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Il salotto di Nonna SperanzaIda Pfeiffer

Una casalinga viennese in giro per il mondo

di Marinette Pendola

Il 9 dicembre 1846, Ida parte da Rio per un viaggio che la porterà nell’Oceano Pacifico. La navigazione interrotta spesso dalle tempeste procede lungo la costa. Ma il 27 gennaio, il capitano si accorge di aver superato lo stretto di Magellano e che dovrà passare da Capo Horn. L’arrivo a Valparaiso avviene il 2 marzo 1847. Dopo due settimane nella città cilena, il viaggio riprende su una nave olandese che, dopo 39 giorni, entra nel porto di Papeete a Tahiti. Il percorso della viaggiatrice proseguirà poi verso la Cina e, attraverso l’India, la Persia, la Turchia e la Grecia si concluderà a Vienna nel 1848.

Ogni tappa è ripercorsa dalla scrittura meticolosa di Ida che non tralascia nessun dettaglio, dal cibo alla cura delle malattie più banali del viaggiatore, dall’abbigliamento alla descrizione di luoghi, costumi locali, modi di vivere. Insieme a lei ci immergiamo totalmente nella realtà dei viaggi ottocenteschi. Tanti sono gli episodi di questo suo primo viaggio intorno al mondo che ci incuriosiscono ed è impossibile trascriverli tutti. Uno però merita una certa attenzione: un ballo dato a Tahiti dagli ufficiali francesi in onore del re Luigi Filippo, con cui concluderò.

Fiore (Miniatura 219x270 px)Nulla mi parve più divertente di questo ballo – racconta Ida. Vi si vedevano i contrasti più evidenti fra l’arte e la natura, una francese elegante accanto a un’india color bronzo, un ufficiale di stato maggiore in alta uniforme accanto a un isolano mezzo nudo. Molti indigeni indossavano, è vero, larghi pantaloni bianchi ma altri non avevano altro abito che un pareo e una corta camicia. A quel ballo vidi la regina Pomaré per la prima volta.(…) Indossava un abito di raso azzurro guarnito da una doppia fila di merletto nero. Aveva alle orecchie grandi fiori di gelsomino e in testa una ghirlanda di fiori. Teneva in mano con molta eleganza un fazzoletto di batista ricamato e ornato di grandi pizzi. Per quella sera aveva imprigionato i piedi in calze e scarpe, poiché di solito sta scalza. (…) Le dame di compagnia della regina indossavano tutte abiti di mussola bianca. Con mia grande sorpresa, trovai i loro modi e il loro portamento molto appropriati. Tre di quelle dame danzarono perfino la quadriglia francese con gli ufficiali senza sbagliare una sola figura. Soltanto temevo sempre per i loro piedi, poiché, ad eccezione della coppia reale, nessuno indossava calze e scarpe.
Fine.
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Ottobre-Dicembre 2010 (Numero 17)

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