Solferino e San Martino

Cronaca di una battaglia

di Augusto Battaglini

Alle 16 Francesco Giuseppe viene informato dell’esito sfavorevole della battaglia e abbandona Cavriana, dove aveva spostato il quartier generale da Volta Mantovana, per non rischiare di cadere in mano al nemico. Viene dato l’ordine di ritirata e un’ora dopo i francesi entrano a Cavriana.

Fortunatamente per gli austriaci, il caldo torrido della giornata che ha lasciato esausti i combattenti, ed una terribile tempesta che si scatena verso le 17, permettono loro di ritirarsi senza eccessive difficoltà. Dopo dodici ore di scontri, dalle parole del Duca di Modena si può ben intuire quale fosse il suo stato d’animo: Sul declinare della giornata, quasi che anche il cielo a tanta strage umana si corrucciasse, sorgeva dalla conca del Lago di Garda e addensavasi nel tratto di terreno inaffiato sì prodigamente di sangue, un’orrida ed impetuosa procella, che tutto coperse di oscurità spaventosa, rischiarata solo dalla funesta luce dei lampi. Il fragore dei tuoni, ripercosso dalle nubi e dall’eco delle circostanti colline, superò di gran lunga quello delle artiglierie, che parvero per un istante ammutolite; e il vento turbinoso, che toglieva la vista e impediva ogni moto, separò pel momento i combattenti in guisa, che agli uni fu agevolato di mettersi a riparo in luoghi di facile difesa, e gli altri furono arrestati nell’inseguimento.

Yvon_Bataille_de_Solferino 2 (Miniatura 219x114 px)Il ripiegamento austriaco avviene perciò in buon ordine. Bosco Scuro presso Cavriana e Guidizzolo verranno abbandonate dall’esercito imperiale solo a tarda sera.
Nel frattempo i combattimenti erano proseguiti con alterne fortune nel settore dell’esercito piemontese.

Gli scontri più accesi si erano verificati a Madonna della Scoperta e a San Martino, dove il villaggio e diverse cascine, tra le quali la Contracania, erano stati più volte conquistati con furiosi assalti, al prezzo di perdite rilevantissime, e successivamente persi dalle truppe sarde. Nonostante la superiorità numerica, i piemontesi pagavano una forte carenza nel coordinamento dei comandi, che li portava a compiere attacchi disordinati, spesso mandando all’assalto solo singoli reparti contro un nemico che rimaneva invece compatto nelle sue posizioni.
Alle 15 Vittorio Emanuele II in persona ordina l’assalto a San Martino, disponendo che i soldati abbandonino gli zaini prima dell’attacco. Un provvedimento davvero fuori dagli schemi per l’epoca, che suscita un certo imbarazzo tra gli ufficiali. Alle 17 la tempesta ferma i combattimenti, che riprendono verso le 19. Nel frattempo al tenente maresciallo Benedek era giunta la notizia della caduta di Solferino, unitamente a pressanti richieste di rinforzi per quel settore. Un ultimo attacco piemontese, sferrato verso le 20, porta alla conquista della collina ed il successivo contrattacco austriaco viene respinto. L’armata sarda era inoltre riuscita ad avanzare dal settore di Madonna della Scoperta ed aveva conquistato Pozzolengo. Ciò induce Benedek a ordinare la definitiva ritirata.
Le perdite di entrambi gli schieramenti sono impressionanti: in molti reparti manca all’appello un quarto degli effettivi.


Immagine nella pagina:
A. Yvon, Battaglia di Solferino (particolare)

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Aprile-Settembre 2009 (Numero 13)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
La Rana Giornale umoristico popolare illustrato, 1 giugno 1866
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