Una fama lunga un secolo

Turisti e visitatori ottocenteschi in Certosa

di Roberto Martorelli

Certosa 1 (Miniatura 404x485 px)Gli studi recenti dedicati al complesso monumentale della Certosa hanno svelato una inedita e per certi versi inaspettata fama internazionale del cimitero bolognese, fondato nel 1801 attraverso il riuso delle strutture dell’omonimo monastero fondato nel 1334. Stendhal, Byron, Mommsen e Pascoli tra i tanti ci hanno lasciato traccia scritta della loro passeggiata, e pontefici e regnanti non mancarono di visitarla in diverse occasioni.

Il camposanto felsineo anticipò di tre anni l’Editto napoleonico di Saint-Cloud, rendendolo di fatto il primo cimitero moderno d’Europa: questo però non giustifica l’assiduità con cui era visitato da curiosi e intellettuali nel corso dell’Ottocento. Certamente un punto a suo favore derivò dall’essere stato per decenni l’unico complesso di grandi dimensioni di tal genere, in quanto gli altrettanto celebri cimiteri di Genova, Milano o Roma furono inaugurati anche sessanta anni dopo il nostro.

Molti altri sono gli aspetti storico artistici che rendevano la Certosa un unicum, e appare ormai certo che fu determinante il contributo dei diversi Custodi Dimostratori, ovvero i direttori-guide turistiche che man mano accompagnarono cittadini e forestieri. Un aiuto per comprendere meglio questi aspetti ci viene per esempio da due testimonianze distanti tra loro nel tempo, ma che esprimono quanto forte fosse anche l’impatto emotivo durante la visita. Nella rivista milanese Cosmorama pittorico del 1837, l’autore scrive come sia il più grandioso campo santo di tutta Italia:
esso supera in vastità e bellezza quello antico di Pisa e il recentissimo di Brescia, ed è tale da reggere il paragone dei famosi cimiteri a monumenti della città di Parigi... Io mi ricordo ancora che il custode del cimitero, dopo avermi mostrato que’ suoi libri fatali, mi trasse fuori da un ripostiglio un teschio annerito coperto da una campana di cristallo, e me lo mostrò per il teschio del celebre pittore Guido Reni.
Dopo aver visitato questa moderna necropoli, ove riposano tante illustrazioni e tante oscurità mortali, non potei alla vista di quell’unico teschio trattenere le lagrime: io vedeva in quell’avanzo calcareo tutta una vita, e tutto un nome, e qual vita, e qual nome!

Immagine nella pagina:
Una veduta della Certosa dall'ingresso del Chiostro V, tratta dall’Albo a memoria dell’augusta presenza di Nostro Signore Pio IX in Bologna l’estate dell’anno 1857, Museo civico del Risorgimento di Bologna
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Novembre 2012 (Numero 21)

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