Aprile-Settembre 2009
La sposa spagnola
Il 6 giugno 1812 le truppe britanniche del Duca di Wellington conquistarono, a prezzo di gravissime perdite, la città spagnola di Badajoz: una temibile fortezza presidiata da un importante contingente di militari francesi.
Purtroppo, una volta entrate in città, le giubbe rosse si abbandonarono a un feroce saccheggio che paradossalmente finì per colpire proprio i cittadini spagnoli che, in teoria, gli inglesi erano venuti a liberare dal giogo napoleonico.
Tra i militari britannici che si distinsero per coraggio nella terribile battaglia, vi era anche il giovane Capitano Henry Smith della Fanteria Leggera: le giacche verdi del 95° Fucilieri, uno dei migliori Reggimenti dell’Esercito di Sua Maestà. Aggirandosi per le strade di Badajoz la mattina successiva alla conquista della cittadina, l’Ufficiale contemplava con orrore le brutalità commesse dalle truppe inglesi cercando, per quel che poteva, di fermare la furia dei suoi uomini: Non ci sono parole sufficienti a descrivere, - scrisse anni dopo nella sua autobiografia - le atrocità commesse dai nostri soldati sui poveri innocenti e indifesi abitanti...
Sconvolto da quell’orgia di sangue e ferocia, Henry non immaginava certo che, proprio a Badajoz, la sua vita avrebbe subito una svolta felice e inaspettata.
Henry Smith (o Harry, come preferiva farsi chiamare) era nato il 28 giugno del 1787 a Whittlesey nel Cambridgeshire, dalla modesta famiglia di un chirurgo. Entrato a 17 anni in un piccolo squadrone di cavalleria volontaria della sua città, fu notato per il suo ardimento e la sua intelligenza, dal Generale Sir William Stewart, il fondatore del 95° Reggimento Fucilieri, che gli offrì di entrare, col grado di Sottotenente, nel neonato corpo di Fanteria Leggera.

Harry
Il giovane Harry si trovò da subito ad affrontare l’ostilità e il disprezzo di buona parte dei suoi colleghi, tutti di origine aristocratica, che mal sopportavano la presenza di un borghese tra di loro. Costretto a subire più o meno velate angherie, Harry non si diede per vinto e proseguì con successo la propria carriera militare partecipando a tutte le principali campagne delle Guerre Napoleoniche e distinguendosi sempre per audacia e capacità di comando.
Nel luglio del 1809 Smith, nel frattempo divenuto Capitano, si unì alle armate del Duca di Wellington che si apprestavano ad invadere la Spagna allora occupata dai francesi.
E fu così che la mattina del 7 giugno 1812 Harry Smith si trovò a camminare insieme ad un collega, il Capitano Johnny Kincaid, per le strade di Badajoz, sconcertato dalle violenze perpetrate dai suoi stessi soldati. I due militari inglesi furono ad un tratto avvicinati da due giovani nobildonne spagnole, due sorelle appartenenti alla antica casata dei Ponce De Leon, discendenti dirette del conquistador Juan e del poeta cinquecentesco Luis. Le due giovani avevano visto la loro casa saccheggiata e devastata dalle giacche rosse britanniche e le tracce di sangue sulle loro orecchie testimoniavano che i soldati inglesi le avevano derubate anche dei loro orecchini, strappandoli letteralmente via dai lobi auricolari. La maggiore delle due sorelle, appellandosi all’onore della divisa, chiese ai due giovani Ufficiali inglesi protezione per sé e per la sorella dalla barbarie che in quel momento imperversava per Badajoz. La giovane nobildonna appariva fine e graziosa, ma ad attirare gli sguardi dei due britannici fu la più piccola delle due sorelle, la appena quattordicenne Juana; ma lasciamo parlare il Capitano Kincaid che così descrisse la ragazza spagnola nel suo diario: …il suo viso, sebbene non bellissimo, era peraltro…così irresistibilmente attraente, e posto sopra una figura intagliata nel più splendido stampo della natura, che guardarla significava già amarla; e io me ne innamorai, ma non le confessai mai il mio amore, e intanto un collega più impudente, si intromise e la conquistò! Inutile dire che anni dopo, nella sua autobiografia, Harry Smith confessò, non senza una punta di orgoglio, che …quel collega più impudente, ero io…
E in effetti, tra Harry e Juana scoccò quello che si può definire, in tutto e per tutto, un coup de foudre. I due si innamorarono a prima vista! A nulla valse la differenza di età (venticinque anni lui e quattordici lei), a nulla valsero le differenze di ceto e religione (povero, inglese e protestante Harry, ricca, spagnola e cattolica Juana), a nulla valsero le inevitabili e durissime opposizioni delle famiglie di entrambi. Dopo pochi giorni, i due convolarono a nozze!
Da quel momento Harry e Juana non si separarono più. La campagna iberica di

Juana
Wellington continuò ancora per due anni e Harry Smith, montato sul suo inseparabile stallone Old Chap, fu sempre in prima linea a Salamanca, Vitoria, e poi a San Sebastian, Orthez, Bayonne e in tutte le battaglie della campagna. La giovane Juanita, a cavallo del suo puledro andaluso Tiny, fu sempre immancabilmente al fianco del suo amato Enrique, condividendone difficoltà e pericoli, dormendo all’addiaccio, mangiando lo stesso rancio dei soldati, sfidando il fuoco francese in prima linea, prodigandosi nell’accudire feriti e malati.
Tra i soldati britannici quella giovane ragazza che cavalcava fieramente in testa alle truppe e che condivideva le loro fatiche quotidiane per amore del marito, divenne ben presto una leggenda e la sua sola presenza contribuiva ad incoraggiarli e a elevare il loro morale. Persino il Duca di Wellington, uomo solitamente gelido e sprezzante, ebbe parole di sincera simpatia e ammirazione per la piccola Juanita.
Numerosi sono gli aneddoti che descrivono il coraggio e la bontà d’animo della giovane spagnola, e sarebbe veramente impossibile ricordarli tutti. Ad esempio, poco prima della battaglia di Vitoria, il maggior trionfo di Wellington nella campagna di Spagna, Juana si fratturò un piede e buon senso avrebbe voluto che si fermasse per ricevere le cure necessarie, ma bastò che il marito le dicesse Resta dietro le linee…, per far sparire istantaneamente il dolore e, pur con il piede rotto, la giovane spagnola seguì anche quella volta il marito in battaglia.
Oppure, si può citare il caso della battaglia di Orthez, quando la nobildonna spagnola cavalcò in piena notte per strade fangose e infestate da soldati napoleonici, per riportare ad una povera vedova, un catino di porcellana di Sevres che le era stato rubato da alcuni militari inglesi.
Ma più di tutto merita di ricordare ciò che avvenne nel 1815 a Waterloo, giusto il giorno dopo la grande battaglia che segnò il definitivo tramonto delle ambizioni napoleoniche. Proprio in Belgio, infatti, Juana affrontò una terribile esperienza che mise a dura prova il suo coraggio e i suoi sentimenti. Mentre si trovava a Bruxelles, nell’attesa del ritorno del marito, apprese per caso da alcuni soldati della Fanteria Leggera della presunta morte in combattimento del suo amato Enrique! Udendo la notizia, la giovane spagnola si sentì morire! Montata immediatamente a cavallo, corse a Waterloo alla ricerca di Harry. Il viaggio, seppure breve, sembrava non finire mai ed era costellato da un crescendo di orrori; morti, feriti, case distrutte dalla furia della guerra, segnavano il tragitto e non contribuivano certo ad alimentare le flebili speranze di Juanita.
Giunta sul luogo della battaglia incontrò un amico del marito, che la informò del terribile equivoco che stava dietro la notizia della morte di Harry. Ad essere morto, in realtà, non era il Maggiore Henry Smith, ma un suo omonimo, il Maggiore Charles Smyth! Dunque, Enrique era vivo! Ricevute indicazioni sul luogo dove, con tutta probabilità, avrebbe potuto rintracciare il marito, Juana spronò nuovamente il cavallo. Quegli ultimi chilometri per la ragazza spagnola furono pieni di trepidazione e di speranza e, forse, l’incontro con il suo Harry può essere adeguatamente descritto solo con le parole della stessa Juanita: Finchè non lo vidi, non potei persuadermi che stesse bene, tanto forte era stata la stretta della mia paura su ogni mio pensiero e sentimento. Presto, o Dio, sprofondai nel suo abbraccio, esausta, stanca, felice, e grata - o, quanto grata! a Dio che lo aveva protetto…
Le Guerre Napoleoniche erano terminate, ma non certo l’amore di Harry e Juana. L’Ufficiale britannico continuò a viaggiare per i quattro angoli dell’Impero per adempiere ai suoi incarichi, e sua moglie lo seguì ovunque; in Sud Africa prima, poi in India dove, nel 1846, Harry colse il più grande successo della sua carriera annientando l’esercito del Regno Sikh nella battaglia di Aliwal. Nel 1847 i coniugi Smith tornarono in Sud Africa dove Harry assunse la carica di Governatore della Colonia del Capo. I due si fecero benvolere dalla popolazione locale a tal punto che i coloni dedicarono a Juanita addirittura il nome di una città Ladysmith (da Lady Juana Smith) nella regione del Natal.
Per tutta la loro vita, inoltre, i due dovettero affrontare anche non indifferenti problemi economici. Harry, infatti, proveniva da una famiglia povera mentre Juana era stata diseredata dai familiari per essersi sposata contro la loro volontà, ma neanche questo riuscì minimamente a scalfire la loro forte unione.
La splendida storia di Harry e Juana trasfigurò ben presto nella leggenda, diventando uno degli aneddoti più noti della Campagna Iberica delle Guerre Napoleoniche e, nel 1940, la scrittrice britannica Georgette Heyer ne ricavò un fortunato romanzo.
Sir Harry Smith terminò il suo cammino terreno il 12 ottobre 1860, e Juanita gli sopravvisse esattamente 12 anni; morì, infatti, nel 1872 proprio il 12 di ottobre, lo stesso giorno della morte del marito. Una semplice coincidenza? Certo, sembrerebbe solo un puro caso, ma, in fondo, perché non poter credere ad un ennesimo ultimo segno del profondo sentimento che legava la Sposa Spagnola, al suo amato e romantico Enrique?