Prigionieri

di Andrea Trentini

Liberamente tratto da I prigionieri dei Savoia di Alessandro Barbero.

Guide e Stato Maggiore dell'Esercito delle Due Sicilie (Miniatura 219x298 px)Il 9 novembre 1860 la fortezza di Fenestrelle, in Val Chisone a 1.200 metri di altezza sul livello del mare, nelle Alpi piemontesi, divenne il carcere per 1.186 prigionieri di guerra borbonici provenienti dalla resa di Capua del 2 novembre.
Nel corso delle operazioni militari condotte al Sud fra l’ottobre 1860 e il marzo 1861, decine di migliaia di uomini dell’esercito delle Due Sicilie si arresero all’esercito piemontese. I soldati napoletani catturati in questo periodo vennero considerati a tutti gli effetti prigionieri di guerra: li si trovava così definiti nei documenti dell’amministrazione sabauda.

Nel XIX secolo la prigionia di guerra era uno statuto giuridico precisamente regolamentato, che aveva concrete conseguenze sul trattamento delle persone. Non doveva comunque essere così facile interpretare ed applicare questi regolamenti, al punto che nel gennaio 1861 scoppiò un significativo conflitto di competenze fra il dicastero di polizia di Napoli ed il ministro della Guerra quando in alcuni casi i molti ufficiali dell’esercito napoletano furono subito rilasciati mentre in altri trattenuti in prigionia. Qualche autorità sottolineava, a quanto pareva a ragione, che nella situazione eccezionale di quella guerra non dichiarata fra italiani, il trattamento dei prigionieri di guerra era stato anomalo rispetto alle convenzioni. In qualche modo i prigionieri stessi erano consapevoli dei diritti che la loro condizione garantiva. Quando, nel gennaio 1861, a tutti i prigionieri di guerra trasportati al Nord venne imposto di arruolarsi nell’esercito italiano, solo pochi acconsentirono a rivestire la divisa e soltanto perché con la loro divisa borbonica venivano guardati male dalla popolazione, ma si rifiutarono di accettare le armi. Il ministero, nello stabilire i provvedimenti disciplinari contro degli ammutinati, precisò che si dovevano applicare le pene previste dal codice militare, ma solo se gli uomini risultavano già regolarmente arruolati, in caso contrario, erano ancora da considerare prigionieri di guerra e non potevano essere puniti.

Quanti furono esattamente i prigionieri di guerra catturati durante le operazioni belliche contro l’esercito delle Due Sicilie rimane difficile da stabilire. I primi prigionieri napoletani di cui l’esercito piemontese si fece carico furono quelli catturati alla battaglia del Volturno, il 1° e il 2 ottobre 1860, quando Garibaldi respinse l’offensiva organizzata da Francesco II. In un telegramma a Vittorio Emanuele, Garibaldi comunicò di aver preso 2.500 prigionieri e, dopo averne rinchiuso una parte nei castelli di Napoli e nelle carceri di Avellino e Salerno dove non c’era posto per tutti, diede ordine di imbarcare i rimanenti per Genova, non potendo farsi carico di un così gran numero di prigionieri per cui mancavano infrastrutture adeguate. Altri prigionieri vennero catturati e poi subito rilasciati nel contesto di episodi che dimostrano l’incertezza giuridica e politica di quei giorni. Molti prigionieri lasciati liberi preferirono la prigionia, forse per assicurarsi il vitto e l’alloggio.


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Guide e Stato Maggiore dell'Esercito delle Due Sicilie (particolare)

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