Incursioni temporaliOratorio di S. Cecilia

di Silva Stagni

Se si vuol dare un’ipotetica collocazione cronologica agli eventi ci si può collegare alla figura storica del papa S. Urbano per parlare degli anni che vanno dal 222 al 230, ai quali ci riportano anche gli abiti degli affreschi. In questi ultimi non sono invece presenti segni iconografici che possano collegare S. Cecilia a quella musica, di cui essa è oggi considerata protettrice. Ciò risale probabilmente ad una interpretazione più tarda della leggenda, in cui si parla di una Cecilia che dialoga con Dio cantandone le lodi.

Tutto questo evidentemente non faceva ancora parte del patrimonio iconografico cui si ispirano gli autori degli affreschi commissionati dai Bentivoglio, tra i quali citiamo F. Francia, il Costa e soprattutto Amico Aspertini.



Altri affreschi, sempre del sec. XVI ma posteriori rispetto a quello più famoso sopra citato, sono presenti in quella parte della chiesa che è passaggio d’ingresso al convento. Sono attribuiti in parte agli stessi Aspertini e Francia, in parte ad altri pittori meno noti dell’area bolognese (F. Cavazzoni, T. Passerotti, C. Baglioni). In età barocca fu decorato il muro attorno al presbiterio e alla pala d’altare, si dice coprendo affreschi del Francia. Le decorazioni furono coperte intorno alla metà del secolo XX. Attualmente la pala d’altare è un affresco del Francia, appartenente alla Pinacoteca nazionale di Bologna, alla quale a sua volta è stato recentemente trasferito un affresco di Giovanni Ottonello, prima collocato all’esterno dell’Oratorio.



Immagine nella pagina:
Francesco Francia, Sepoltura di Santa Cecilia (particolare), 1505-1506, Oratorio di Santa Cecilia, Bologna

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Novembre 2011 (Numero 19)

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Effetto ottico in stile operetta: la dama è sullo sfondo. Anonimo

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