Ovviamente il risultato fu pessimo ed il morale, soprattutto degli investitori, si smontò in fretta costringendo Field a rimandare le operazioni di un paio d’anni.
Poi finalmente arriviamo alla storia del primo cavo posato con successo.
Si inizia a lavorare nel 1856, viene costituita la società che farà il lavoro e gestirà il cavo. Il maggior contribuente è la Gran Bretagna che si impegna inoltre a garantire un frequente utilizzo del cavo con conseguenti proventi per gli anni a venire per i gestori, in cambio ottiene la priorità delle proprie comunicazioni sulle altre. La compagnia è anglo-americana, ovviamente il cavo interessa ad entrambi i lati che congiunge, ma la parte amministrativa è in Gran Bretagna, essendo il suo fondatore e ideatore inglese. Le due estremità del cavo sono entrambe su terreno britannico, però anche l’America assicura alti investimenti e finanziamenti. Oltre ai finanziamenti pubblici ci sono, e non sono assolutamente trascurabili, investimenti di privati, e questo fa capire di quanto l’opinione pubblica vada interessata alla cosa. Si tratta di pubblicità! Un'altra cosa che si evince facilmente dai documenti d’epoca è la grande aspettativa da parte degli investitori che si aspettano molti guadagni, ed effettivamente le promesse della Gran Bretagna li fanno presagire.
La realizzazione del cavo inizia nel 1856 in Inghilterra, il cavo sarà posato da due navi, che nella primavera 1857 iniziano a caricare a bordo il cavo.
Le difficoltà tecniche sono notevoli. Prima di tutto la distanza da coprire è enorme, il cavo è lunghissimo e si poserà sul fondo del mare incontrando vere e proprie catene montuose: c’è un problema oggettivo di come stivarlo. Si decide che le due navi porteranno metà cavo ciascuna, partiranno dal mezzo dell’oceano e proseguiranno una in una direzione l’altra nella direzione stendendo i due estremi opposti del cavo. Vengono definiti il punto di partenza e la rotta che ciascuna delle due navi seguirà, con grande cura nei calcoli.
Il cavo è composto da sette fili elettrici di rame accoppiati, protetti esteriormente da tre mantelli di guttaperca, una sostanza gommo-resinosa prodotta da un albero dell’arcipelago indiano che a differenza del caucciù non è elastica, sebbene sia molto flessibile. Più esternamente ci sono sei strati di cotone e per finire un ulteriore mantello metallico che lo rendono di un diametro totale di undici sedicesimi di pollice (misura curiosa, che tradotta diventa meno di due centimetri… un po’ pochino… se si pensa che deve attraversare l’oceano). La sua flessibilità è tale per cui può essere comodamente arrotolato al braccio e se sospeso in verticale nell’acqua può sopportare il peso di sei miglia della sua lunghezza prima di rompersi.