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Il salotto di Nonna SperanzaPiccola storia di un Gran Ballo

di Andrea Trentini

Pianoro, 27 Maggio 2006

Era la fine di Giugno 2005. Stavo andando alla libreria esoterica di Via Castiglione fantasticando sull’argomento della ricerca di cui mi stavo occupando quando, di fronte alla vecchia sede delle Scuole Aldini Valeriani, leggo un manifesto che invitava a partecipare ad uno spettacolo di danze scozzesi.
Da un lato le vecchie Aldini cariche di ricordi, dall’altro un richiamo alla Scozia, una mia grande passione; sembrava un segno del destino: dovevo andare. E così feci.

Arrivai in Piazza Capitini a Bologna, era una serata caldissima, il sole ancora alto nel cielo, la piazza semideserta, solo alcuni ambulanti stavano stancamente allestendo i loro mostrini. Attorno ad un tavolo, in fondo alla piazza, qualcuno armeggiava con dei cavi elettrici. Mentre cercavo invano di combattere la calura con una granita alla gelateria della piazza, scorgo i volantini che pubblicizzavano la serata e la società organizzatrice. Alla spicciolata compaiono delle persone in costume scozzese, principalmente signore e anche qualche uomo in kilt.

Poi improvvisamente dalla zona del tavolo sempre più ingombro di tecnologia, spuntano alcune file di sedie prontamente occupate da una folla altrettanto improvvisamente comparsa come dal nulla.


Comincia la serata, gli altoparlanti diffondono una musica invitante, persone fra il pubblico si scambiano baci e abbracci con i figuranti che stanno per esibirsi, le persone in costume invitano gli spettatori a partecipare e via che si danza. E’ meraviglioso, accattivante, il pubblico partecipa volentieri, tutto lascia intendere che non sia la prima volta e comunque che questi danzatori abbiano un discreto seguito di persone entusiaste. Una signora vicina di sedia mi affida la borsetta per andare a danzare. Un distinto signore vestito di scuro con una borsa professionale per mano si avvicina al tavolo della musica, si toglie la giacca, si cambia le scarpe e si lancia nelle danze.

Speaker della serata e coordinatrice delle danze è una giovane signora in evidente stato di gravidanza. La sua figura, l’abbigliamento, l’autorevolezza mi fanno pensare ad una sacerdotessa di Avalon. A pochi passi da lei un altrettanto giovane signore in kilt soffoca la vanità che io avrei provato al suo posto, accudendo una bimba di pochi mesi. La scena è dolce, suscita tenerezza, sa di famiglia, di buono.

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