Aprile-Settembre 2007
 

"Hurricane Jessie"
Jessie White: una gentildonna in camicia rossa

Andrea Olmo

Fotografia di Jessie White Mario
Jessie White Mario

Jessie White Mario, nota anche come “Hurricane Jessie”, o “Miss Uragano”, è stata uno dei personaggi chiave del Risorgimento italiano: amica di Mazzini, garibaldina, collaboratrice di Carducci, giornalista, scrittrice e quant’altro, questa gentildonna inglese dedicò l’intera sua vita all’Italia, e alla causa della sua Unità.
Jessie nacque il 9 maggio del 1832, a Forton Inlet, un piccolo villaggio vicino Portsmouth, da Thomas White, discendente di un’importante famiglia di armatori e costruttori di navi dell’isola di Wight, e da Jane Teage Meriton, originaria del Sud degli Stati Uniti, e nipote di Thomas Leader Harmon, noto per essere stato uno dei primi latifondisti americani a dare la libertà ai suoi schiavi.
Jane Meriton morì quando la figlia aveva appena due anni, e il padre si risposò poco tempo dopo. Thomas White era uomo molto religioso, un rigido non-conformant presbiteriano, che impartì ai figli una severissima educazione religiosa.
Jessie però, bambina di spirito indipendente, si ribellò ben presto alle costrizioni paterne, diventando, come lei stessa si definì, una “ragazzaccia poco femminile”.
Dopo aver frequentato la scuola di Buckingham House a Portsmouth, studiò Teologia con il pastore John Daniel Morell, iscrivendosi, a soli 17 anni, alla Scuola di Teoria Sociale di George Dawson a Birmingham dove iniziò, tra l’altro, a scrivere i suoi primi articoli per il giornalino della scuola, l’Eliza Cook’s Journal.
Dal 1852 al 1854 fu lettrice di Filosofia alla Sorbona, avendo come docente Hughes Lamennais.
Fu proprio durante il suo soggiorno a Parigi che Miss White ebbe modo di stringere amicizia con Emma Roberts, allora amante di Garibaldi; e così, quando nel settembre del 1854 la Roberts partì alla volta dell’Italia per recarsi dall’Eroe dei Due Mondi, chiese a Jessie di accompagnarla.
Per la giovane inglese fu la svolta della vita!
Jessie White rimase folgorata dal fascino di Garibaldi che lei stessa definì “…un semplice cortese gentiluomo, di poche parole, restio dall’andare in società”, e decise di dedicare il resto della sua esistenza alla causa della Libertà d’Italia.
Nel 1855 rientrò a Londra dove iniziò, prima donna in Gran Bretagna, a frequentare una Scuola di Medicina senza,peraltro, completare il corso di studi.
Sempre a Londra si iscrisse alla Società Ashurts e al Circolo Amici dell’Italia, due società sostenitrici della causa italiana, venendo ben presto a contatto con Mazzini, allora in esilio nella capitale britannica. Il genovese la volle come collaboratrice e Jessie si impegnò in una intensa campagna di conferenze, articoli di giornale, raccolte di fondi, volta a sostenere i patrioti italiani.
Inoltre, quando nel 1856 Garibaldi si recò a Londra per tentare di ottenere il sostegno britannico contro l’oppressione imperiale austro-ungarica, Miss White fu scelta per fare da tramite nei colloqui del Generale con alcune eminenti personalità inglesi. Purtroppo la missione di Garibaldi si risolse in un fallimento. Fu però proprio in questo periodo che l’Eroe dei Due Mondi cominciò a mettere in guardia la sua amica inglese dalle idee di Mazzini, forse troppo visionarie e idealistiche per poter essere realmente utili
alla causa italiana.

Nonostante ciò Jessie White seguì ugualmente Mazzini, insieme al suo amico Alberto Mario, un veneto di Lendinara, nel suo viaggio a Genova nel 1857. Qui Jessie fu accolta come una celebrità, contribuendo in questo modo a deviare l’attenzione del pubblico da Giuseppe Mazzini, impegnato a preparare la spedizione di Carlo Pisacane a Sapri. Come noto l’impresa fallì miseramente e Jessie il 4 luglio 1857 fu arrestata insieme ad Alberto Mario dalla polizia sabauda. Nei 4 mesi trascorsi in carcere Alberto ebbe modo di corteggiare per lettera la White e, così, quando i due furono liberati si recarono subito in Inghilterra, dove convolarono a giuste nozze il 19 dicembre del 1857.

Il Battaglione Inglese alla Battaglia di Milazzo (particolare del dipinto)
Il Battaglione Inglese alla Battaglia di Milazzo (particolare)
Museo del Risorgimento, Milano

L’anno successivo vide i due sposini affrontare un viaggio a New York, dove si impegnarono in un ciclo di conferenze a favore della causa italiana. Jessie e Alberto scrissero anche numerosi articoli sul New York Times sullo Herald e sul Post, ottenendo un notevole successo di pubblico.
Proprio in questo periodo i due portarono a termine il loro definitivo allontanamento da Mazzini, avvicinandosi alle idee federali del Cattaneo.
Rientrati in Italia dopo la 2° Guerra d’Indipendenza, braccati da tutte le polizie degli stati italiani, si rifugiarono a Lugano da dove, nel 1860, partirono per Genova, arruolandosi con la seconda ondata di volontari, in partenza per seguire Garibaldi nell’impresa dei Mille.
Alberto entrò a far parte dello Stato Maggiore del Generale, mentre Jessie si impegnò come infermiera.
Famosi sono alcuni episodi di quella campagna che descrivono pienamente il coraggio della giovane inglese. Durante la battaglia di Santa Maria, Mrs. Mario uscì sotto il fuoco nemico per portare acqua e cibo a Garibaldi, a digiuno da ore. Alla battaglia del Volturno, Jessie effettuò ben quattordici sortite sotto il piombo borbonico, per soccorrere garibaldini feriti o morenti.
Ben presto i garibaldini finirono per identificare la figura dell’intrepida “Hurricane Jessie”, con la “Bella Gigugin”, protagonista della più nota canzone garibaldina.
Durante la campagna militare, inoltre, lavorò come corrispondente per il Morning Star, portando a conoscenza del pubblico britannico i successi delle camicie rosse.
Jessie e Alberto, seguirono ancora l’Eroe dei Due Mondi nella guerra del 1866, negli sfortunati scontri di Monterotondo e Mentana del 1867, e nell’ultima vittoriosa battaglia del Nizzardo a Digione nel 1871 contro i Prussiani.
Ormai raggiunta l’Unità d’Italia, i coniugi Mario si ritirarono a Lendinara, ma la combattiva Jessie trovò ben presto nuovi motivi per lottare, nonostante la grave paralisi a tre dita della mano destra che la colpì a soli 49 anni.
Sfruttando le sue conoscenze sanitarie si dedicò allo studio della pellagra, una grave patologia causata da carenza di Vitamina B3, studiando i possibili apporti dietetici volti a mitigare e sconfiggere la malattia.
Nel 1877 pubblicò il libro La miseria in Napoli, un attento studio sulle gravi condizioni socio-economiche delle plebi partenopee. Effettuò, inoltre, una lunga indagine
sulla situazione dei minatori siciliani, culminata nella pubblicazione del libro Le miniere di zolfo in Sicilia nel 1894.
Ma la “signorina Uragano”, non tralasciò la sua passione per il giornalismo che l’aveva portata ad essere la prima donna giornalista britannica, pubblicando ben 143 articoli in 40 anni soprattutto per il quotidiano americano The Nation, e per la Nuova Antologia di Firenze.
Nel frattempo, nel 1882, il suo amato Alberto morì proprio il 2 giugno, lo stesso giorno della morte di Garibaldi. Con ammirevole dedizione Jessie si dedicò, con l’aiuto del Carducci, a completare le opere del marito, riunendole nei volumi di Scritti letterari e scritti politici.
Nello stesso anno pubblicò una biografia di Garibaldi, seguita da una di Mazzini nel 1886 dal volume Agostino Bertani e i suoi tempi, dedicata al medico personale dell’Eroe dei Due Mondi, e da scritti sulla vita di Carlo Cattaneo, Giuseppe Dolfo, Giovanni Nicotera, e, ovviamente, del marito Alberto Mario.
Scrisse, inoltre, i volumi storici I garibaldini in Francia e The birth of modern Italy, quest’ultimo pubblicato postumo.
Nel 1897, l’ormai sessantacinquenne Jessie, iniziò una nuova avventura, ottenendo una cattedra di Letteratura inglese, all’Università di Firenze.
E proprio a Firenze, Jessie White Mario, passò a miglior vita, il 5 marzo del 1906. Migliaia di persone assistettero ai suoi funerali, mentre 100 ragazze spargevano petali di rose al passaggio del carro funebre. La coraggiosa garibaldina inglese fu sepolta a Lendinara, accanto al suo amato Alberto.
Carducci ricordò la sua amica con le seguenti parole: “E’ una grande donna, cui noi italiani dobbiamo molto”.
Ma forse, il miglior epitaffio per “Hurricane Jessie”, sono i versi del ritornello della “Bella Gigugin”: Daghela avanti un passo, delizia del mio cuore…

Il Battaglione Inglese alla Battaglia di Milazzo (particolare dal dipinto)
Il Battaglione Inglese alla Battaglia di Milazzo (particolare)
Museo del Risorgimento, Milano


 

 

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