Gennaio-Marzo 2010
... Recital
Una storia senza tempo
…i miei Giorni tranquilli li ricordo distintamente, furono segnati dal soggiorno nel Castel de la Terrasse, Etretat immersa nella quiete del grande giardino fiorito, tutt’intorno un paesaggio arioso, fresco; fui per un po’ di settimane ospite del ricco ed eccentrico Maestro Giovanni Boldini.

Cléo De Mérode (particolare)
Il mio spirito libero si rinfrescava in Passeggiate mattutine spesso solitarie, che di tanto in tanto trascorrevo in compagnia delle vicine Sorelle Lascaraky donne pacate, dedite alla conversazione, devote anime del calore familiare o incontrando L’amazzone Alice Regnault a cavallo. L’ultima, l’attrice Alice Regnault la ricordo per la sua enorme statura ed un volto segnato da tratti aggressivi, autorevole ma fiero.
Dedicavo molte ore del giorno alla lettura o a piccole distrazioni e capitava non di rado di accompagnare la signora Berthe per una passeggiata. La sua eleganza era marcata da gentilezza nei modi e leggerezza nella voce. Un volto quotidianamente sorridente, a volte nascosto semmai, da ombre d’inquietudine, dovute al turbolento rapporto amoroso che legava da molti anni con il volubile e geloso Maestro Boldini. Delicata nel parlare soppesava ogni argomento ogni movimento ed ogni sua conversazione sottovoce trasaliva fin sulle dita profumate delle mani. Da situazioni di compostezza e rilassatezza, in un batter di ciglia, Ella poteva rivelarsi chiassosa in allegrezza e spensieratezza, con energia ed entusiasmo lineare mai volgare, lungo il corso della giornata. Nello stare quotidiano era una donna dai molteplici aspetti, semplice e nobile allo stesso tempo. Dedicava ore al cucito e come una Signora che legge romanzi rosa la potevi scorgere comodamente seduta in posizioni distratte su divani pastello vellutati, ovunque qua e là per i soggiorni luminosi del castello.
Come fossimo in Conversazione al caffè o in un Recital o Spettatori a teatro, lei come un’attrice lesta in bravura, spesso mi confidava pettegolezzi, innamoramenti e astuzie, intrighi e grandi sfarzi della nobile vita mondana.
Ricordo un pomeriggio lento e nuvoloso, in assenza del maestro e senza farsi notare dalla servitù, in tutta fretta, ella mi costrinse, quasi come cercasse alleati, a girare per gli Angoli dello studio del Boldini, dove il pianoforte, la cornice dorata, il busto del Bernini, il tavolo da lavoro, delineavano assai un ambiente di poche cose, ma preziose, raccolto e colmo di tensione solitaria, sicuramente come il cuore del maestro, ma che stava rivelando un aspetto di quell’uomo del tutto inusuale, contrario rispetto alla sua principale caratteristica che s’intravedeva nel personaggio pubblico quale era di gentiluomo dinamico e talentuoso, disordinato, quasi frettoloso, mai stanco, colmo di idee come un vento fugace e freddo, sicuro di sé in ogni suo gesto in ogni piccolo movimento e come un vero dandy amante del dettaglio femminile, della Bellezza, unica vera forza di cui valga la pena cercare l’essenza.

Autoritratto mentre osserva un dipinto (particolare)
Sapevo della venuta a giorni della pittrice Ruth Sterling ospite frequente, una ragazza poco dedita a passeggiate, che non amava le riunioni intellettuali al castello e nei giorni di permanenza di rado appariva in conversazioni; il suo animo delicato e sensibile, dicevano, la teneva per giorni isolata nella sua stanza ombrata dove dipingeva quadri di grande luminosità e vivida bellezza.
Puntualmente si tenevano raduni amichevoli e potevi incontrare assieme, uomini di alto rango, mercanti d’arte, scrittori e artisti come il pittore Joaquin Araùjo Ruano da cui traspariva un carattere feroce e i suoi occhi irrequieti e stanchi pretendevano attenzioni, molto poco elegante nei modi e le sue mani ruvide sembravano il segno indelebile degli anni dediti al lavoro pittorico. L’eleganza e la loquacità della Marchesa Adriana Franzoni evidenziava però un volto malinconico, forse ferito da passione amorosa. Quasi sempre intorno e di fianco a lei, nascosta in fugaci sguardi di reticenza, anche per un ostentato sentimento d’invidia, potevi scorgere la regalità serena di Cecilia de Madrazo Fortuny.
Divertente ma un po’ scostante era la rumorosa scenetta sul divano del signor Whistler mentre dorme o la smorfiosa eleganza patinata della modella parigina Clèo de Mérode, un’adolescente impreziosita di gioielli e paiette eclettici con gli occhi di lince.
Più solitario era il grande compositore Giuseppe Verdi uomo di compostezza e sapienza, dove dal suo cilindro immobile e nero parea aprirsi al di sotto, un volto luminoso sincero e ardito come la sua musica.
Era un appuntamento settimanale anche la gita in città. Quella mattina, il sole acceso

La Cantante Mondana (particolare)
invogliò la signora Berthe a spendere una visita a Palazzo Diamanti, per ammirare qualche Primizia. Fece chiamare la carrozza con i Due cavalli bianchi, i suoi preferiti. L’accompagnai volentieri, felice di conoscere le meraviglie artistiche della nuova città e di carpirne l’atmosfera, con le sue strade, le piazze, ma soprattutto i bei ponti di cui tanto avevo sentito parlare. All’uscita in giardino subito fui rapita dalla presenza frontale dei cavalli bianchi che mi parvero avvinghiati nelle briglie tesi in una impazienza ed instabilità che nella loro stazza robusta parevano enormi. Passando per Place Clichy fui rapita da urla chiassose e urtai lo sguardo verso lo strillone. La città era stupenda, affaccendata ed in attesa, affollata di gente povera e ricca, con le sue carrozze e i suoi cavalli, i mercati, i caffè concerto e i bambini tenuti per mano.
Presa dal nobile sentimento della bellezza, con entusiasmo volsi lo sguardo oltre la città, verso un cielo sognante; catturata dalla meraviglia volevo essere un pittore di talento, ardito e lesto e poter imprimere su tele quelle straordinarie suggestioni. Un artista di conoscenza e di esperienza, seguace fervido del principio dell’osservare, come atto risolutivo a definire i termini della Bellezza.
Un pittore del Tocco che in un sol lampo riesce a scrivere di questa vita sempre in continua mutazione in continuo movimento, una vita di uomini e donne.
Persa in quell’istante eterno scrissi: La matita sarà inzuppata del succo della vita – non si vedranno più linee misurate col compasso, ma forme animate espressive, logicamente dedotte le une dalle altre.
Quel giorno sentii lieve un sorso di felicità.