Solferino e San Martino

Cronaca di una battaglia

di Augusto Battaglini

I bollettini riportano, complessivamente, più di 7.600 morti e circa 19.500 feriti, ma è lecito ritenere che siano stati assai di più. Secondo studi logico-statistici effettuati dalla Croce Rossa, una stima attendibile delle perdite subite dai contendenti vedrebbe raddoppiato il numero ufficiale dei caduti e dei feriti.

Yvon_Bataille_de_Solferino 3 (Miniatura 219x103 px)La scena che si presenta ai primi soccorritori è agghiacciante. Questa la testimonianza di Pier Carlo Boggio, deputato, professore e giornalista giunto sul luogo della battaglia da Brescia: Qua e là erano feriti addossati a qualche albero in attesa del carro che li trasportasse, morti giacenti bocconi al suolo, alberi scavezzati dalle palle, case crivellate e fumanti, prati e campi pesti e solcati in tutti i sensi, piante recise, viti strappate, pali spezzati, e tutto intorno il terreno coperto di fucili, di sciabole, di scakò (o shakò - copricapo militare, n.d.r.), di zaini, di cravatte. A misura procedevano oltre, più frequenti i cadaveri, più sensibili gli orrori della battaglia e, in breve avvicinandoci il percorso cammino alle alture, sulle quali sorge Solferino, lo spettacolo che ci si parò innanzi eccedette quanto la più sfrenata immaginazione potesse creare. La strada, i campi che la fiancheggiavano lateralmente coperti di morti, per modo che assai volte dovemmo arrestare i cavalli, e scendere a rimuovere i giacenti per non passare sul loro corpo: innumerevoli le armi abbandonate sul terreno, le baionette sozze di sangue ed attorcigliate; i fucili in gran parte spezzati al calcio: il che tutto dimostrava la vista delle immani ferite; e il deforme aspetto del più gran numero di cadaveri. (Tratto da: La battaglia di Solferino e descrizione del campo dopo il combattimento, Roma, 1859).

Il bagno di sangue lascia sgomento anche Francesco Giuseppe, che scriverà alla moglie Meglio perdere una provincia e non rivedere mai più una simile carneficina.
I nuovi cannoni rigati dell’artiglieria di Napoleone III hanno fatto strage di austriaci, ma gli attacchi frontali condotti dall’esercito franco-piemontese sono stati pagati a carissimo prezzo. Nella conquista di Solferino è stato impiegato il reggimento dei Bersaglieri Algerini (chiamati Turcos per le loro uniformi orientaleggianti), primo esempio in Europa, in questa guerra, di massiccio utilizzo di truppe coloniali da parte dei francesi. Nel rapporto del Quartier Generale austriaco vengono elogiati il reggimento di fanteria Wernhardt, costituito da Italiani provenienti per lo più dal Veneto, nonché il reggimento di Ussari Re di Prussia, distintosi nella carica diretta a respingere l’assalto dei Bersaglieri Algerini.

Anche l’esercito piemontese si è battuto con gran valore, ma passata l’euforia iniziale i comandanti verranno aspramente criticati per non essere stati in grado di sopraffare il contingente austriaco di Benedek, notevolmente inferiore di numero. Pure Napoleone III non risparmierà velenose accuse di incapacità agli alleati.
La battaglia di Solferino segna la fine della II Guerra d’Indipendenza ed il Regno di Sardegna consegue, al di là delle gravi perdite, una trionfale vittoria sul campo. Ma sul piano politico si tramuterà in una mezza sconfitta: di lì a poco, infatti, Napoleone III firmerà l’armistizio di Villafranca con Francesco Giuseppe, escludendo Vittorio Emanuele II dalle trattative e lasciando il Veneto all’Austria. Lo stesso Vittorio Emanuele II sottoscriverà successivamente i termini dell’armistizio, limitandosi ad apporre la riserva per quanto mi concerne, fatto che porterà alle dimissioni dal governo da parte dell’amareggiato Conte di Cavour, che aveva riposto proprio in Napoleone III le speranze di veder liberata l’Italia dall’Austria.


Immagine nella pagina:
A. Yvon, Battaglia di Solferino (particolare)

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Aprile-Settembre 2009 (Numero 13)

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La Rana Giornale umoristico popolare illustrato, 1 giugno 1866
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