta costringendo Field a rimandare le operazioni di un paio d'anni.
Poi finalmente arriviamo alla storia del primo cavo posato con successo.
Si inizia a lavorare nel 1856, viene costituita la società che farà il lavoro e gestirà il cavo. Il maggior contribuente è la Gran Bretagna che si impegna inoltre a garantire un frequente utilizzo del cavo con conseguenti proventi per gli anni a venire per i gestori, in cambio ottiene la priorità delle proprie comunicazioni sulle altre. La compagnia è anglo-americana, ovviamente il cavo interessa ad entrambi i lati che congiunge, ma la parte amministrativa è in Gran Bretanga, essendo il suo fondatore e ideatore Inglese. Le due estremità del cavo sono entrambe su terreno Britannico, però anche l'America assicura alti investimenti e finanziamenti. Oltre ai finanziamenti pubblici ci sono, e non sono assolutamente trascurabili, investimenti di privati, e questo fa capire di quanto l'opinione pubblica vada interessata alla cosa. Si tratta di pubblicità! Un'altra cosa che si evince facilmente dai documenti d'epoca è la grande aspettativa da parte degli investitori che si aspettano molti guadagni, ed effettivamente le promesse della Gran Bretagna li fanno presagire.
La realizzazione del cavo inizia nel 1856 in Inghilterra, il cavo sarà posato da due navi, che nella primavera 1857 iniziano a caricare a bordo il cavo.
Le difficoltà tecniche sono notevoli. Prima di tutto la distanza da coprire è enorme, il cavo è lunghissimo e si poserà sul fondo del mare incontrando vere e proprie catene montuose: c'è un problema oggettivo di come stivarlo. Si decide che le due navi porteranno metà cavo ciascuna, partiranno dal mezzo dell'oceano e proseguiranno una in una direzione l'altra nella direzione stendendo i due estremi opposti del cavo. Vengono definiti il punto di partenza e la rotta che ciascuna delle due navi seguirà, con grande cura nei calcoli.
Il cavo è composto da sette fili elettrici di rame accoppiati, protetti esteriormente da tre mantelli di guttaperca, una sostanza gommo-resinosa prodotta da un albero dell'arcipelago Indiano che a differenza del caucciù non è elastica, sebbene sia molto flessibile. Più esternamente ci sono sei strati di cotone e per finire un ulteriore mantello metallico che lo rendono di un diametro totale di undici sedicesimi di pollice (misura curiosa, che tradotta diventa meno di due centimetri... un po' pochino... se si pensa che deve attraversare l'oceano). La sua flessibilità è tale per cui può essere comodamente arrotolato al braccio e se sospeso in verticale nell'acqua può sopportare il peso di sei miglia della sua lunghezza prima di rompersi.
Il suo peso fa sì che per la posa basta lasciarlo scivolare in acqua, ma la sua lunghezza fa nascere il problema che dalla stiva deve poter essere estratto senza torcerlo e senza annodarlo.
Nell'estate del 1857 parte la spedizione, fallimentare, per la posa: il cavo si rompe. Sinceramente non si capisce come, Field riesce a motivare gli investitori e ad ottenere la fiducia per ricominciare subito le operazioni per la spedizione successiva.
La nuova spedizione viene vissuta dal mondo intero con trepidazione. Ci viene raccontata, di settimana in settimana, dal Frank Leslie's Illustrated Newspaper che scrive su di essa articoli, con tanto di illustrazioni e dettagli anche tecnici, ad opera dei suoi corrispondenti. Curioso è che viene descritta sotto forma di gossip, pettegolezzo: Gossip from the World: The Submarine Telegraph è il nome della rubrica. E noi la seguiremo.
Intanto siamo arrivati al 1858.
24 aprile. La fregata americana Niagara arriva a Plymouth, per ricevere la sua porzione di cavo.
1 maggio. Viene presentata la bandiera della compagnia, che unisce quella britannica a quella americana; iniziano le operazioni di carico sulla Niagara, alla velocità di 2 miglia all'ora. La nave britannica che stenderà l'altra parte di cavo, l'Agamemnon, una nave da guerra, è già carica. Entrambe le navi caricano una quantità di cavo molto superiore a quella necessaria, tale scorta si rivelerà provvidenziale!
15 maggio. Si stabilisce che, a partire dal punto fissato in mezzo all'oceano la Niagara stenderà la sua porzione di cavo verso l'Irlanda, l'Agamemnon verso l'America. Le due navi saranno affiancate da altre due navi da guerra, come scorta e sicurezza.
5 giugno. Viene annunciato per il giorno 24 dello stesso mese un viaggio di prova di 6-10 giorni che servirà a testare le operazioni in varie condizioni, nella prova saranno sacrificate 100 miglia di cavo.
Ancora 5 giugno. Si cambia destinazione: la Niagara tornerà verso il "Nuovo Mondo", l'Agamemnon tornerà verso il vecchio continente.
12 giugno. Le navi da guerra inglesi che affiancheranno le navi principali non saranno due ma bensì tre: Valorous, Gorgon e Porcupine.
26 giugno. Come da programma iniziale salpano 4 navi nell'ordine Gorgon, Valorous, Agamemnon e Niagara: la Porcupine rimane a casa.
Il viaggio di prova dà ottimi risultati, non senza difficoltà data la differenza delle due navi e delle loro prestazioni: la Niagara è molto più agile e veloce. Svariate miglia di cavo vengono posate e poi recuperate, nel recupero però il cavo si danneggia, quindi la porzione utilizzata viene buttata. Si decide che il 5 luglio le navi partiranno per il lavoro definitivo, il quale durerà una settimana. Arrivati nel punto prestabilito uniranno i due capi del cavo tra di loro e inizieranno a posarlo allontanandosi.
3 luglio. A corto di notizie dell'ultima ora, e a due giorni dalla partenza, Leslie si esprime in divagazioni sulla descrizione del macchinario per posare il cavo, che è un macchinario semplice ma allo stesso tempo sofisticato e ingegnoso, diverso e molto migliore di quello utilizzato nelle fallimentari spedizioni precedenti. Il problema principale che deve affrontare tale macchinario è che deve posare il cavo senza romperlo. Visto che il cavo deve scendere ad una grande profondità e il suo stesso peso lo fa scendere ad una forte velocità rischiando un impatto con il fondo che lo possa spezzare, visto che le onde dell'oceano fanno fare dei grandi movimenti alle navi con conseguenti forze impresse al cavo che rischia la rottura, al meccanismo di posa viene applicato un sensore di pressione che misura le forze impresse sul cavo e un tecnico ne osserva costantemente l'indicatore per liberare più velocemente o frenare maggiormente il cavo.
31 luglio. Triste giornata, arriva la notizia che il cavo si è rotto! Disperazione del mondo intero per le speranze che si riponevano nell'evento. Ovviamente i dettagli di come è avvenuto non sono chiari e non ci sono dati, anche se l'equipaggio americano incolperà l'equipaggio Britannico.
7 agosto. Vengono pubblicati alcuni dettagli dell'incidente. Dopo la rottura l'Agamemnon torna nel luogo di partenza in mezzo all'oceano in attesa della Niagara, dove l'attenderà per otto giorni, per ricominciare con un nuovo tentativo. La Niagara invece ritorna sulla costa per poi risalpare nuovamente in direzione dell'altra nave. Ricomincia una nuova posa.
21 agosto. Dopo anni di fallimenti, di figuracce, di delusioni, la grande impresa viene annunciata con un semplice: "Il cavo telegrafico Atlantico è stato posato". Curioso è che la notizia viene resa pubblica con un notevole ritardo, perché in realtà il giorno di arrivo delle due navi nei rispettivi porti è mercoledì 4 agosto, accolte da un bagno di folla. Il cavo viene quindi collegato alle stazioni di testa e il giorno successivo, giovedì 5 agosto, viene lanciato il primo messaggio che comunicava il perfetto funzionamento del medesimo, appunto "Il cavo telegrafico Atlantico è stato posato". La prima reazione è di incredulità, la gente non crede che la cosa sia possibile, ci vorrà un po' per far accettare la cosa, e soprattutto ci vorrà l'intervento di un personaggio degno di massima credibilità a livello mondiale.
Il 22 agosto viene pubblicata l'inaugurazione ufficiale del cavo con la trasmissione di un messaggio augurale della Regina Vittoria al presidente degli Stati Uniti Buchanan, che subito lo ricambia.
A questo punto a New York si realizza una grande festa di popolo, più di 100.000 persone, con tanto di fuochi d'artificio e Municipio illuminato a giorno dalle candele... tanto che subito dopo la mezzanotte la torre dell'orologio del municipio prende fuoco e prima che i pompieri riescano a domare l'incendio crolla con conseguente distruzione di parte del Municipio!
Ma questo è un dettaglio che passa in secondo piano. L'impresa è riuscita. Il primo cavo transoceanico per telegrafo è finalmente stato posato. Funziona e viene regolarmente utilizzato.
Il cavo rimane in funzione per 3 settimane, poi si rompe.
Bisognerà aspettare fino al 1866 per avere la posa di un nuovo cavo, finalmente funzionante per un lungo periodo, anche questo ad opera di Field.
Un buon contributo a questo processo è stato dato dalle telecomunicazioni. Telecomunicazioni: tele-fono, tele-visione, tele-grafo... e tutto quanto si possa attaccare al prefisso greco Têle, lontano, a distanza. Le telecomunicazioni sono quello che si fa a distanza: parlare, vedere, scrivere. Ma molto di più. Se vogliamo cambiare canale sulla tele-visione usiamo il tele-comando, per entrare in autostrada il tele-pass, durante un gran premio di formula uno sentiamo ripetutamente citare la tele-metria, molti di noi aspirano al tele-lavoro, e così via. Alle telecomunicazioni siamo assuefatti. Dalle telecomunicazioni siamo dipendenti.
Ebbene, anche le telecomunicazioni moderne devono rendere grazie al nostro amato ottocento.
Sostanzialmente le comunicazioni a distanza si possono dividere secondo due grandi categorie: le comunicazioni via etere e quelle via cavo.
Le comunicazioni via etere vedono il loro principale luminare sul finire del secolo proprio qui a Bologna, Guglielmo Marconi. Su Marconi si potrebbero spendere (e in realtà si sono spese) pagine e pagine e libri e libri di biografie e affini; a noi basta citare il primo brevetto, depositato a suo nome a Londra nel 1897, Improvements in transmitting electrical impulses and signals and in apparatus there-for: la radio. Lo sviluppo delle radio-comunicazioni è di conseguenza concentrato nei primi decenni del Novecento, quindi non di questo ci occuperemo ora.
Ci occuperemo della parte di comunicazioni via cavo. Un segnale elettrico parte da una opportuna sorgente, corre lungo un opportuno filo e arriva ad un opportuno ricevitore. A che distanza? Qualunque. Ma oggi è, per quello che si diceva prima, facile dire qualunque distanza, nell'ottocento non lo era. Quindi vogliamo lanciarci nella storia delle comunicazioni di quella che poteva essere la distanza più grande concepibile da poter essere coperta con un cavo: l'Oceano Atlantico, e quindi la storia del primo cavo transoceanico. Siamo nel 1858.
Le tecnologie per realizzare cavi sottomarini erano esistenti e utilizzate già da qualche periodo rispetto alla stesura del cavo transoceanico, diciamo un decennio. Brevi tratti di mare venivano coperti con cavi sottomarini che permettevano l'utilizzo del telegrafo al di là di questa barriera naturale che è il mare, o per lo meno questa era l'idea. La prima difficoltà stava nell'ottenere le concessioni dai vari stati coinvolti, quindi si trattava di reperire i fondi, ingenti fondi. Il primo caso, la prima idea, fu l'attraversamento della Manica. Era il 1845, con grande fatica furono ottenuti i permessi di posa, il lavoro iniziò e fu prodotto circa un miglio di cavo isolato. Quindi finirono i fondi, non ne furono reperiti ulteriori e la cosa morì li.
Se il buon giorno si vede dal mattino... effettivamente quella dei cavi sottomarini non è di certo una storia facile e serena.
Il primo cavo funzionante sotto la Manica fu posato qualche anno dopo, nel 1850. Dopo ben tre giorni di servizio fu tranciato da un pescatore francese. L'anno successivo ne fu posato un altro, che si ruppe prima del suo arrivo in Francia. Fu accomodato, e riuscì a prestare servizio per poco meno di un anno.
E così, più che di successo in successo, di fallimento in fallimento, l'industria dei cavi sottomarini proseguiva di qualche passo.
Fino ad arrivare al 1854 e a Cyrus W. Field.
Field si prefisse un obiettivo molto più grande, un obiettivo ambizioso e visionario: l'attraversamento dell'Oceano. Se il primo cavo sottomarino transoceanico fu posato è veramente grazie alla sua caparbietà e alla sua costanza, perché le disavventure e gli ostacoli furono veramente tanti, ma lui seppe e volle superarli. Gli esperimenti iniziarono nel 1854, dopo aver ottenuto permessi e finanziamenti. Ovviamente il risultato fu pessimo ed il morale, soprattutto degli investitori, si smontò in fretta costringendo Field a rimandare le operazioni di un paio d'anni.
Poi finalmente arriviamo alla storia del primo cavo posato con successo.
Si inizia a lavorare nel 1856, viene costituita la società che farà il lavoro e gestirà il cavo. Il maggior contribuente è la Gran Bretagna che si impegna inoltre a garantire un frequente utilizzo del cavo con conseguenti proventi per gli anni a venire per i gestori, in cambio ottiene la priorità delle proprie comunicazioni sulle altre. La compagnia è anglo-americana, ovviamente il cavo interessa ad entrambi i lati che congiunge, ma la parte amministrativa è in Gran Bretanga, essendo il suo fondatore e ideatore Inglese. Le due estremità del cavo sono entrambe su terreno Britannico, però anche l'America assicura alti investimenti e finanziamenti. Oltre ai finanziamenti pubblici ci sono, e non sono assolutamente trascurabili, investimenti di privati, e questo fa capire di quanto l'opinione pubblica vada interessata alla cosa. Si tratta di pubblicità! Un'altra cosa che si evince facilmente dai documenti d'epoca è la grande aspettativa da parte degli investitori che si aspettano molti guadagni, ed effettivamente le promesse della Gran Bretagna li fanno presagire.
La realizzazione del cavo inizia nel 1856 in Inghilterra, il cavo sarà posato da due navi, che nella primavera 1857 iniziano a caricare a bordo il cavo.
Le difficoltà tecniche sono notevoli. Prima di tutto la distanza da coprire è enorme, il cavo è lunghissimo e si poserà sul fondo del mare incontrando vere e proprie catene montuose: c'è un problema oggettivo di come stivarlo. Si decide che le due navi porteranno metà cavo ciascuna, partiranno dal mezzo dell'oceano e proseguiranno una in una direzione l'altra nella direzione stendendo i due estremi opposti del cavo. Vengono definiti il punto di partenza e la rotta che ciascuna delle due navi seguirà, con grande cura nei calcoli.
Il cavo è composto da sette fili elettrici di rame accoppiati, protetti esteriormente da tre mantelli di guttaperca, una sostanza gommo-resinosa prodotta da un albero dell'arcipelago Indiano che a differenza del caucciù non è elastica, sebbene sia molto flessibile. Più esternamente ci sono sei strati di cotone e per finire un ulteriore mantello metallico che lo rendono di un diametro totale di undici sedicesimi di pollice (misura curiosa, che tradotta diventa meno di due centimetri... un po' pochino... se si pensa che deve attraversare l'oceano). La sua flessibilità è tale per cui può essere comodamente arrotolato al braccio e se sospeso in verticale nell'acqua può sopportare il peso di sei miglia della sua lunghezza prima di rompersi.
Il suo peso fa sì che per la posa basta lasciarlo scivolare in acqua, ma la sua lunghezza fa nascere il problema che dalla stiva deve poter essere estratto senza torcerlo e senza annodarlo.
Nell'estate del 1857 parte la spedizione, fallimentare, per la posa: il cavo si rompe. Sinceramente non si capisce come, Field riesce a motivare gli investitori e ad ottenere la fiducia per ricominciare subito le operazioni per la spedizione successiva.
La nuova spedizione viene vissuta dal mondo intero con trepidazione. Ci viene raccontata, di settimana in settimana, dal Frank Leslie's Illustrated Newspaper che scrive su di essa articoli, con tanto di illustrazioni e dettagli anche tecnici, ad opera dei suoi corrispondenti. Curioso è che viene descritta sotto forma di gossip, pettegolezzo: Gossip from the World: The Submarine Telegraph è il nome della rubrica. E noi la seguiremo.
Intanto siamo arrivati al 1858.
24 aprile. La fregata americana Niagara arriva a Plymouth, per ricevere la sua porzione di cavo.
1 maggio. Viene presentata la bandiera della compagnia, che unisce quella britannica a quella americana; iniziano le operazioni di carico sulla Niagara, alla velocità di 2 miglia all'ora. La nave britannica che stenderà l'altra parte di cavo, l'Agamemnon, una nave da guerra, è già carica. Entrambe le navi caricano una quantità di cavo molto superiore a quella necessaria, tale scorta si rivelerà provvidenziale!
15 maggio. Si stabilisce che, a partire dal punto fissato in mezzo all'oceano la Niagara stenderà la sua porzione di cavo verso l'Irlanda, l'Agamemnon verso l'America. Le due navi saranno affiancate da altre due navi da guerra, come scorta e sicurezza.
5 giugno. Viene annunciato per il giorno 24 dello stesso mese un viaggio di prova di 6-10 giorni che servirà a testare le operazioni in varie condizioni, nella prova saranno sacrificate 100 miglia di cavo.
Ancora 5 giugno. Si cambia destinazione: la Niagara tornerà verso il "Nuovo Mondo", l'Agamemnon tornerà verso il vecchio continente.
12 giugno. Le navi da guerra inglesi che affiancheranno le navi principali non saranno due ma bensì tre: Valorous, Gorgon e Porcupine.
26 giugno. Come da programma iniziale salpano 4 navi nell'ordine Gorgon, Valorous, Agamemnon e Niagara: la Porcupine rimane a casa.
Il viaggio di prova dà ottimi risultati, non senza difficoltà data la differenza delle due navi e delle loro prestazioni: la Niagara è molto più agile e veloce. Svariate miglia di cavo vengono posate e poi recuperate, nel recupero però il cavo si danneggia, quindi la porzione utilizzata viene buttata. Si decide che il 5 luglio le navi partiranno per il lavoro definitivo, il quale durerà una settimana. Arrivati nel punto prestabilito uniranno i due capi del cavo tra di loro e inizieranno a posarlo allontanandosi.
3 luglio. A corto di notizie dell'ultima ora, e a due giorni dalla partenza, Leslie si esprime in divagazioni sulla descrizione del macchinario per posare il cavo, che è un macchinario semplice ma allo stesso tempo sofisticato e ingegnoso, diverso e molto migliore di quello utilizzato nelle fallimentari spedizioni precedenti. Il problema principale che deve affrontare tale macchinario è che deve posare il cavo senza romperlo. Visto che il cavo deve scendere ad una grande profondità e il suo stesso peso lo fa scendere ad una forte velocità rischiando un impatto con il fondo che lo possa spezzare, visto che le onde dell'oceano fanno fare dei grandi movimenti alle navi con conseguenti forze impresse al cavo che rischia la rottura, al meccanismo di posa viene applicato un sensore di pressione che misura le forze impresse sul cavo e un tecnico ne osserva costantemente l'indicatore per liberare più velocemente o frenare maggiormente il cavo.
31 luglio. Triste giornata, arriva la notizia che il cavo si è rotto! Disperazione del mondo intero per le speranze che si riponevano nell'evento. Ovviamente i dettagli di come è avvenuto non sono chiari e non ci sono dati, anche se l'equipaggio americano incolperà l'equipaggio Britannico.
7 agosto. Vengono pubblicati alcuni dettagli dell'incidente. Dopo la rottura l'Agamemnon torna nel luogo di partenza in mezzo all'oceano in attesa della Niagara, dove l'attenderà per otto giorni, per ricominciare con un nuovo tentativo. La Niagara invece ritorna sulla costa per poi risalpare nuovamente in direzione dell'altra nave. Ricomincia una nuova posa.
21 agosto. Dopo anni di fallimenti, di figuracce, di delusioni, la grande impresa viene annunciata con un semplice: "Il cavo telegrafico Atlantico è stato posato". Curioso è che la notizia viene resa pubblica con un notevole ritardo, perché in realtà il giorno di arrivo delle due navi nei rispettivi porti è mercoledì 4 agosto, accolte da un bagno di folla. Il cavo viene quindi collegato alle stazioni di testa e il giorno successivo, giovedì 5 agosto, viene lanciato il primo messaggio che comunicava il perfetto funzionamento del medesimo, appunto "Il cavo telegrafico Atlantico è stato posato". La prima reazione è di incredulità, la gente non crede che la cosa sia possibile, ci vorrà un po' per far accettare la cosa, e soprattutto ci vorrà l'intervento di un personaggio degno di massima credibilità a livello mondiale.
Il 22 agosto viene pubblicata l'inaugurazione ufficiale del cavo con la trasmissione di un messaggio augurale della Regina Vittoria al presidente degli Stati Uniti Buchanan, che subito lo ricambia.
A questo punto a New York si realizza una grande festa di popolo, più di 100.000 persone, con tanto di fuochi d'artificio e Municipio illuminato a giorno dalle candele... tanto che subito dopo la mezzanotte la torre dell'orologio del municipio prende fuoco e prima che i pompieri riescano a domare l'incendio crolla con conseguente distruzione di parte del Municipio!
Ma questo è un dettaglio che passa in secondo piano. L'impresa è riuscita. Il primo cavo transoceanico per telegrafo è finalmente stato posato. Funziona e viene regolarmente utilizzato.
Il cavo rimane in funzione per 3 settimane, poi si rompe.
Bisognerà aspettare fino al 1866 per avere la posa di un nuovo cavo, finalmente funzionante per un lungo periodo, anche questo ad opera di Field.

1891. Mappa di collegamenti telegrafici intercontinentali