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Il salotto di Nonna SperanzaIda Pfeiffer

Una casalinga viennese in giro per il mondo

di Marinette Pendola

Nonostante la modestia che la contraddistingue, viene considerata dai contemporanei come una delle più grandi esploratrici, tanto da essere accolta come membro dalle società geografiche di Berlino e Parigi. Ciò che rende particolarmente attraente la lettura dei suoi viaggi non è soltanto il racconto delle sue avventure a volte pericolose per una donna che affronta da sola percorsi fra popolazioni sconosciute o foreste impenetrabili. In ogni venda e in ogni fazienda ci si stupiva sempre eccessivamente di vedere arrivare una donna sola con il suo domestico, scrive. Parte del piacere della lettura è dato anche dalla qualità della sua scrittura. Lei stessa umilmente avverte il lettore: so solo raccontare senz’arte e senza ornamenti ciò che mi è successo, ciò che ho visto. È proprio la semplicità insieme alla capacità di cogliere l’essenziale a rendere coinvolgente il racconto dei suoi viaggi.

Noi la seguiremo per una parte del suo primo giro del mondo.
Il 1° maggio 1846 Ida lascia Vienna in direzione di Amburgo con l’obiettivo d’imbarcarsi per il Brasile, ma con il segreto proposito di fare il giro del mondo. Il 28 giugno inizia il suo viaggio su un veliero, un viaggio dunque in completa balia del vento che li porta in mare aperto solo sette giorni dopo.
Il passaggio dell’equatore avviene il 29 agosto fra l’entusiasmo dei pochi passeggeri. Ci stringemmo calorosamente le mani e ci complimentammo a vicenda come se avessimo compiuto un atto eroico, scrive Ida.
Cominciano a manifestarsi i timori per ciò che li aspetta nell’emisfero sud.

17_ida01Ognuno aveva sentito raccontare cose spaventose e le comunicava agli altri. Ma restammo in buona salute; nessun marinaio cadde sfinito; la nave non bruciò e i viveri non si guastarono: rimasero cattivi come prima.
Il 16 settembre nel primo pomeriggio la nave entra finalmente nel porto di Rio de Janeiro. A parte la bellezza del paesaggio con la vegetazione lussureggiante, nulla sembra entusiasmare la viaggiatrice. Le case – scrive – sono costruite all’europea, ma sono piccole e mediocri; per lo più hanno un pianterreno e un primo piano, raramente un secondo. La città intera non ha nulla di notevole da offrire agli stranieri. Persino il palazzo dell’imperatore Pedro II è una costruzione molto comune, senza nessuna pretesa di gusto.

Nemmeno la vita sociale appare particolarmente interessante. Gli usi locali – nota – sembrano discostarsi poco da quelli europei, poiché i brasiliani non sono altro che europei trapiantati in America. L’unica loro specificità rispetto agli europei è una sete d’oro che volge alla frenesia. Tuttavia un elemento contraddistingue la società brasiliana: la presenza di schiavi neri su cui Ida si sofferma. I neri sono quattro volte più numerosi dei bianchi, osserva. Tuttavia non si trova da nessuna parte un mercato degli schiavi. Anzi, la legge vieta che ne siano introdotti. Eppure Ida assiste allo sbarco di seicento schiavi nel porto di Santos. Quella nave gettò l’ancora all’estremità della baia. Siccome c’era un bellissimo chiaro di luna, vedemmo piccoli canotti carichi di negri avvicinarsi alla costa. Un ufficiale venne a visitare la nave ma la lasciò presto e lo sbarco degli schiavi continuò tutta la notte.
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Ottobre-Dicembre 2010 (Numero 17)

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