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Una vita al massimo

Vita e avventure di Carlo Camillo di Rudio

di Andrea Olmo

Il conte Carlo Camillo di Rudio, nobile bellunese, anarchico e patriota Risorgimentale, è conosciuto dai più per la partecipazione, al fianco di Felice Orsini, all’attentato a Napoleone III nel 1858 (v. Jourdelò n°4, apr-set 2006, p.33) e per la successiva clamorosa e rocambolesca fuga dalla Caienna. Ma la storia della sua vita riserva numerose altre sorprese e avventure, degne di un romanzo d’appendice.
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Carlo Camillo nacque il 26 agosto 1832 a Belluno dal Conte Ercole Placido, discendente dall’antica famiglia nobiliare degli Aquila di Rudio nonché noto liberale e Carbonaro, e da Elisabetta de Domini, figlia del Governatore austriaco di Belluno da cui fu diseredata per aver sposato Ercole. Avviato nel 1847 alla carriera militare insieme al fratello maggiore Achille presso il Collegio di San Luca a Milano, nel 1848, appena sedicenne, fu coinvolto nelle Cinque Giornate uccidendo un soldato croato che aveva aggredito due donne. Per punizione fu trasferito al Collegio Militare di Graz, ma fuggì e rientrò in segreto a Belluno.
Partecipò, quindi, alla difesa di Venezia contro gli austriaci inquadrato nei Cacciatori delle Alpi di Pier Fortunato Calvi. Qui purtroppo perse il fratello Achille in seguito al colera, che durante l’assedio imperversava nella città di San Marco.
Arrestato dagli austro-ungarici riuscì a fuggire a Roma dove, nel 1849, partecipò alla difesa della Repubblica Romana. Caduta l’Urbe Eterna sotto i colpi delle armi francesi del Generale Oudinot, fuggì in Francia dove, nel dicembre 1851, fu tra gli oppositori al colpo di stato del futuro Napoleone III. Nel 1852 aderì alla Giovine Italia di Mazzini.

Dopo aver preso parte ad una insurrezione mazziniana in Cadore, riparò a Genova da dove si imbarcò per l’America. La nave però naufragò sulle coste spagnole e da qui il di Rudio peregrinò in Francia, Svizzera, Varese e in Piemonte per approdare infine, nel 1855, in Gran Bretagna dove lavorò come giardiniere presso Luigi Pinciani, un filantropo amico di Mazzini e di Victor Hugo. Qui conobbe e sposò Eliza Booth, sua compagna per la vita.

Nel 1858, dopo alcuni anni di tranquillità, ritornò in azione. Recatosi in Francia sotto le mentite spoglie di un birraio portoghese col falso nome di Da Silva, partecipò all’attentato di Felice Orsini contro Napoleone III. Arrestato e condannato a morte, la sua pena fu commutata nella deportazione a vita alla Caienna.
Anche nella terribile colonia penale sud-americana la vita di Carlo di Rudio trascorse tra difficoltà di ogni genere, dovute anche al fatto che sia le guardie che i carcerati francesi avevano scarse simpatie per colui che aveva attentato alla vita del loro Imperatore!

Dopo un primo fallito tentativo di fuga in canoa, di Rudio riuscì ad evadere insieme ad altri dodici galeotti, catturando un peschereccio e riparando nella Guyana Britannica e da qui in Inghilterra. Pare, tra l’altro, che la sua incredibile fuga, la prima mai riuscita dall’Isola del Diavolo, abbia ispirato il soggetto del libro da cui è tratto il noto film Papillon (1973), con Steve McQueen e Dustin Hoffmann.


Immagine nella pagina:
Fotografia di Carlo Camillo di Rudio
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Ottobre-Dicembre 2009 (Numero 14)

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