Che Quarantotto!

Bologna nel Risorgimento

di Lorenzo Nannetti

Pio IX, appena ne viene a conoscenza, è infuriato. La situazione è davvero difficile: da settimane i suoi contatti in Austria e Germania gli hanno riportato le forti critiche dei vescovi cattolici locali, ormai pronti allo scisma religioso. Il governo austriaco è convinto che il clero fosse direttamente alla guida di molte rivolte, in primis quella di Milano, tanto che ai soldati austriaci era stato vietato di confessarsi presso preti italiani (ordine del 15 marzo 1848). Da molte città d’Italia i volontari che partono indossano davvero la croce rossa sulle giacche, ma ancora di più sono quelli che indossano una croce tricolore. Si fanno chiamare crociati e gridano viva Pio IX. L’autorità del Vaticano su parte della Chiesa Cattolica rischia di essere compromessa per sempre.

Tra Bologna e il Po Durando ancora aspetta, vuole un’autorizzazione ufficiale per non essere considerato un disertore: ci pensa il Principe Aldobrandini, Ministro della Guerra, che il 18 aprile gli dice che è autorizzato a fare qualsiasi cosa sia necessaria per il benessere e la tranquillità del Papato. Il generale la prende come implicita autorizzazione ad entrare in territorio austriaco e il 22 aprile attraversa il Po con le sue truppe. È guerra.
O forse no. Il 29 aprile 1848 Pio IX pubblica la sua famosa Allocuzione, rivolta a tutti i Cattolici. È una spiegazione della sua politica fino a quel momento, sperando di far comprendere appieno il suo pensiero: di come rimanga il Papa di tutti, Italiani e Austriaci, di come non possa dichiarare guerra all’Austria ma questo non significhi che sia insensibile alle istanze patriottiche. Quest’ultima parte, che punta a rassicurare i suoi sudditi italiani, fallisce però completamente nello scopo. Per giorni in tutta Italia si discute circa il suo significato, ma la reazione generale può essere riassunta in una sola parola: Tradimento!



Per i Bolognesi la situazione è particolarmente preoccupante: che fine faranno i nostri volontari che sono partiti? Il Papa ha disconosciuto l’azione di Durando e Ferrari, invitando tutti a tornare: chi rimane con loro (saranno la maggior parte) rischia di essere passato per le armi dagli Austriaci se catturato! In realtà un accordo con Re Carlo Alberto darà loro una nuova legittimità, ma la situazione non è molto chiara lontano dal fronte, le notizie giungono in ritardo e sono confuse anche dopo mesi, come testimonia una lettera del 29 giugno 1848 della nobildonna bolognese Augusta Tanari al fratello Luigi, sottotenente dell’esercito sabaudo: Mammà è furiosa (…). Il Papa dicesi abbia fatto un editto contro la guerra. Che abbia ancora richiamato i nostri due battaglioni. Come faranno se è vero? Il loro onore li tiene la' dovranno essi divenire ribelli, o fare una ritirata in faccia al nemico?


Immagine nella pagina
G. Induno, La battaglia di Magenta, 1861, Museo del Risorgimento di Milano (particolare)

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Maggio 2019 (Numero 29)

Anonimo, Li 8 agosto 1848. La cacciata dei tedeschi da Porta Galliera dal Popolo Bolognese, 1848, Museo civico del Risorgimento di Bologna
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