Login

Iscriviti a Jourdeló

L’area di Palazzo Ghisilardi nel Medioevo

Tratto da Palazzo Ghisilardi, Edisaisrl editore

di Giancarlo Benevolo

I restauri che furono effettuati al Palazzo Ghisilardi quando divenne sede del Museo Civico Medievale (1985) restituirono all’edificio il suo aspetto tardo quattrocentesco e permisero di portare alla luce tra le sue strutture, dai sotterranei all’alzato, non solo la torre, ma anche altri significativi resti stradali e murari di età romana e alto medievale.
La gran parte della selenite romana, utilizzata come materiale di rimpiego nelle strutture del palazzo, e anche negli edifici adiacenti, è appartenuta ai resti di un’altra imponente fortificazione, realizzata in forma di vero e proprio castello. Si tratta della cosiddetta rocca imperiale, che, sede dei rappresentanti dell’impero almeno agli inizi del XII secolo, fu costruita in questo angolo nord occidentale delle mura alto medievali utilizzando i materiali preesistenti e sfruttando quel rialzo del terreno che sarebbe derivato dal degrado del tempio romano, innalzato in origine su un alto podio artificiale a terrazze. La fortificazione, che sorse vicino al vescovado, trabordò dal perimetro delle mura sia verso l’odierna via Manzoni (nord), sia verso via dei Gessi oltre via Porta di Castello (ovest), mentre trovò quali confini dentro l’isolato rispettivamente il muro di selenite che segna il limite orientale di Palazzo Ghisilardi (est), dove ancora passava uno stradello prima della costruzione di palazzo Fava (1580) e via Montegrappa (sud), dove il Palazzo Castelli ora Stella (Credito Italiano) comprende un arco in continuità con la porta di accesso, che rimaneva esterna alle mura urbane e orientata verso la Porta Stiera. Quale sia stata l’articolazione interna del circuito difensivo non è possibile stabilirlo con certezza, data anche la difficoltà di conoscere la presenza di resti murari dentro gli edifici ora esistenti nell’area. Le muraglie in selenite che definiscono i comparti edificati del Palazzo Ghisilardi (sala 5 del Museo) proverebbero le argomentazioni che individuano all’interno della fortificazione la presenza di un palatium o quanto meno di una robusta costruzione che dovette impostarsi grosso modo nell’angolo delle mura urbane alto medievale e tra queste e il nuovo limite demarcato dalla sporgenza delle mura castellane sulla via Manzoni.
Poche sono le testimonianze e le fonti documentarie nel lungo periodo tra la controversa datazione delle mura di selenite e la comparsa del castello, di cui tra l’altro si ignora il momento preciso di costruzione. Tuttavia rimane evidente che il posizionamento della fortificazione imperiale fu un fatto strategico, perché andò a ricadere nel luogo che era stato un punto di riferimento religioso eminente in età romana e un caposaldo difensivo angolare delle mura alto medievale.
Vero è che, uscendo dalle interpretazioni dei resti manufatti e dalle ipotesi, un solo avvenimento è noto: nel 1115, alla morte di Matilde di Canossa, il castello imperiale fu distrutto dai Bolognesi, ormai decisi ad affermare l’autonomia comunale contro l’impero e a trovare proprie sedi rappresentative distinte anche dall’episcopato. Fu in questo quadro, durante il quale si manifestarono le prime forme di autogoverno da parte dei cives, che la zona perse definitivamente il ruolo che in qualche modo aveva avuto nei secoli scorsi.
L’aumento della popolazione provocò l’allargamento della città tra la metà dell’XI secolo e i primi decenni del Duecento e di conseguenza portò l’incremento edilizio e la riurbanizzazione della città abbandonata che crearono le condizioni per tracciare il secondo circuito difensivo cittadino già nell’XI secolo ed il terzo nel 1226. Inoltre fu significativa la decisione del comune di abbattere definitivamente le mura di selenite, considerate ormai inutili e d’intralcio alle nuove pianificazioni (1210-1211).
Proprio il forte incremento demografico e l’ascesa politica della società comunale nel XII secolo inducono a ritenere possibile che la rioccupazione del guasto sia avvenuta immediatamente, non solo per la generale richiesta di terreni edificabili, ma anche per il prestigio di prendere possesso di un’area centrale, rialzata, che era stata preclusa alla comunità dal potere imperiale. Ciò è anche confermato dalla presenza di torri gentilizie, che, sebbene accertabili solo nel Due-Trecento, sappiamo innalzate a scopo difensivo militare da famiglie potenti e dalle loro consorterie, nel centro cittadino e lungo le mura di selenite.


Immagine nella pagina:
Cortile di Palazzo Ghisilardi, Bologna

Pagina:
Precedente 1 | 2 Successiva

Maggio 2016 (Numero 26)

© 2005 - 2019 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento
Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Daniela Bottoni