Che Quarantotto!

Bologna nel Risorgimento

di Lorenzo Nannetti

A Bologna invece la guerra ancora non arriva: fa parte dello Stato Pontificio, che dopo l’Allocuzione è rimasto uno stato neutrale ed è quindi tutelata: per questo la città rimane una zona secondaria rispetto ad altre grandi vicende. Intanto il 10 giugno (quindi perfino prima della lettera di Augusta!) Durando si è dovuto arrendere agli Austriaci a Vicenza: i volontari sono stati risparmiati ma a condizione di tornare a casa in pace. Molti in realtà, tra cui parecchi Bolognesi, non lo faranno e andranno a combattere altrove.

Nel frattempo gli Austriaci possono rivolgere sempre più tempo e forze contro gli insorti. Il Feldmaresciallo Welden riceve da Radetzky il compito di ridurre il flusso di volontari che anche ora continuano a giungere a Venezia dagli Stati Pontifici. Per farlo, il modo migliore è occupare la città che funge da principale crocevia di tali spostamenti: Bologna. Le cronache bolognesi parleranno di un intero esercito, ma in realtà quello che viene inviato è solo un piccolo contingente: una brigata di 4.192 uomini e sei cannoni, sotto il comando del Colonnello Gerstner, che incontra una determinata resistenza popolare e l’8 agosto, dopo uno scontro alla Montagnola, è costretta a ritirarsi. Non solo: l’attacco a Bologna è di fatto una violazione della neutralità pontificia e si crea una forte condanna internazionale: Radetzky fa richiamare le truppe oltre confine e addirittura dichiara di non aver mai autorizzato l’azione. Welden stesso sarà richiamato in patria a settembre per altro incarico. Per i Bolognesi è un trionfo memorabile.

Sull’onda del successo si decide di tagliare i ponti con il governo pontificio: il Papa in fondo non rappresenta più i patrioti! Eppure, gran parte dell’entusiasmo è mal riposto: i Piemontesi sono stati sconfitti pesantemente a Custoza tra il 22 e il 27 luglio e proprio il 9 agosto Carlo Alberto firma l’armistizio di Salasco che mette fine alla guerra del 1848. Perché dunque tanto entusiasmo? Oltre all’euforia della vittoria, in realtà il fallimento della guerra regia costituisce motivo di speranza per tutti i repubblicani: ora è il momento delle rivolte popolari! Si ricevono anche attestati di stima da varie parti d’Italia. Non mancano però i punti dolenti: sempre Augusta Tanari riporta la paura che il popolino possa esagerare, mentre il cronista Enrico Bottrigari nota come per giorni si verifichino vendette e omicidi prima che le forze dell’ordine riprendano il controllo. È lo specchio dell’intero territorio pontificio. Il 15 novembre Pellegrino Rossi, amico di Pio IX e Ministro degli Interni, della Polizia e delle Finanze (di fatto, a capo del governo), viene assassinato a Roma: il Pontefice, amareggiato e convinto che la linea liberale abbia provocato solo danni e tragedie, spaventato fugge a Gaeta. Nel vuoto di potere lasciato si insedierà una Assemblea Costituente votata in tutte le regioni dello Stato Pontificio che porterà, il 9 febbraio 1849, alla proclamazione della Repubblica Romana.

Resistere è però un’illusione: lo squilibrio di forze è enorme e nulla più impedisce alle forze austriache di rivolgersi contro le città ribelli. Le prime sono quelle del Lombardo-Veneto, poi tocca a Venezia, il cui assedio durerà comunque fino ad agosto del 1849, mentre Roma verrà attaccata da un contingente francese e cadrà a luglio dello stesso anno. A rendere più lunga la resistenza, oltre al valore dei difensori, ci penserà anche un secondo tentativo piemontese che distrarrà i contingenti austriaci, ma a Radetzky questa volta basteranno cento ore di campagna militare attorno a Novara per costringere nuovamente Carlo Alberto alla resa e, questa volta, anche all'abdicazione e all'esilio.

Immagine nella pagina:
N. Angiolini, Combattimento dell’VIII agosto alla Montagnola, 1850 ca., Museo civico del Risorgimento di Bologna (particolare)

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Maggio 2019 (Numero 29)

Anonimo, Li 8 agosto 1848. La cacciata dei tedeschi da Porta Galliera dal Popolo Bolognese, 1848, Museo civico del Risorgimento di Bologna
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