Aprile-Settembre 2008
 

Il villaggio del mistero

Andrea Trentini

Il primo giugno 1885 nel minuscolo villaggio di Rennes-le-Château arrivò il nuovo parroco. Si chiamava Bérenger Saunière, aveva trentatre anni. Era un uomo robusto, bello, energico e, sembra, molto intelligente. In seminario era parso destinato a una carriera ecclesiastica promettente, almeno a qualcosa di più importante della cura delle anime di un paesino sperduto nei Pirenei orientali. Non si sa come o perché ma le sue prospettive vennero stroncate.
A quei tempi Rennes-le-Château contava soltanto duecento abitanti, era un piccolo villaggio appollaiato su di una collina, a una quarantina di chilometri da Carcassonne, lontano dagli agi della civiltà del tempo.


Statua del demonio Asmodeo
Statua del demonio Asmodeo

Tra il 1885 e il 1891 il reddito di Saunière era tutt’altro che cospicuo ma era tuttavia quello che ci si poteva aspettare per un curato nella Francia del tardo secolo XIX. Come governante, aveva assunto una contadina diciottenne, Marie Denarnaud, che sarebbe diventata la compagna e la confidente di tutta la sua vita. Faceva parte dei suoi interessi occuparsi della storia turbolenta di quella regione: una storia le cui testimonianze erano sempre presenti intorno a lui.
A pochi chilometri da Rennes-le-Château sorge un’altra vetta, chiamata Bézu e sovrastata dalle rovine di una fortezza medievale che aveva ospitato una comunità di Cavalieri Templari. Su una terza cima, a meno di due chilometri da Rennes-le-Château, si trovano le rovine del castello di Blanchefort, dimora a vita di Bertrand de Blanchefort, quarto Gran Maestro dei Templari che aveva presieduto il famoso ordine intorno alla metà del XII secolo. Rennes-le-Château e i suoi dintorni erano situati sull’antico percorso dei pellegrini, che portava a Santiago di Compostela in Spagna. L’intera regione era satura di leggende suggestive, dagli echi di un passato vivo, drammatico e spesso sanguinoso.
La chiesa di Rennes-le-Château, consacrata alla Maddalena nel 1059, si era ridotta ad un edificio fatiscente che sorgeva sulle fondamenta di una struttura visigota più antica, risalente al VI secolo.
Nel 1891, Saunière iniziò un modesto restauro. Durante i lavori, rimosse la mensa dell’altare che poggiava su due antichi pilastri visigoti. In una cavità di uno dei pilastri il curato rinvenne quattro pergamene, conservate entro cilindri di legno sigillati. Due delle pergamene, pare contenessero genealogie. Una era datata 1244, l’altra 1644. Gli altri due documenti erano stati stilati intorno al 1870 da un predecessore di Saunière e sembravano pii testi latini, brani del Nuovo Testamento.
Su una delle pergamene le parole sono scritte incoerentemente tutte di seguito, senza spazi, intermedi e vi sono inserite numerose lettere del tutto superflue. Sulla seconda pergamena le righe sono troncate indiscriminatamente, in modo irregolare, qualche volta addirittura a metà di una parola, mentre certe lettere appaiono vistosamente rialzate rispetto alle altre. In realtà queste pergamene formano una sequenza di codici insolubili se non si possiede la chiave.
Il curato si rese conto di essersi imbattuto in qualcosa di importante e portò i documenti scoperti al suo superiore, il vescovo di Carcassonne che lo inviò a Parigi, a spese del vescovo stesso, per presentare le pergamene a certe autorità ecclesiastiche. Il più illustre era l’abate Bieil, direttore del Seminario di Saint Sulpice; inoltre, c’era il nipote di Bieil, Émile Hoffet. A quel tempo Hoffet studiava per diventare sacerdote. Sebbene avesse passato da poco i vent’anni, si era già fatto un’imponente fama di erudito, soprattutto nel campo della linguistica, della crittografia e della paleografia. Nonostante la vocazione pastorale, si sapeva che aveva propensione per il pensiero esoterico e manteneva rapporti cordiali con i vari gruppi occultisti, le varie sette e società segrete che allora proliferavano a Parigi. Era in contatto con un circolo culturale illustre, che includeva letterati come Stéphane Mallarmé e il compositore Claude Debussy. Conosceva anche Emma Calvé, la Maria Callas dei suoi tempi, ma era anche una somma sacerdotessa della subcultura esoterica parigina.
Dopo essersi presentato a Bieil e Hoffet, Saunière trascorse tre settimane a Parigi. Si sa che il parroco di campagna fu subito accolto a braccia aperte nel raffinato circolo di Hoffet. Negli anni successivi Emma Calvé si recò spesso a far visita a Saunière a Rennes-le-Château.
Durante il soggiorno a Parigi, Saunière trascorse diverso tempo al Louvre dove si procurò tre riproduzioni di quadri, fra cui il famosissimo Les Bergers d’Arcadie dell’altrettanto famoso Nicolas Poussin. Si pensa che le raffigurazioni dei quadri contengano la chiave di lettura per decodificare gli scritti di una certa organizzazione segreta.
Ritornato a Rennes-le-Château, Saunière proseguì i restauri della chiesa e si dedicò a svariate bizzarrie fra cui la cancellazione di una lapide tombale rinvenuta durante i lavori e che pare riportasse in qualche modo gli stessi messaggi contenuti nelle pergamene. Inoltre iniziò un voluminoso scambio di lettere con corrispondenti sconosciuti che risiedevano un po’ un tutta Europa. Intavolò misteriose transazioni con varie banche. Una di queste mandò addirittura un rappresentante da Parigi a Rennes-le-Château, solo per occuparsi degli affari di Saunière. Poi, nel 1896, cominciò a spendere a piene mani fino al 1917, anno della sua morte. Finanziò opere pubbliche, fece costruire una torre, Torre Magdala e una ricca casa di campagna, Villa Betania, dove non abitò mai. La chiesa non venne soltanto restaurata, ma decorata in modo decisamente bizzarro. Sull’ architrave, sopra l’ingresso, venne posta un’ iscrizione latina:

TERRIBILIS EST LOCUS ISTE
(Questo luogo è terribile)

Appena dentro fu eretta come piedistallo per l’acquasantiera una statua raffigurante il demonio Asmodeo, custode dei tesori nascosti, e secondo l‘antica leggenda ebraica, costruttore del tempio di Salomone. Le tavole raffiguranti la Via Crucis erano, e sono tutt’ora visibili, ognuna caratterizzata da qualche strana incoerenza, qualche aggiunta inspiegabile, qualche deviazione flagrante o sottile rispetto alla versione tradizionale delle Scritture. Per esempio, nell’VIII Stazione, c’è un bambino avvolto in stoffa scozzese. Nella XIV Stazione, dove si vede il corpo di Gesù portato nella tomba, lo sfondo è un buio cielo notturno con la luna piena. Che cosa si vuole indicare? Che il corpo viene portato fuori dal sepolcro anziché nel suo interno? Furono collocate le statue di Santa Germana, San Rocco, Sant’Antonio da Padova e Sant’Antonio Abate che collegate fra loro da una M immaginaria (di Magdala?) incontrano l’effige dell’evangelista Luca e le cui iniziali, lette in sequenza, compongono la parola GRAAL, termine con cui una certa tradizione denomina la coppa che Gesù avrebbe usato per istaurare l’eucarestia e successivamente avrebbe contenuto il suo sangue sgorgato dalle ferite inferte dalla crocifissione.

La Torre Magdala
La Torre Magdala

Mentre era impegnato in questi lavori di rifacimento Saunière continuava a spendere in maniera stravagante. Offriva banchetti sontuosi ai suoi parrocchiani, riceveva molti ospiti illustri tra cui non mancava Emma Calvé. Ma forse l’ospite più di riguardo tra i visitatori dell’ignoto prete di campagna fu l’arciduca d’Asburgo, cugino dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. In seguito, i documenti bancari rivelarono che Saunière e l’arciduca avevano aperto due conti consecutivamente lo stesso giorno, e che il secondo aveva fatto a favore del primo un versamento molto sostanzioso.
All’inizio le autorità ecclesiastiche finsero di non vedere. In seguito quando si tentò di chiarire il suo comportamento, Saunière reagì e la cosa si trascinò con alterne vicende compreso il coinvolgimento del Vaticano.
Il 17 gennaio 1917 Saunière ebbe un improvviso attacco cardiaco. La data del 17 gennaio è forse sospetta. La stessa data compare sulla lapide che Saunière aveva in parte cancellato. E il 17 gennaio è inoltre la festa di San Sulpizio, vedi le frequentazioni parigine del curato.
Quando Saunière era sul letto di morte, da una parrocchia vicina fu chiamato un prete per ricevere la sua confessione e somministrargli l’estrema unzione. A quanto affermarono i testimoni oculari, il prete che si era chiuso nella camera del malato, poco dopo uscì, visibilmente sconvolto, ed è certo che rifiutò di somministrargli l’estrema unzione.
Il 22 gennaio Saunière morì senza i conforti religiosi. L’indomani mattina il suo corpo fu sistemato sopra una poltrona, sulla terrazza della Torre Magdala, abbigliato di una ricca veste ornata di nappe rosse. Uno ad uno, certi personaggi non identificati sfilarono davanti a lui, e molti di loro staccarono per ricordo le nappe della veste. Questa cerimonia non ha mai trovato una spiegazione.
Quale potrebbe essere la causa di tutto il danaro improvvisamente piovuto nelle mani del curato Saunière? Che cosa ha trovato di così grande valore durante il restauro della chiesa? Una prima affrettata ipotesi protende per il ritrovamento del tesoro dei Visigoti, trasferitisi proprio in quella zona dopo aver saccheggiato Roma e naturalmente trafugato il tesoro di stato. Si ritiene che contenesse, fra l’altro, il tesoro del Tempio di Salomone distrutto dai romani nel 70 d.C. che a sua volta conteneva la Menorah, l’immenso candeliere d’oro a sette bracci, sacro alla religione ebraica, fatto costruire da Mosè dopo l’incontro con Dio sul monte Sinai. Anche i Cavalieri Templari hanno stazionato nella zona, e il loro tesoro, dopo il sanguinoso scioglimento dell’ordine, non è mai stato trovato. È più probabile che Saunière avesse scoperto un segreto: un segreto storico di importanza enorme per i suoi tempi e forse anche per i nostri. La governante, Marie Denarnaud, aveva promesso, senza poi riuscirvi, di svelare un segreto che conferiva non soltanto ricchezza, ma anche potere.
Questa vicenda è tornata alla ribalta nel 1956 e da allora non si è più smesso di organizzare ricerche e formulare ipotesi. Non passa anno in cui non venga pubblicato l’ennesimo saggio contenente le ultime rivelazioni. Lo scrittore americano Dan Brown, è riuscito a trasformare il mistero che circonda il villaggio di Rennes-le-Château in un autentica miniera d’oro con la pubblicazione del suo romanzo Il codice da Vinci.


 

 

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