Il XIX secolo fu un’età d’oro per la danza sociale scozzese, plasmata in gran parte dall’influenza di abilissimi maestri di danza che percorrevano tutta la Scozia insegnando musica, danza e buone maniere. Questi insegnanti non solo preservarono le forme tradizionali, ma le adattarono anche ai gusti di una società in evoluzione, dalle ceilidh rurali alle scintillanti sale da ballo e alle corti reali.
Bologna, 1895. Il sole splende al Cimitero Monumentale della Certosa e una folla di curiosi osserva, stupita, la nuova scultura funebre inaugurata. Sopra le teste di tutti, splendente nel suo marmo bianco, si staglia la statua che ritrae Gaetano Simoli, il fabbro municipale del Comune di Bologna. Ha uno sguardo fiero, sostenuto, mentre è appoggiato al suo martello, in una posizione di riposo.
Non voleva un marito che si arrogasse il diritto di decidere per lei, un pittore che le dicesse cosa dipingere, nemmeno un maestro che, per quanto geniale, la facesse sentire un’allieva per sempre. Era stata troppo presuntuosa? Aveva sopravvalutato il suo talento? Era stata egoista e ingrata?