La decorazione del Teatro Comunale di Bologna

Appunti sulla storia dell'arte a Bologna intorno al 1860

di Chiara Albonico

19_comunale03 Nonostante questa sconfitta Muzzi rimase, nel panorama artistico cittadino del secondo Ottocento, una figura di riferimento e degna di considerazione, anche se le cose stavano finalmente cambiando. Con il 1860 riaprì i battenti un’Accademia di Belle Arti profondamente rinnovata, nella quale erano stati sollevati dall’incarico gli insegnanti e i dirigenti che sapevano troppo d’ancien régime. Parallelamente nel 1860-61 fu dato di nuovo incarico ad altri tre pittori, Luigi Busi, Luigi Samoggia e Silvio Faccioli, ancora una volta un figurista (Busi) e due ornatisti (Samoggia e Faccioli), di cancellare e rifare la stessa decorazione del plafond del Teatro Comunale: la terza in poco più di trent’anni.

Busi e Samoggia facevano parte di una nuova generazione. I giovani pittori bolognesi scalpitavano, avevano sentore di ciò che accadeva fuori dalle mura di una città ripiegata su se stessa dal punto di vista artistico e guardavano alle nuove esperienze dei Macchiaioli. Fra i nomi nuovi nel panorama artistico bolognese Luigi Busi spiccava per talento e determinazione e si impose presto per le sue idee decisamente innovative in fatto di arte, idee che non mancarono di lasciare più che perplessi i maestri delle vecchie generazioni: mandato a Roma a studiare, rimandò a casa non copie di Raffaello - pulito, ordinato, senza scossoni, classico - ma di Vélasquez, spagnolo, veloce, ironico nei ritratti, eccellente colorista senza disegno. Per capirci basta fare un salto nella chiesa dei Santi Vitale e Agricola in strada Maggiore. La pala dell’altare maggiore è di mano di Busi: l’impostazione sbilanciata della scena, la ricerca degli effetti di luce, la tavolozza essenziale e squillante rendono bene l’idea della ricerca che stava svolgendo, avvicinandosi sempre di più, per noi che ora ne conosciamo le implicazioni, ai tagli delle immagini possibili con le istantanee fotografiche. Busi è un pittore poco noto. Ha subito lo stesso destino degli altri pittori dell’Ottocento bolognese, eppure, nascoste ai più, ha lasciato opere di una bellezza straordinaria. Oltre che innovativo pittore Busi fu un ottimo disegnatore: ci rimangono, per rimanere nell’ambito della decorazione del teatro, alcuni disegni e bozzetti rappresentanti le allegorie delle Arti, opere che aspettano ancora di essere valorizzate come meritano. In attesa di uno studio approfondito, ve le presento in questa sede perché, ad anni di distanza dalla mostra in occasione della quale furono esposti al pubblico, possano essere visti di nuovo.

Ma il teatro non aveva finito di scontare le sue pene. Il 28 novembre 1931 un incendio ne distrusse una parte e, con essa, bruciò il sipario dipinto e si rovinarono anche le decorazioni di Busi e Samoggia, delle quali ora rimangono poco più che le ombre dello splendore che fu.



Immagine nella pagina:
L. Busi, Allegoria, bozzetto

Fine.
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Novembre 2011 (Numero 19)

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Effetto ottico in stile operetta: la dama è sullo sfondo. Anonimo

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