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Il Giardino delle VanitàIl Giardino delle Vanità

di Samuele Graziani

Harper’s Weekly, New York, 1857
Arabella Maria: Giusto per pensare, Giulia cara, che le nostre Madri indossavano vestiti ridicoli come questo!
Entrambe: Ha! Ha! Ha! Ha!


Torniamo ai costumi da dama e alle loro dimensioni che durante tutto il secolo fluttuano verso l’uno o l’altro estremo, qui li vediamo rappresentati entrambi. Le due giovani vittoriane ridono della moda di inizio secolo, i cinquant’anni che separano queste diverse generazioni vedono un vero e proprio scontro sociale e le due mode vengono messe sui due piatti di una bilancia. Da un lato gonne ampissime, dall’altro gonne strette; da un lato vestiti ricchi di strati e strati di stoffe colorate, velluti e pizzi, dall’altro abiti con sottili veli quasi trasparenti; da un lato mantelline con chiusure e fiocchi che arrivano quasi a coprire il mento, dall’altro scollature generosissime; da un lato vestiti con lo strascico che toccano il suolo, dall’altro caviglie scoperte.

La cosa curiosa è che il taglio satirico che si trova in moltissime vignette non è tanto quello di mostrare l’enorme differenza tra le due mode, ma di presentare quella di inizio secolo come una moda ridicola agli occhi delle giovani di metà secolo.

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