Ottobre-Dicembre 2007
 

Nicky e Alix: un amore senza fine

Ilaria Faraci

La piccola Alix aveva solo dodici anni quando lo vide per la prima volta.
Aveva fatto quel lungo viaggio solo per assistere al matrimonio della sua cara sorella Ella con il Granduca Sergei. 
Correva l’anno 1884, era maggio, il mese delle spose.
Nicky aveva solo sedici anni quando la incontrò.
Il 31 maggio 1884 iscrissero i loro nomi su una finestra del palazzo e si dichiararono amore. Essi non sapevano ancora che avevano legato i loro destini in eterno. Erano bambini e sarebbe passato tanto tempo prima che il loro amore infantile sbocciasse in qualcosa di più grande, eppure i loro cuori palpitavano già e sarebbe stato per sempre.

Ritratto dello Zar Nicholas II
Zar Nicholas II

Nel 1889 la principessa Alessandra e lo  zarevich Nicola si incontrarono di nuovo. Le feste, i balli, le corse in slitta… una cornice da fiaba in cui loro cuori si unirono.
Nicola rimase completamente affascinato da lei e dal mistero che emanava. Bellissima e dolce, ma con gli occhi sempre velati da tanta malinconia e tristezza. Eppure da piccolina i parenti l’avevano soprannominata Sunny (solare) per indicare il suo carattere allegro. Purtroppo all’età di sei anni Alessandra aveva perso la cara mamma e due fratellini. Questo grande dolore aveva mutato la sua indole e da quel momento si era chiusa in se stessa ed era cresciuta insieme ai fratelli attorniata da governanti e dal padre, da lei idealizzato. La nonna materna, la regina Vittoria, aveva una predilezione particolare nei suoi confronti e si occupò molto della sua educazione.
Lei s’innamorò subito e rimase colpita dalle maniere affabili e cortesi di lui. Il principe era molto appassionato e attento alle sue esigenze. Lo zarevich desiderò fin da subito sposarla ma dovette aspettare ben cinque anni prima di poterlo fare. Inizialmente si oppose al matrimonio lo stesso padre, lo zar Alessandro III che non riteneva Alix adeguata al compito futuro e, successivamente, la stessa principessa era spaventata dall’idea di convertirsi all’ortodossia e di abbandonare la sua fede protestante.
Nicola conobbe e frequentò altre donne in quel lasso di tempo, ma il suo cuore e il suo pensiero rimasero devoti a lei.

Alexandra Fyodorovna
Alexandra Fyodorovna

Superato ogni ostacolo, il 26 novembre 1894 divennero finalmente marito e moglie e, come desideravano da tanto, appartennero da quel momento solo l’una all’altro. Nicola, a differenza dei suoi predecessori, fu sempre fedele e innamorato e lei, dopo vent’anni di matrimonio, conservava ancora il vestito del giorno del fidanzamento e scriveva le lettere iniziandole sempre con un Mio amatissimo o Tesoro mio, Mio caro carissimo amore, Mio Tesoro profondamente amato e firmandole con Per sempre la tua affezionata mogliettina o Ti stringo teneramente al mio vecchio cuore amoroso e rimango la tua mogliettina. 
Purtroppo questa non è una fiaba, è la vita. E come accade spesso nella realtà la loro sorte è stata più tragica di altre, perché si sono chiusi nel loro piccolo bozzolo, nel loro mondo incantato e hanno chiuso gli occhi. Sui libri di storia c’è scritto che la loro unione fu benedetta dall’arrivo di cinque bambini, quattro femmine e un maschietto. Tutto sembrava essere così idilliaco e spensierato.
Come fecero a non sentire il rombo della rivoluzione che speditamente avanzava e che presto li avrebbe spazzati via tutti?
Alessandra si concentrò soprattutto sulla figura del marito, diventato subito prima del matrimonio zar autocrate e padre di tutte le Russie col nome di Nicola II.  Lei non si rese conto di quanto era grave la condizione del popolo. Non si integrava con la corte e l’unico suo problema era che non riusciva a donare al marito l’agognato erede maschio. Quando finalmente Alessio arrivò, i suoi occhi non smettevano di sorridere. Ma presto i medici si accorsero che il bambino aveva ereditato proprio da lei una malattia molto grave: l’emofilia. Questa malattia, trasmessa dalla madre, portatrice sana ai figli di sesso maschile, consiste nel fatto che in caso di ferite esterne o interne il sangue non riesce a coagularsi e si possono creare vere e proprie emorragie mortali.
Per Alessandra questo fu un colpo troppo grande.
Negli anni successivi si dedicò completamente alla crescita del suo bambino, sempre in ansia che gli potesse accadere qualcosa. Si avvicinò in modo quasi morboso alla religione e ai suoi più torbidi esponenti. Il nome di Rasputin racchiude ancora al giorno d’oggi un alone di mistero e di inquietudine.
Nicola II non aveva sicuramente le energie e il polso per dominare una situazione ormai degenerata da molto tempo prima che lui prendesse le redini.  Desiderava vivere nel modo più semplice possibile, attorniato dalla moglie e dai bambini. Il giorno in cui suo padre morì pianse ed esclamò: Non sono preparato a fare lo Zar. Non ho mai voluto diventarlo. Non so niente di governo. Non ho nessuna idea di come parlare ai ministri.
Chiusi nel loro piccolo mondo ottuso, non vollero rendersi conto che tutto intorno a loro stava crollando. Si aggrapparono l’uno all’altra come avevano sempre fatto e insieme andarono incontro al destino portandosi dietro i loro figli, vittime innocenti di un orrore senza fine.

Olga, Tatiana, Maria, Anastasia e Alessio morirono prima di aver potuto realmente vivere. Tante fotografie ricordano i loro momenti di gioia e spensieratezza, un’infanzia dorata. Purtroppo essi non ebbero il tempo di poter iniziare a volare con le loro ali, ma furono costretti a rimanere nel nido. Le fanciulle speravano di poter trovare un marito e di poter emulare il matrimonio così felice dei loro genitori, Alessio desiderava semplicemente continuare la sua carriera militare che tanto lo entusiasmava. Furono vittime ingenue, ma soprattutto prive di colpa, che vennero trucidate e buttate via come bambole di pezza.
Questa ineluttabile tragedia aveva avuto inizio molto tempo prima di quel fatidico 17 luglio 1918, in una splendida giornata di sole, nel lontano maggio del 1884.  Nicky aveva allora sedici anni e già scriveva sul suo diario: Alix e io abbiamo scritto i nostri nomi sulla finestra posteriore della casa italiana (ci amiamo).


Olga, Tatiana, Maria, Anastasia. Fotografia del 1906

 

 

 

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