Gennaio-Marzo 2007
Dovevo essere imperatrice
"Il principe ereditario è seduto, piegato in avanti sul bordo del letto, immobile, col sangue che gli cola dalla bocca. Il medico distende il cadavere ormai freddo del principe Rodolfo: il cranio è trapassato da una pallottola all'altezza delle tempie, e la stessa antica ferita si riscontra anche sulla fanciulla. Nella camera vengono rinvenute entrambe le pallottole (…).
Sul letto accanto giace il cadavere della fanciulla. E' la baronessa Maria Vetzera. Bianchissima, gelida e già completamente irrigidita. La fanciulla giace distesa in tutta la sua soave bellezza, i capelli sciolti sulle spalle, una rosa tra le mani incrociate." (E. Corti).

Rudolf con la moglie Stefania
L'omicidio-suicidio del principe ereditario Rodolfo a Mayerling getta un'ombra oscura e inquietante sulla casa d'Austria. Molto inchiostro è stato versato sul folle gesto ma la verità appare ancora lontana. I protagonisti di questo macabro scenario non approverebbero un tale interessamento. Essi desideravano essere finalmente liberi da qualsiasi giogo e tutto questo parlare li avrebbe disturbati. In fondo la pena maggiore non è per loro che sono sfuggiti al destino, ma per chi è sopravvissuto e ha avuto la vita annientata da tale evento, prima fra tutti la principessa ereditaria Stefania, un personaggio ormai sbiadito nel tempo, che, alla notizia del ritrovamento dei corpi vide distrutta la speranza di diventare imperatrice e vanificato il paziente lavorio di quegli anni.
Stefania nacque nel castello di Laeken, residenza estiva della corte del Belgio, il 21 maggio 1864, terza dopo un fratello (morto piccino, lasciando i genitori senza un figlio e senza eredi maschi) e dopo una sorella, Luisa. Dopo di lei nascerà un'altra femmina, Clementina.
Stefania crebbe in un clima molto teso dovuto ai rapporti litigiosi dei genitori. La sua educazione fu assai spartana, contornata a tratti da vene di sadismo. Adulta, ricordava ancora con orrore quando, dopo una marachella, veniva rinchiusa al buio per delle ore tra due porte. Nessuno ascoltava le urla della bambina che alla fine cadeva a terra stremata. Un'altra tortura era riservata all'ora di cena: i servitori sfilavano davanti alle bambine con dolci e leccornie di ogni tipo ma le principesse dovevano rifiutare tutto, compreso il più piccolo confetto, il rischio era una pena peggiore di quella descritta precedentemente.

Rudolf con la moglie Stefania
Stefania, che fino a quel momento aveva fatto una vita assai ritirata circondata dalle sue governanti senza che nessuno realmente si preoccupasse per lei, venne sbalzata sotto i riflettori di tutta l'Europa. Improvvisamente circondata dall'affetto dei genitori, venne convinta facilmente a cedere la mano ad una persona che non aveva mai visto prima. Essi le promisero che avrebbe ricevuto in dono il trono più importante di Europa e che avrebbe reso un onore grandissimo alla sua patria. Folgorata da tali parole, Stefania fece di questo messaggio la missione di tutta la sua vita: essa era nata per essere imperatrice.
Il giorno stesso del primo incontro con il principe ereditario venne annunciato il fidanzamento. La giovane ignorava tutto del futuro sposo, né seppe mai che, in quella circostanza, il principe ereditario si era fatto accompagnare in Belgio da una delle sue numerose amanti. Il matrimonio dovette essere a lungo rimandato poiché ella tardava ad entrare nella fase della pubertà. Pare che alla fine, sia stata mandata all'altare una sposa di diciassette anni, ma in realtà ancora bambina.
Le nozze ebbero luogo a Vienna nel maggio del 1881. Stefania riferisce di quell'avvenimento descrivendosi bellissima e stupendamente agghindata. In realtà la corte viennese aveva già iniziato a criticarla per i capelli troppo gialli e stopposi e la pelle troppo bianca. Il paragone con la suocera, Sissi, era sicuramente a sfavore e non solo sul piano fisico ma anche intellettuale. Quest'ultima, oltretutto, non cercò di instaurare un buon rapporto con la nuora né di aiutarla ad ambientarsi ma si tenne in disparte. La derideva in privato definendola "grasso rospo giallo" o " brutto cammello".
La prima notte di nozze fu un incubo: nessuno aveva pensato di ragguagliare Stefania sui dettagli più intimi della vita matrimoniale e il principe non fu proprio un galantuomo. Abbandonata da tutti, in terra straniera e in un castello freddo e mezzo disabitato, iniziò a temere sinceramente per la propria vita futura.
Nonostante l'inizio burrascoso, il matrimonio fu nei primi tempi, se non felice, almeno sereno. Stefania si sforzava di avvicinarsi agli interessi del marito e quest'ultimo si rese abbastanza affettuoso e premuroso.
In realtà essi appartenevano a due mondi troppo diversi ed erano destinati a non incrociarsi mai.

Baronessa Mary Vetsena
Crescendo e iniziando a maturare delle opinioni personali, Stefania si avvicinò sempre di più al ruolo di arciduchessa ereditaria partecipando a feste e balli ma anche a battute di caccia, inaugurazioni di mostre e incontri di beneficenza. Venne facilitata e spronata nel suo compito dall'imperatrice Elisabetta la quale decise di delegare gran parte dei suoi tanto odiati impegni di rappresentanza alla nuora che, instancabile, li onorava tutti.
Il marito era, al contrario, disgustato dall'aristocrazia e dall'ambiente di corte in generale e se ne allontanava sempre più. Rodolfo era cresciuto isolato in seno alla famiglia imperiale. Passionale, romantico e politicamente liberale aveva sognato di iscriversi alla facoltà di Scienze Naturali, cui era molto portato, ma ciò gli venne impedito dall'imperatore che desiderava divenisse un buon soldato.
Il vero dramma di Rodolfo stava nella sua impossibilità di apportare qualsiasi minimo cambiamento all'interno dell'impero a causa della sua sfera d'influenza assai limitata dal padre. Si rendeva conto che l'impero era ormai all'estremo e la politica conservatrice dell'imperatore assai dannosa, ma purtroppo non aveva nessuna voce in capitolo. Francesco Giuseppe non permetteva a nessuno di frammettersi tra lui e il potere.
Rodolfo cercò di coinvolgere la moglie nelle sue scorribande notturne nei quartieri più poveri di Vienna. Gli piaceva entrare nelle bettole, bere birra e stare in compagnia di quello che chiamava il "vero popolo". Stefania rimase disgustata da tutto ciò e non riuscì mai a comprendere come facesse il marito a preferire quegli intrattenimenti ai grandi ricevimenti mondani. Mentre Rodolfo ricercava quell'affetto semplice e schietto che tanto gli era mancato, la moglie pensava che solamente il suo sangue blu le avrebbe portato quella felicità tanto lontana.
Nel 1883 Stefania si rese conto di essere incinta e questo portò ad un riavvicinamento col principe ereditario. Coccolata e vezzeggiata da tutti, Stefania aspettava con ansia il momento del parto. La delusione fu enorme quando, al posto del tanto agognato erede al trono, nacque una bambina, battezzata col nome di Elisabetta. Stefania non si curò mai molto della figlia. Ella stessa era stata affidata dalla più tenera età alle governanti e non sapeva in che altro modo porsi nei confronti della bambina. Rodolfo, al contrario, fu un padre tenerissimo e dolcissimo. Madre e figlia non riuscirono mai a legare del tutto e i loro rapporti furono sempre tesi. Probabilmente tali contrasti furono dovuti anche ai caratteri profondamente diversi: nonostante avesse perso il padre all'età di cinque anni, Elisabetta somigliava tantissimo a Rodolfo. Negli anni a venire, si sposò in seconde nozze con il socialdemocratico Leopold Petznek e venne definita l' "Arciduchessa rossa", nulla di più lontano dalla madre e dal nonno paterno!
I rapporti fra Stefania e il principe ereditario continuarono a deteriorarsi nonostante la nascita della figlia e si ruppero definitivamente quando la principessa si rese conto che il marito le aveva contagiato una malattia venerea contratta nelle sue frequentazioni con prostitute. In seguito a quell'episodio, Stefania divenne sterile. Ferita nell'orgoglio e umiliata nel profondo, la principessa non solo ebbe la prova che il marito la tradiva con chiunque ma soprattutto si rese conto di non poter più generare l'erede al trono.
Stefania riuscì a consolarsi pensando che tutti i suoi sacrifici un giorno l'avrebbero premiata e che sarebbe divenuta, nonostante tutto, imperatrice.
Si buttò a capofitto nei suoi impegni e i viaggi di stato allietarono il suo triste animo. Incontrando persone e posti nuovi, i principi fingevano di essere una coppia felice e Stefania poteva recitare la sua parte preferita.
Nonostante i due coniugi si fossero molto allontanati, Stefania si rese conto della vita sempre più sregolata del principe, dei suoi sbalzi d'umore e del suo stato malaticcio. Allarmata, volle parlarne con l'imperatore ma il colloquio non ebbe alcun esito. Francesco Giuseppe non si preoccupò: era ormai troppo distante dal figlio per comprenderne i problemi.

Baronessa Mary Vetsena
Il periodo successivo a Mayerling fu forse più sereno della prima parte della sua vita. Abituatasi all'idea di aver perso la possibilità di divenire imperatrice, sposò nel 1900 il conte Elemer Lonyay e scrisse le sue memorie in cui cercava di ridare una dignità alla sua immagine alquanto offuscata. Morirà agli inizi del 1945 a Oroszvar, in Ungheria, poco prima dell'occupazione del castello da parte delle truppe sovietiche.
Questa piccola principessa belga è stata criticata, offesa e anche accusata di non aver creato un felice menage familiare incidendo così sulla scelta definitiva del principe ereditario.
Come poteva Stefania amare quando nessuno in realtà si era mai occupato di lei?
Tutti avevano criticato i suoi capelli, il suo modo di vestire, la sua poca intelligenza, il suo desiderio grandissimo di emergere. Può darsi che fosse veramente "antipatica" come spesso è stata definita e il suo attaccamento ai beni materiali era quanto mai eccessivo, ma se analizziamo nel profondo la sua situazione ci rendiamo conto che in realtà era una vittima. Non si riesce a provare molta pietà per Stefania perché risulta sgraziata e falsa in ogni suo movimento. Personalmente credo che questo suo atteggiamento snob sia dovuto ad una profonda ricerca interiore di stabilità ed autostima.

Stefania in una foto d'epoca
"A Stefania era stata tolta la sfera privata in cambio del miraggio di essere almeno imperatrice. Le pale della storia l'avevano portata in alto, per una breve e incongruente vertigine, e l'avevano schiacciata a terra con gli occhi ancora sgranati" (G. Ziani)